Esistenza travagliata

La carriera di Piera degli Esposti non ha bisogno di essere narrata poiché era una perfetta sinfonia di successi infilati uno dietro all’altro come se fosse una splendida collana di perle Abalone. «Questa è ’o verbo nuovo» - diceva di lei Eduardo De Filippo – poiché come le perle Abalone, Piera è una rarità giunta nel palcoscenico italiano dell’arte seppur l’Accademia d’arte drammatica le aveva chiuso le porte.





La sua grande capacità artistica si coniugava con la sua difficile situazione personale tanto che grazie al suo profondo vissuto di dolore poteva penetrare nel cuore intimo dei suoi personaggi offrendo interpretazioni magistrali. Piera aveva la capacità di accedere dentro le nicchie dell’anima dell’altro toccando la sua parte più preziosa. Attraverso questo incontro d’anima prendeva vita, anima e corpo un personaggio che si amalgamava con il vissuto intenso di Piera. L’infelicità, la perdita della dignità difronte a un mondo crudele, la falsità, l’ipocrisia, la dirompenza della violenza sono state da lei rese visibili, toccabili e trasformate in un manifesto di riscatto e rinascita. Dal buio, dai mostri dell’anima si può uscire scoprendo come Ciaula che una luna esiste, è possibile, si può trovare. Con la capacità istrionica che la caratterizzava aveva la magia di penetrare nell’altro pur mantenendo fede a sé stessa. Nonostante le intemperie della sua vita esplosiva e al tempo stesso incisiva lei lascia una traccia indelebile nel mondo artistico italiano. L’amicizia con Dacia Maraini, l’amica del cuore, con cui ha scritto il romanzo biografico/ memoriale “Storia di Piera”, poi diventato film di culto ad opera di Marco Ferreri. Un libro (1980) che segna il suo successo in un indimenticabile spettacolo di Massimo Castri. Da quel momento un nuovo orizzonte si apre per l’attrice che calca i teatri più importanti, è musa di grandi registi e donna determinata e forte seppure dentro di sé porti in nuce quella declinazione malinconica cesellata dalla sofferenza.

“Fin da piccola dicevo: ma non possiamo stare sempre tra noi? Mamma, papà, i miei fratelli? Ero innamorata di mio padre, un sindacalista comunista dal temperamento mite” – narra Piera in un’intervista di qualche anno fa. Un padre che ha sempre rappresentato un punto fermo con cui confrontare i vari uomini che frequentava, nessuno è mai riuscito a superare il confronto così lei né si è mai sposata, né ha avuto figli perché nessun uomo “mi ha più dato la misura e la protezione che trovavo in lui” – racconta Piera anche se “Questi miei amori piccoli mi hanno dato una grande allegria. La sua è senza dubbio un’esistenza densa di amore e di esperienze disparate privandosi del piacere della maternità poiché come spesso ripeteva “avevo già partorito una bambina, che sono io. E lei da sola costituiva un problema”. In queste sue dichiarazioni s’intreccia e dipana il groviglio della sua tormentata esistenza, oltre che la sua necessità di toccare la profondità dell’altro pur nella tempesta emotiva che può scaturire. Il suo forte cuore le ha permesso sin da bambina di superare ogni avversità, ogni esperienza cruda come le terribili esperienze di una madre infelice che entrava e usciva dall’ospedale, che la voleva con sé quando andava a fare gli elettroshock. La crudità della vita le porta via anche Alberto, un amore durato 14 anni, una relazione intensa, a dispetto della differenza d’età. Lei come una fiera Amazzone percorreva gli itinerari della vita seppur con un cuore forte ed energico, il respiro nel corso del tempo si è affievolito, ha perso corpo e vigore seppur la sua voce non ha mai perso sonorità e ritmo, profondità e calore. Di Piera resta la sua forza artistica che sarà d’insegnamento a chi vorrà raccogliere la sua eredità.



4 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti