Come un eroe fragile può diventare un mito

Cercare di comprendere cosa accade all’interno dell’animo umano nel momento in cui alcuni eventi travolgono milioni di persone in un assòlo comune è cosa assai ardua. Interrogarsi su cosa spinge molte persone a vivere in maniera coinvolgente alcune esperienze o momenti di vita particolari è ancor più difficile. L’animo umano, si sa, ha le sue declinazioni tutte individuali che rendono alcuni eventi significativi fino al coinvolgimento collettivo.





Il potere del sentimento della folla ha radici antiche che richiamano non solo emozioni collettive ma anche l’identificazione su ciò che sta accadendo e su ciò che si sta vivendo. I gruppi e la loro capacità di farsi coinvolgere da alcune situazioni, persone o credenze è intenso, basta pensare al potere che hanno alcuni guru sugli individui. Scientology ne è l’esempio se vogliamo parlare di sette e seguaci.

Restando nel quotidiano andare della vita è ovvio pensare ai «seguaci della rete Social», milioni di persone che seguono freneticamente quell’influencer piuttosto che un altro. Il potere della rete è un territorio dove nascono miti che vengono puntualmente seguiti da milioni di follower.

Oltre alla rete i miti si trovano anche nella vita reale.

Basta gettare lo sguardo su ciò che accaduto ultimamente per Maradona, il pibe de oro mancato a soli 60 anni per un arresto cardiaco a poco meno di qualche settimana da un delicato intervento chirurgico alla testa. La notizia ha fatto il giro del pianeta e in pochissime ore, nonostante il difficile momento della pandemia, tutto il mondo si è unito all’abbraccio collettivo della sua perdita. Un evento corale che ha coinvolto una moltitudine di persone, strette al suo cospetto per rendere omaggio a un campione unico. Napoli ha spezzato ogni regola del distanziamento e dell’assembramento ritrovandosi allo stadio, creando dal nulla un altarino per omaggiare il campione, cantando canzoni a lui dedicate.

Per non parlare della morte di Pino Daniele, Napoli si strinse alla sua perdita ricordandolo per settimane.

Lo stesso accadde alla morte della Principessa del popolo: Lady Diana. Nessuno si sarebbe aspettato l’eco travolgente della sua perdita, tanto meno Buckingham Palace che dovette piegare la testa a così tanto clamore. La residenza dei Windsor fu inondata di fiori, candele, lettere, biglietti in omaggio alla Principessa triste, tanto che ancora oggi è considerata una donna iconica e il suo mito non ha avuto cedimenti. Il mondo intero visse la sua morte come un lutto personale, una perdita profonda e immensa. Elton John scrisse per lei una canzone indimenticabile. Milioni di biografie hanno incastonato il suo nome tra le icone indiscusse del pianeta. È stata ed è una donna indimenticabile.

Così per il nostro Albertone nazionale. Alla sua morte un’intera città si strinse a lui.

«È stato un grande dolore» - commenta il presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi - «Sordi ha interpretato i sentimenti degli italiani, soprattutto nei momenti più difficili e duri». Il presidente della Repubblica fu fra i primi a rendere omaggio alla salma dell’attore, nella camera ardente allestita al Campidoglio. A lui si unirono milioni di persone che hanno abbracciato Alberto Sordi per un’ultima volta. Il suo nome è scritto nell’Olimpo dei grandi, un Maestro a tutti gli effetti. Lo stesso possiamo dire di Gigi Proietti, appena scomparso, anche lui ha coinvolto nell’ultimo abbraccio un’intera popolazione e milioni di fans.

Perché tutto questo accade?

Le persone hanno bisogno di riferimenti, hanno la necessità di avere dei personaggi che poi diventano il proprio mito su cui identificarsi e proiettare i propri desideri, le proprie aspettative. Così quella persona scelta come riferimento diventa una parte importante di sé, viene introiettata all’interno della propria vita e vissuta come una parte fondamentale del proprio essere. Maradona per alcuni è il nutrimento e il soddisfacimento di una parte significativa della propria vita, attraverso di lui, i suoi fans si sentono eroi, campioni, vincenti.

Lo stesso si può dire di Lady Diana, molte persone si sono identificate in lei esorcizzando le loro pene, hanno trovato un soggetto con cui identificarsi e attraverso il quale sentirsi meno sole. Diana è diventata per molte donne la loro paladina, una donna tra le donne che ha fatto scelte importanti pagando un grande prezzo.

Alberto Sordi ha incarnato il borghese medio con tutte le sue incongruenze, i suoi limiti, le sue particolarità, narrando uno spaccato importante della società. Su di lui in molti hanno trovato un luogo dove riconoscersi senza censure, vergogne, difficoltà. Lo stesso vale per Gigi Proietti che ha saputo raccontare l’animo umano di là dalle censure, mettendo in luce le fragilità, le peculiarità, le distonie di molti individui e al tempo stesso ha saputo dar voce a un segmento di società che trovava in lui un rispecchiamento importante.

Riuscire a far sì che l’altro riesca a rispecchiarsi in quello che si è non è affatto semplice, richiede una grande capacità comunicativa. Attraverso la persona scelta come riferimento, l’individuo ha la possibilità di vedersi come in uno specchio. È come essere dentro una scena di espressione di rabbia o tristezza con le persone a te vicine, grazie al rispecchiamento la persona può porre attenzione a sé stessa e capire meglio che cosa sta vivendo. Attraverso l’altro ciò che l’individuo prova all’interno di sé stesso ha la possibilità di essere portato alla consapevolezza. Oltre a sentirsi visto avrà l’opportunità di modificare il modo in cui si sta esprimendo, senza aver ricevuto, pensa, giudizi o disapprovazione, ma anzi incoraggiamento ad ascoltarsi autonomamente.

Ci sono rischi nell’immedesimazione nell’altro?

Nel rapporto con l’altro e nell’immedesimazione il rischio è quello di farsi “colonizzare” dall’altro, cioè di assorbire talmente tanto le emozioni dell’altro da diventarne preda lasciando che il fiume emozionale dell’altro ci anneghi. Basta guardare quante persone sono state travolte dal dolore con la morte di Maradona. Edoardo Bennato lo ha raccontato in un post, Massimo Ranieri ha addirittura rinviato un concerto perché questo lutto non gli avrebbe permesso di essere sé stesso.

Il coinvolgersi totalmente nelle emozioni altrui spesso ci fa capire i nostri limiti e ci fa vedere quanto è distante ancora il nostro cammino esistenziale. È una modalità di vivere l’interiorità attraverso la vita dell’altro, spesso molte persone non hanno il coraggio di scendere in fondo alle proprie emozioni così si lasciano coinvolgere dal vissuto degli altri sia nel bello sia nel brutto, tutto quanto ha un nome: incontro di sé con l’altro da sé.

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