Fregato & Vincente - intervista esclusiva a Salvo Sottile (on Novella2000)

Nei percorsi della vita tante porte si chiudono, alcune non si aprono mai, eppure grazie alle mille fatiche c’è sempre un viatico ulteriore che conduce a scoprire nuove mete, differenti itinerari, avvincenti sfide.

La vita è fatta di occasioni, poiché la vita che si voglia o no accade.





Salvo Sottile (nasce a Palermo nel 1973) è scrittore, giornalistica e volto televisivo. Una carriera lunga trent’anni che nasce per caso trasformatasi in un percorso denso di successi e soddisfazioni. Figlio di Giuseppe Sottile, ex capocronista del quotidiano palermitano Giornale di Sicilia.

Mio padre faceva il giornalista in un piccolo giornale di Palermo. Io detestavo questo mestiere perché mio padre non c’era mai. Sono stato un adolescente molto, molto lontano da questo mondo. Poi ho iniziato a lavorare e studiare da solo. Ho fatto l’operatore di matrimoni, prendevo in mano la telecamera e facevo servizi ai matrimoni, mi divertivo anche a fare servizi in giro per Palermo solo per il mio piacere. Uno di questi servizi arrivò in una televisione locale(l’emittente regionale Telecolor Video 3) e da lì mi sono messo a fare piccoli reportage. Uno di questi reportage che avevo fatto per una televisione locale, fu scelto da Mediaset. Da lì è iniziato tutto”.

Nel 1992 incuriosì Enrico Mentana così approdò in Fininvest con la mansione di informatore dalla Sicilia, in seguito diventò corrispondente da Palermo per il TG5. Ha collaborato con il settimanale Epoca, per il quotidiano romano Il Tempo e per il settimanale Panorama.

Incontrarlo è come aprire le pagine di un romanzo, dove la narrazione s’incide indelebile, arricchita dalla sua voce pacata, dal suo modo garbato di rispondere, dalla sua gentilezza. Una vita spesa per dare voce alle notizie, per raccontare l’accadere, per mettersi dalla parte di chi ha bisogno.

Salvo Sottile non solo è un grande professionista, è un uomo pieno d’amore per il suo lavoro, il suo pubblico, la vita e le sfide che si presentano impertinenti ma al tempo stesso avvincenti. La sua passione è inesauribile, avvincente e le sue parole tramano un racconto delicato e intenso, doloroso e stimolante. Nel 2009 vince il Premio Paolo Borsellino, fu lui a dare la notizia della morte in diretta al Tg5 di Mentana con un comunicato che ha fatto la storia: “La conferma è avvenuta, il cadavere che c’è proprio davanti alla portineria è quello di Paolo Borsellino, il magistrato è stato investito violentemente dall’esplosione. Il suo corpo, quello che resta del suo corpo, è stato trovato adesso dai carabinieri davanti al suo portone”.

È questo il giornalismo che piace a Salvo Sottile, l’essere nel pieno della notizia, condividere con le persone i loro problemi, essere l’artefice di una soluzione ai problemi irrisolvibili, portare una ventata di sollievo a chi non trova la giusta chiave. Un uomo straordinario che si racconta senza censure.

Prima di approdare in Rai cosa hai fatto?

Sono stato più di venti anni in Mediaset poi a La7 e nel 2014 sono arrivato in Rai.

Perché hai lasciato Mediaset per la Rai?

Una serie di vicissitudini, sono andato via da Mediaset perché dopo tanti anni che lavori in un posto hai voglia di cambiare, prima sono stato a La7 per un paio di anni, poi il direttore di Rai1 mi chiamò per fare La vita in diretta. Accettai questa sfida e da lì inizia la mia permanenza in Rai.

Quali sono i maggiori ostacoli che incontra un giornalista impegnato?

La diffidenza, il pregiudizio. C’è il sentire comune che il giornalista sia uno che fa le cose per convenienza, perché ha il bisogno di pubblicare qualcosa per un secondo fine. È difficile, per uno che fa il mio mestiere, acquisire credibilità. La credibilità e l’autorevolezza sono qualcosa che guadagni con il tempo, con la fiducia del tuo pubblico.

Chi sono i peggiori nemici?

I propri errori! Quando tu commetti degli errori non te li perdonano, la gente se li ricorda e quegli errori, anche a distanza di anni, rispuntano come dei fantasmi e un po' ti perseguitano durante la tua carriera.

Le pressioni politiche quanto incidono in una carriera giornalistica?

Tanto … tanto. Dipende dove lavori. In Mediaset sono stato molto libero, ho sempre fatto quello che volevo, in altre televisioni non sono stato così libero, nel senso che le pressioni politiche alla fine mettono in secondo piano il merito, quello che tu hai conquistato con fatica e professionalità, con la fiducia del pubblico. La pressione politica fa in modo che tutto questo scompaia e magari ti mette al pari con uno che non ha fatto neanche un giorno di gavetta oppure che non si è guadagnato nulla sul campo.

Hai mai dovuto censurare informazioni?

Non ho mai censurato nulla, semmai ho dovute ritardare la pubblicazione. Questo perché mi hanno insegnato che quando hai una notizia si deve pubblicare, non si tengono mai le notizie nascoste.

