Finalmente libero

Un libro, la vittoria su “il tumore della mente”, una famiglia ingombrante. Federico Vespa: giornalista, speaker radiofonico e molto altro ancora. Nel nostro incontro, si rende viva e vivace la cifra del suo esserci, con Federico è possibile scoprire che “con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico (M. Buber)”.





“L’anima del maiale”, perché?

La spiegazione è buffa, un professore del liceo, ci disse: “siete tutti quanti dei porcellini ingrassati”, ovvero siamo delle persone che hanno tutto e non hanno voglia di fare niente. Io credo invece che il porcellino ingrassato abbia un’anima.

Tua madre come ha potuto “salvarti la vita senza saperlo”?

Mia mamma si accorse che ero un ragazzo molto solo, in un’età in cui non avrei dovuto avere alcun malessere, anzi la vita si sarebbe dovuta affacciare leggera e vivace, con i primi innamoramenti e gli amici.

Cosa fece?

Iniziò a uscire con me, mi stava vicino aiutandomi a esplorare la socialità. Mi ha salvato la vita standomi accanto in un momento in cui ero solo. Ho avuto a che fare con il buco nero, con il male oscuro, dai 19 anni. Inizialmente l’ho sottovalutato, poi la cosa si è aggravata, ho dovuto chiedere aiuto ai miei genitori. Hanno subito compreso, mi hanno immediatamente aiutato. È iniziato un percorso che è durato anni tra terapia farmacologica e psicoterapia.

Tu scrivi: “uscii di gomito dalla pancia di mia madre”, già ti difendevi dal mondo cui andavi incontro?

Il pediatra dell’epoca disse che sarei stato un bambino che tendeva a difendersi, forse era vero. Nella mia vita sono sempre stato molto sulla difensiva. Ho sofferto molto di insicurezza.

L’insicurezza si può trasformare in sicurezza?

Si, si così è stato. Per certi passaggi ci vuole maturità, li comprendi crescendo. A quell’età non avevo la consapevolezza di quello che mi stava accadendo. Quando un’esperienza come questa ti accade da giovane non sai nemmeno come affrontarla, perché è una cosa più forte di te. Quando ti rendi conto che non puoi più governare le tue emozioni, sono loro a governarti, a tenere il controllo.

L’arrivo di Alessandro: gioia o gelosia?

Gelosia! I miei genitori mi raccontano che sono stato un bambino bravissimo fino alla nascita di mio fratello, poi sono diventato molto geloso di lui. È stata una gelosia infantile, oggi abbiamo un bel rapporto anche se abbiamo avuto dei conflitti caratteriali, mio fratello è molto diverso da me, ma ci adoriamo.

Come si coniuga Tangentopoli con il tuo primo bacio, sono state due situazioni esplosive?

Come dici tu: sono due esplosioni. Non avevo mai baciato una donna in vita mia, sono due bombe una per il paese e l’altra importante per me. Io non ero pronto a una relazione così come l’Italia non era pronta per una cosa così grande come Tangentopoli.

E Isabella?

Il mio primo grande amore, in realtà si chiama Pamela. È la ragazza con la quale ho perso la verginità. Ci siamo amati moltissimo. Adesso è mamma di una bambina bellissima. Ci vogliamo ancora molto bene.

Perché sei “un figlio diverso”?

Non mi ha mai capito. Non sono stato un figlio facile, andavo male a scuola, non studiavo, mi piacevano solo i delinquenti, andavo con le fecce peggiori di tutte le scuole che ho girato, mi hanno bocciato in seconda media e in terza liceo, ho preso il minimo dei voti alla maturità: così mi consideravano un figlio diverso. Non sono stato un figlio facile, però li ho ripagati con una bella laurea.

Il peso dell’essere figlio di …?

Ho sofferto molto il mio cognome, non sono mai stato visto come un ragazzo normale. Mi sono sempre sentito osservato in quanto diverso. Mi imbarazzavo molto. Avevo una grande voglia di normalità, non chiedevo altro.

Qui si spiega l’ansia e la depressione?

Certo nasce da qui. Sei come una pecora smarrita. Avevo bisogno di essere uno normale, uno che va a vedere la partita in curva con suo padre non nella tribuna vip.

Nella tua vita hai sempre cercato di controllare tutto alla perfezione ma poi hai perso il controllo?

È come dici tu, ho sempre cercato di controllare tutto poi è arrivato qualcosa di così grande che mi ha controllato.

Perché “il tumore della mente”?

Ti dico una cosa – l’ho detta solo a te – nel 2006 presi una decisione, era l’anno della fase più acuta della mia malattia, mio padre era a conoscenza della mia patologia, al Besta di Milano facevano un esperimento mettendo due elettrodi nel cervello a distanza avrebbero interrotto il circolo ansioso-depressivo. Decisi di farlo. Mi sarei dovuto operare a settembre. Passò l’estate, arriva una telefonata che l’operazione non si poteva fare perché non c’era una condizione così grave. Poi ho scoperto, che non fare l’intervento, è stata una fortuna.

Cosa farai da grande?

Mi auguro di fare televisione. Mi sentirei soddisfatto se riuscissi a concretizzarlo.

Cosa desideri?

Essere sereno. La serenità racchiude tutto, se la vivi vuol dire che tutto intorno a te gira bene, non ci sono problemi.

Una frase di speranza per le persone che vivono o hanno vissuto la tua stessa esperienza?

Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso. L’importante correre subito ai ripari senza sottovalutare i primi sintomi. Alla fine, si vince!

Come dire “nel diverso c’è lo speciale”?

Ecco la frase finale di speranza l’hai detta tu. È questa: nel diverso c’è lo speciale!

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