Cosa ci ha insegnato questo 2020

Quando le vacanze natalizie arrivano alla fine non resta che rilassarsi dopo la maratona di parenti e cibo, fare un bilancio dell’anno appena trascorso per poter progettare nuove cose per il nuovo anno. La consapevolezza di come si è trascorso l’anno passato è un momento importante che permette di osservare con una lente d’ingrandimento 12 mesi di vita vissuta. Quest’anno le cose sono state un po' diverse. Non tutti gli anni sono uguali, a volte ci sono periodi contrassegnati dalla fatica, dal dolore, dalla tristezza, altri invece dove non manca l’adrenalina, il successo e dove i traguardi prefissati diventano certezza. Poi ci sono anni (per fortuna raramente accadono) a cui non si riesce dare una collocazione.




Il 2020 si ricorderà come l’anno della pandemia da Covid-19. A cento anni dal virus della spagnola, quest’anno il Covid-19 ha segnato un periodo assolutamente nero per ciò che riguarda la salute, la vita e la morte, la disperazione e il dolore, la paura e l’angoscia di non sapere cosa potrà accadere. È stato un anno frastornante, ci sono immagini che hanno attraversato e tagliato di netto la vita di ognuno di noi segnando momenti assolutamente tragici, di forte smarrimento, di paura incontrollabile, di preoccupazione.

Inutile fare troppi giri di parole: il 2020 è uno degli anni più difficili dal dopoguerra, per il mondo intero, e senza dubbio il più complicato di questo secolo. Eppure, lo sappiamo: dai tempi difficili, dalle prove intense, si forgiano uomini e donne forti.

Cosa possiamo imparare da questo incredibile anno? Come possiamo utilizzare al meglio l’immensa tempesta che abbiamo dovuto affrontare? Ci saranno pure degli aspetti positivi di questo maledetto 2020? Come possiamo fare a trarre il meglio da questo periodo decisamente particolare? Per prima è importante riflettere sull’anno passato, non sarà certamente stato tutto un disastro! Non credete?

È vero: la pandemia ha creato una situazione sociale, relazionale, economica e soprattutto di salute che ha sparigliato le carte creando una coltre densa di nebbia su tutto.

Però pandemia a parte, questo 2020 è passato e nel tempo vissuto abbiamo pur imparato qualcosa?

Una cosa che abbiamo appreso in tutte le fasce d’età è quella di apprezzare il tempo, di strutturarlo in maniera consapevole senza dare nulla per scontato, di proteggerlo, di gustarlo e di rispettarlo. Il tempo è una risorsa importante su cui possiamo contare. Stare chiusi in casa nel primo lockdown, e poi nel secondo, ha certamente aiutato a dare un significato diverso al tempo, alle relazioni, alla socializzazione. Soprattutto a marzo e ad aprile il tempo era scandito da degli appuntamenti fissi che davano una direzione alla giornata. Due fra tutti: i canti dal balcone, il bollettino delle 18 dove venivano elencati i tristi numeri dell’infezione.

Il 2020 ci ha permesso di dare priorità alle cose vere focalizzando l’attenzione su ciò che è davvero importante. Gestire al meglio il tempo significa imparare a svolgere le attività a seconda della loro priorità, decidere, eliminare dalla propria routine quelle che già definiamo, appunto, le perdite di tempo. Le persone attraversando questa esperienza pandemica hanno fatto consapevolezza che non si può sprecare il tempo per le futilità, per le cose insignificanti e prive di fondamento.

Imparare a gestire correttamente il lavoro, le relazioni, e il tempo significa diventare più consapevoli di sé stessi. Le persone che riescono a essere consapevoli di sé hanno una chiara comprensione dei loro punti di forza, debolezza, pensieri, convinzioni, motivazione ed emozioni, e hanno una percezione definita delle proprie capacità. Un individuo capace di organizzarsi in questo modo ha la possibilità di vivere molto meglio la sua esistenza costruendo relazioni sane e nutritive.