Hai mai pensato di fondare un giornale indipendente?

No. No perché credo che la carta stampata sia una cosa molto, molto difficile. Ho molto rispetto visto che è stato il lavoro di mio padre, l’ha fatto con tanta passione per molti anni. Io ho fatto il giornalista televisivo ed è un’altra cosa perché i tempi, la metrica di un servizio che tu fai per un telegiornale o una trasmissione è molto diversa da quella che tu usi per fare un giornale. Fondare un giornale per me significa ricominciare a imparare un mestiere, io ho preso questa strada, sono un giornalista televisivo avendo quasi trent’anni di carriera alle spalle.

Con la pandemia il tuo programma “Mi manda Rai3” ha subito cambiamenti?

Ha cambiato moltissimo perché abbiamo dovuto cambiare pelle. Innanzi tutto, siamo cambiati visivamente, non avevamo più il pubblico e gli ospiti, facevamo tutto via Skype. In più abbiamo dovuto anche cambiare argomenti nel senso che la gente che stava a casa con il Lockdown si collegava con Mi manda Rai3 e cercava di comprendere quanto stava accadendo. Avevano bisogno di sapere non solo come stava andando la pandemia in Italia, ma quando arrivava la cassa integrazione, le agevolazioni per cui abbiamo fatto un pienone di ascolti proprio nel periodo del Covid-19, questo mi fa particolarmente piacere poiché tutte le reti e i programmi offrivano molta scelta. Gli spettatori sceglievano noi perché il programma era strutturato in maniera autorevole.

È vero che hai ricevuto una querela da Codacons per “commissioni ingannevoli” riguardanti la raccolta fondi di Fedez e Ferragni?

Nessuna querela. Mai arrivata nessuna comunicazione, questa cosa hanno continuato ad annunciarla ma poi, ovviamente non c’erano gli estremi. Così non hanno fatto nulla.

La prima cosa che hai pensato quando hai avuto la notizia di non essere riconfermato dopo 5 anni di successi a “Mi manda Rai3”?

La prima reazione che ho avuto è stata rabbia perché credo di essermi speso tanto per il programma soprattutto nel periodo del Covid. Ho avuto la fortuna di lavorare con una squadra straordinaria, gente che crede in questo mestiere. Sostanzialmente quando ho saputo che non mi hanno riconfermato, nonostante io abbia cercato di parlare con il direttore di Rai3, ho capito che c’era qualcosa di altro dietro che non era un problema lavorativo. Il programma era al massimo degli ascolti quindi c’era qualcuno che doveva essere piazzato al mio posto.

Condividi la politica riorganizzativa della Rai?

Non ho alcuna preclusione verso il cambiamento. Con la mia esclusione hanno fatto tutta una serie di valutazioni sul fatto di giornalisti esterni o interni all’azienda, in realtà ci sono sempre stati in Rai giornalisti esterni bravi così come giornalisti interni. Tutti quelli che ci sono adesso non è che non vanno bene perché non sono stato riconfermato, sicuramente ce ne sono di bravi così come ci sono una serie di scelte che lasciano qualche perplessità. Questo l’avrei detto anche se fossi stato confermato.

Hai nuovi progetti?

Si qualche progetto in cantiere ce l’ho ma è ancora presto per parlarne. Intanto mi voglio riposare perché vengo da un anno molto difficile e anche fatto di tanti sacrifici perché avevo anche un programma la notte. Per il momento mentre mi riposo vaglio una serie di cose.

Continueremo a vederti in tv?

Francamente non te lo so dire adesso. Però prima o poi spero di si.

Un consiglio a coloro che vogliono incamminarsi nella difficile carriera giornalistica?

Non iniziarla! Per un motivo molto semplice, stiamo vivendo un momento di grande crisi e quindi c’è moltissima domanda e pochissima offerta. Molti giornali chiudono o stanno chiudendo, altri sono in difficoltà. Il consiglio per chi vuole fare il giornalista è quello di trovarsi una specializzazione, se sei bravo in quella specializzazione è una strada da seguire. Tentare la strada della gavetta come anni fa dentro a un giornale sperando che poi ti assumano ecco questo mi sento di sconsigliarlo perché è tempo perso.

Il ricordo bello di Mi manda Rai3?

È legato alle tante battaglie vinte, a tanti cittadini che mi scrivono ancora lettere a mano ringraziandomi perché hanno avuto soddisfazione rispetto a un problema che avevano e che non si sarebbe potuto risolvere. Ce ne sono a centinaia di queste testimonianze. Il motivo per cui facevo Mi manda Rai3 è proprio questo. Il fatto di poter aiutare gli altri, perché è un programma di servizio pubblico, quindi la più grande soddisfazione è aiutare chi ha bisogno.

Se ti dovessero richiamare torneresti?

No … no.

Perché?

Non credo mi richiamino ma comunque è per me un capitolo chiuso. È stato dolorosissimo rinunciare a questo programma e adesso è giusto voltare pagina.

Questo dolore come l’hai trasformato?

Sono uno che crede nella resilienza. Il dolore e il dispiacere lo trasformo sempre in un’opportunità. Mi dico “doveva andare così forse adesso ho bisogno di qualcosa di nuovo per andare avanti”.

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