Amiche in affari. Le oche buone (on Novella2000)

Il cinema americano regala una nuova pellicola ricca di spunti interessanti, pur nella sua stesura da commedia. Miguel Arteta dirige con leggerezza e maestria: “Amiche in Affari”, scritta da Sam Pitman e Adam Cole-Kelly.



La trama, dove s’intreccia la storia, è molto semplice, due amiche affiatate, seppur con due personalità diverse, decidono di fare un passo importante dando vita a un progetto imprenditoriale.

Creano e gestiscono un’azienda di bellezza, dal nome “Mia & Mel”. All’inizio gli affari vanno a gonfie vele, anche se le due amiche-socie hanno caratteri e progetti privati molti distanti tra loro, però la loro unione ha un ottimo equilibrio. Riescono a integrarsi bene l’una nell’altra collaborando con successo. Dopo un periodo favoloso, dove i risultati sono eccellenti, le cose cambiano.

La società attraversa un momento faticoso, s’indebolisce, arrivano problemi difficili da gestire, così alle due amiche-socie non resta che chiedere aiuto a una benefattrice senza scrupoli, che ha in testa solo un progetto: sottrarre loro l’azienda.

Le due amiche-socie affronteranno le loro differenze di personalità con il solo desiderio di salvare la loro amata attività. La pellicola lancia una speranza sulla solidità dell’amicizia e la capacità di guardare insieme nella stessa direzione.

Dalla pellicola emerge chiara la “sindrome dell'ape regina”. È inspiegabile, considerando la parità dei sessi, le rivincite del gentil sesso sui maschietti, quanto ancora le donne possano esprimere un sentimento di cattiveria e sfida con il loro stesso sesso. Le donne hanno la capacità di essere profondamente cattive, tanto da lasciarsi guidare dalla gelosia e dal rancore nei confronti delle altre donne. Se una donna ha successo ce n’è sicuramente un’altra che farà di tutto per oscurarla, per renderle la vita difficile fino a cercare di fregarle il posto.

Il comportamento da “ape regina” sembra essere diventato ancora più radicato da quanto l’emancipazione femminile si sta concretizzando come una realtà definita e certa. La donna “ape regina” ha un comportamento standardizzato, ovvero s’impegna, investe e combatte con sudore e sacrifici, per conquistare la cima, però una volta arrivata, anziché favorire alleanze e sostenere altre donne, gira loro la schiena entra in guerra con tutte per timore di perdere il suo posto di successo.

Così veste il ruolo della “femmina alfa” difendendo con i denti la propria posizione, cercando di eliminare potenziali concorrenti, soprattutto di sesso femminile, facendo sgambetto a tutte quelle che in qualche modo vengono vissute come potenziali rivali. È una lotta incessante dove l’attenzione deve restare sempre all’erta, mai perdere la concentrazione. La parola d’ordine per queste personalità sembra essere: vigilare sempre!

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: cosa spinge una donna a essere ostile con un’altra donna? Dopo tutte le battaglie che le donne hanno affrontato dovrebbero coalizzarsi tra di loro e non farsi la guerra?

Che si voglia o no, la cosa sgradevole che emerge, riguarda la tendenza delle donne al sessismo. Sorprese? Pensavate fosse solo un problema maschile? Ebbene no! È un dato certo: le donne sono più sessiste degli uomini, imbevute in una serie di pregiudizi che incarcerano la mente conducendole a sfidare l’altra. Bel guaio, non credete? Nel XXI secolo siamo ancora all’età della pietra per quanto riguarda la collaborazione, la dinamicità dei rapporti, la consapevolezza che è il team ad avere successo non il singolo.

Siamo oneste, una volta nella vita tutte lo abbiamo pensato, sono credenze che viaggiano tra il gentil sesso, e non solo, da sempre, così il pensiero corre veloce tirando fuori vecchie credenze che si annidano nel pregiudizio più scontato come: “una bella ragazza è stupida”, “se hai un bell'aspetto farai carriera solo per questo”. Perché siamo ancora qui? Semplicemente per non sentire il peso, spesso, del proprio fallimento. La scelta più conveniente è quella di tirare fuori le unghie cercando di combattere con tutte le forze per raggiungere l’obiettivo che si ha in mente.

Così le donne sono capaci di tutto pur di arrivare ad avere un lavoro, tenersi un lavoro, piacere ai colleghi di lavoro, piacere agli uomini, piacere in generale, per essere prese sul serio, per sentirsi attribuire un valore, più valore rispetto alla collega con cui lavora da anni fianco a fianco.

Il valore e la capacità di spiccare il volo nel successo dovrebbe rendere la donna più sicura e non considerare le altre nemiche, invece accade tutto il contrario. Le altre non sono alleate, sono potenziali nemiche da cui difendersi e prendere le distanze. In altre parole, minacciano la posizione acquisita, la meta conquistata. Così la conseguenza è semplice, le trattiamo in modo diverso, prendiamo tutte le precauzioni per difenderci tirando fuori gli artigli più affilati.

Gelosia, invidia, paura, chissà? Tutte emozioni che nascono nel momento in cui vediamo, in qualcun’altra dello stesso sesso, quello che noi non abbiamo o crediamo di non avere.

Allora perché le donne sanno essere cattive con le altre donne? Semplicemente perché tirano fuori un comportamento da “ape regina”, vogliono primeggiare, vogliono sentirsi al centro del mondo nei confronti di chi può avercela fatta prima di loro, è una lotta all’ultimo sangue dove tutto è lecito.

Sono donne che hanno un DNA da streghe cattive poiché hanno sperimentato diverse volte la discriminazione sessuale, così tendono a replicare un atteggiamento di bullismo, anche se spesso inconsapevole.

L’immagine della donna che ha la “sindrome dell’ape regina” si evidenzia da una serie di stereotipi e pregiudizi.

È convinta che le donne tra di loro non vanno d’accordo soprattutto se sono donne di potere o hanno un ruolo importante.

È determinata nell’affermare che le donne tendono a rivaleggiare e a danneggiarsi a vicenda.

Inoltre, sono emotive e viscerali, la discriminazione verso le altre si presenta solo quando arrivano ai vertici. Il conflitto che nasce tra le donne ha una natura disfunzionale, tendono ad azzuffarsi, si becchettano istericamente, sono vendicative e non risolvono i problemi anzi tendono a stimolarli. 

Raramente accade che la cattiveria è sedata dalla perseveranza della buona, è una lotta dura, faticosa, ma spesso può succedere che il pungiglione avvelenato “dell’ape regina” diventa il suo stesso nemico facendola soccombere.

Un consiglio: la gentilezza vince su tutto, non serve tirare fuori gli artigli, vivete con l’intelligenza e raggiungere ogni vostro obiettivo. Giocare una partita in maniera trasparente arricchisce non solo la persona ma anche il progetto che si desidera sviluppare, far crescere e maturare.

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