La mancanza di incontro ha stimolato la consapevolezza che il bisogno dell’essere umano è quello di stare in relazione con l’altro, le persone sono esseri umani in relazione e la mancanza di ciò crea una landa desolata di smarrimento e perdita. Quindi, non dare più nulla di scontato, non passare sopra alle relazioni ma viverle con il dovuto impegno e partecipazione. Così come non dimenticarsi dei propri cari all’interno delle case di riposo o delle RSA, sono un pezzo della nostra storia, appartengono al nostro mondo, vanno protetti e vissuti.

Nel 2020 le persone hanno appreso una nuova modalità di strutturare il tempo lavorativo attraverso il lavoro facile, ovvero lo smart working costruendo così delle competenze trasversali che prima restavano nascoste. Le più importanti sono l’intelligenza emotiva e la curiosità. Non solo ma finalmente la rete è diventata un mezzo di scambio consapevole e non solo rifugio di frustrazioni, insoddisfazioni, ricerca della trasgressione, ancoraggio al tradimento.

Tutto sommato il 2020 ha insegnato a guardare in faccia la paura, ad affrontarla facendola diventare coraggio, forza e determinazione a sconfiggere questo nemico invisibile e non solo.

Il 2020 è costellato di difficoltà, su questo siamo tutti d’accordo, tuttavia è nei momenti di grande sofferenza, fatica, impegno che si acquisiscono le competenze più importanti come quella di non arrendersi mai e non nascondersi inutilmente dietro le proprie paure.

La paura è la maschera, la difesa, la corazza che funge da protezione verso un’emozione ingestibile, un evento imprevisto, un’esperienza significativa. È come un mantello che avvolge la persona tanto da diventare spesso un suo limite. Così superare la propria paura diventa un’impresa ardua, attualmente con la pandemia sempre più persone sono state in grado di guardare in faccia il nemico, affrontarlo e superarlo.

Andare oltre la propria paura, sbloccarsi dalle trappole dell’insicurezza, permette di toccare il cuore di ciò che è davvero essenziale per cercare nuove opportunità, per migliorarsi, per cogliere le possibilità di questo tempo. Quale possibilità trovare nello tsunami che stiamo vivendo nel quale non sembra esserci possibilità?

Invece ce ne sono tante, in primo luogo quella di ripartire da sé stessi, allargandosi poi alle proprie affettività, alle amicizie, al lavoro, ai propri interessi, è come rimettersi in cammino dopo uno stop dovuto a un imprevisto durante il viatico della vita.

Il 2020 ci insegna un’altra cosa importante da non dimenticare: l’importanza di condividere le proprie esperienze. Abitiamo un mondo iperconnesso, dove tutto si consuma con la velocità di un click, la fisicità è stata mandata in soffitta a vantaggio di relazioni online, eppure sembra strano ma ciò che è più mancato alla popolazione connessa è stata proprio la presenza fisica, la possibilità di un abbraccio, una carezza, un sorriso colto e ricevuto senza la protezione di uno schermo.

Ciò che più rende significativo questo 2020 è comprendere che il cammino si fa solo nell’andare, si fa in relazione all’altro e con l’altro e noi non siamo che uno insieme all’altro e al mondo. Come ci ricorda Antonio Machado: «Caminante, son tus huellas el camino, y nada mas; caminante, no hay camino, se hace camino al andar. Al andar se hace camino, y al volver la vista atrás se ve la senda que nunca se ha de volver a pisar. Caminante, no hay camino, sino estelas en la mar».

Non resta che incamminarci nel nuovo anno con la consapevolezza di aver avuto un anno passato ricco di insegnamenti, esperienze, vissuti. Non serve continuare a preoccuparsi per quello che succederà durante l’anno nuovo sarà quel che sarà altrimenti condurrà verso l'inazione. Viviamo il nuovo anno, al meglio delle abilità, delle possibilità e le cose potranno avere una declinazione migliore. Impariamo a dare del tempo alle cose brutte, anche quelle passeranno. È solo una questione di tempo e di attesa.




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