Coming out - E' un danno? (on Novella2000)

Cerchiamo di chiarirci un po' le idee: il coming out è positivo o negativo?

Nonostante si voglia essere aperti al nuovo, sotto sotto, ancora un po' di pregiudizio aleggia anche negli ambienti che apparentemente mostrano la libertà di pensiero oppure tutto si è trasformato aprendosi al nuovo?




Liberarsi dal fardello del segreto, togliersi la maschera sociale, aiuta sicuramente l’individuo a sviluppare un senso di sé positivo, altrimenti il rischio, laddove l’orientamento sessuale venga censurato, è la caduta nelle fitte maglie delle difficoltà relazionali, dello stress e addirittura la tendenza suicidaria che si propone come risoluzione definitiva alla frustrazione.

Tuttavia, la storia dei coming out vip dimostra che, in alcuni casi, non sia stato positivo, ma al contrario l’esito di questo processo di svelamento ha portato a vedersi chiudere alcuni percorsi che prima potevano essere vissuti in maniera assolutamente tranquilla.

Pensiamo a cosa è accaduto a Rupert Everett, la star inglese che si dichiarò gay sfidando Hollywood. Lui, considerato un vero e proprio sexy symbol del cinema inglese, si è piegato alle ferree regole del perbenismo americano dopo aver fatto coming out. Il suo amato pubblico, venuto a conoscenza delle sue inclinazioni sessuali, ha fatto un passo indietro così che la sua brillante carriera ha avuto una brusca frenata.

Sorpresi? Eppure, questa è la storia!

Rupert Everett, sessant’anni da poco compiuti, ha ancora lo sguardo magnetico che gli ha permesso di sedurre tutte le donne del pianeta. Ciò nonostante qualcosa ha cambiato il percorso della sua carriera stellare. Aveva Hollywood ai suoi piedi quando si dichiarò gay.

Capperi! Questa notizia pare fosse stato meglio non darla visto le vicende che si è tirata dietro.

«Una scelta inevitabile dettata» – ha raccontato in una delle tante interviste – «dall’affetto che lo legava al pubblico e dall’onestà», ma pagata con la messa al bando dall’industria del cinema.

Lo showbiz, nonostante si ponga come lo spazio mentale più aperto, ha ancora rigide visioni.

La sua carriera ha avuto una battuta d’arresto ma nonostante questo, Rupert ha continuato il suo percorso fregandosene delle difficoltà e dei tanti no che ha dovuto digerire.

La lista dei vip che hanno fatto coming out, come il bel Rupert, è assai lunga: Pedro Almodóvar, Giorgio Armani, Miguel Bosé, Marlon Brando, Michael Cunningham, Cameron Diaz, Tiziano Ferro, Jodie Foster, Leo Gullotta, Ricky Martin, Mika, Gianna Nannini, Andrea Occhipinti, Ferzan Özpetek, Kevin Spacey, insomma, chi più ne ha più ne metta, la lista sarebbe molto più lunga.

Forse il più enigmatico è stato Miguel Bosè che con i suoi 4 figli ha sempre cercato di giocare sull’ambiguità, creando un alone ancor più intrigante che non ha permesso una definizione chiara. Poi, come accade, il velo di Maya si è tolto rivelando la verità, fece così coming out nel 2013, con un’intervista sulla rivista Shangay.

Nel 2018 rompe con il suo storico compagno dichiarando senza mezzi termini: «rivendico la mia diversità: sono single, gay e padre».

La sua carriera non sembra aver avuto frenate, ha lavorato molto per la televisione spagnola tanto più la sua vita diventerà una serie TV, quindi il ballerino non ha avuto pene da aggiungere alle fatiche che la vita riserva.

Cosa ancora diversa per Alan Cumming che si è assicurato nel corso degli anni parti prestigiose all’interno dell’industria cinematografica di Hollywood, arrivando a ricoprire ruoli di particolare rilievo.

Apprezzato per la sua versatilità, Cumming ha partecipato a grandi blockbuster affrontando al tempo stesso anche prodotti di stampo più indipendente. Ha dovuto interrompere le riprese della serie TV Instinct, dopo aver dichiarato al mondo la sua omosessualità. L’attore a differenza dei suoi colleghi, Richard Chamberlain e Rupert Everett, ritiene che gli attori facciano bene a rivelare la propria omosessualità, senza temere di perdere il posto di lavoro.

Alan ha più volte dichiarato: «non è positivo vivere in una bugia, non è sano, e penso che sia davvero da irresponsabili fare certe affermazioni (…) far passare il messaggio che la persona è meno importante del lavoro è sbagliato (…) vedere uno come me, e ragionare sul fatto che si può essere aperti alla vita e al resto del mondo».

Una cosa è certa: non tutti ragionano con questa apertura e lungimiranza. Tutto sommato il meraviglioso mondo di Hollywood ha le sue ragioni che sono comprese solo da alcune menti così che se vuoi lavorare all’interno di questa meravigliosa macchina del cinema è necessario chiudersi in sé, come è successo negli anni ’50 a Rock Hudson, perché altrimenti lo star business ti schiaccia e allontana. È la legge del più forte, del macho. Quindi, viva la maschera sociale che salva l’apparenza.

La domanda, di fronte a questo, si fa ancora più insistente: coming out si coming out no?

È questione di appartenenza, di ambienti, di luoghi dove si lavora, vive, condivide. Non c’è una risposta esaustiva sta solo alla persona decidere di togliersi la maschera e camminare nel mondo della vita da persona libera o trincerarsi in una recita dove tutto si amalgama in una solitaria sofferenza.

Nonostante tutto è davvero così importante fare questo passaggio di svelamento di sé?

È fondamentale! Nonostante il peso del pregiudizio sia ancora molto radicato nella cultura di tutto il pianeta, scegliere di essere sé stessi è una decisione assolutamente sana.

Nella serie televisiva «Il Paradiso delle Signore», c’è un ragazzo che, nella confusione della sua vita affettiva, capisce di essere omosessuale. Il futuro suocero si accorge di questa sua inclinazione, anche lui è omosessuale ma con un matrimonio e una vita familiare come copertura.

Questa maschera sociale ancora oggi appare significativa per alcuni che non riesco a tirare fuori la loro vera natura.

Perché il segreto di Pulcinella è così radicato?

Non dimentichiamoci che fino a poco tempo fa l’omosessualità era vista come una malattia. Poi, piano piano, c’è stato un cambiamento di pensiero su questo bisogno individuale, ma la radicalità del pregiudizio ha basi così ben cementate che sono difficili da smontare.

Per giungere al coming out, è importante lavorare su sé stessi per trovare la forza per dire e accettare, di fronte allo specchio e al proprio mondo di relazioni, chi si è.

Non si cambia, perché si ama una persona anziché un’altra.

Il segreto di Pulcinella alimenta il dolore, l’insoddisfazione e crea un sottobosco di svalutazione che nuoce all’individuo. È recente il coming out di Gabriel Garko che si è tolto la maschera difronte a un pubblico vastissimo. Gli è costata tanta fatica, sofferenza e un lungo percorso di analisi. Ha così ritrovato Dario che con forza aveva cacciato dalla sua vita, cancellando addirittura quel nome all’anagrafe, adesso Gabriel non vuole più perderlo, ha dichiarato di prendere quel bambino per mano così da incamminarsi con lui nel sentiero della sua esistenza.

Il coming out non è solo la dichiarazione difronte al mondo: «io sono gay» è qualcosa di molto più profondo.

Richiama la decisione consapevole di ritrovare la libertà perduta, di riprendersi il diritto a essere sé stessi e a narrarsi esattamente così come si è.

Il coming out è un viatico assolutamente personale che non si può né imporre né gestire. Dura tutta la vita, non è un traguardo, è l’inizio di un percorso. In questo percorso, come nella vita, ci sta di tutto, gioie, dolori, fallimenti, rinunce, vittorie, sconfitte e smarrimento. La cosa importante è di non perdere mai la centratura su sé stessi, sui propri bisogni e sulla propria interiorità. Tutto il resto è noia.