Giornalista Psicologa

Curiosa, empatica, ha bisogno di comprendere il mondo, le persone, tutto quello che accade. Per lei “la vita vera è incontro” poiché le persone quando raccontano di sé stesse narrano ciò che su di loro ha agito tanto da far cogliere le declinazioni della vita nella profondità dell’anima. Le esperienze vissute le hanno insegnato a essere leggera pur nella cifra dell’esserci. Marzia Roncacci si racconta raccontandoci del suo mondo.





Come ti fa sentire avere sempre degli obiettivi da raggiungere?

Sono due facce della stessa medaglia, da una parte è bello dall’altra vivo in maniera movimentata, l’obiettivo da raggiungere è sempre nuovo.

C’è sempre qualcosa in più da fare?

Si! Sempre qualcosa in più. È un grande stimolo non mi permette mai di annoiarmi.

Da cosa nasce la passione per il giornalismo?

Dalla grande curiosità che ho di capire, di andare sempre oltre. Sin da giovanissima mi piaceva studiare le persone, capire il loro mondo, la loro narrazione, i gesti, il non verbale, lo sguardo, il significato racchiuso in una frase. Adoro conoscere i posti attraverso le persone del luogo, tuffarmi nella cultura di quel territorio per assaporarne tutte le atmosfere. Questo è stato un veicolo importante.

Sei una giornalista psicologa?

Questo si! Quando ho gli ospiti in studio e non solo, ho la consuetudine di sentirli prima telefonicamente, così riesco a comprendere la persona che avrò difronte, questo mi aiuta poi a strutturare la puntata, so esattamente come muovermi, come sollecitare certe sensibilità. È importante trovare la chiave per comprendere le persone che incontro. Questo processo crea un’alchimia sinergica durante la trasmissione.

Hai delle domande specifiche che ti aiutano a cogliere l’altro?

Ringrazio sempre le persone che partecipano al mio programma, è la prima cosa che faccio, questo permette di percorrere un viatico comune, un cammino costruito sullo stesso piano esistenziale. Restano tutti sorpresi di questa mia modalità comunicativa chiara, semplice, autentica e accogliente. Il confronto con loro mi permette di dare corpo e significato al lavoro che faremo davanti alle telecamere, così so esattamente come costruire le domande e indirizzare l’intervista.

Una carriera lunga e densa di successi?

Sono 25 anni che faccio questo lavoro, tanto impegno, fatica, rinunce e dedizione. È il mio punto di forza, il mio bagaglio vincente. Ho lavorato anni on the road, dietro alla notizia, alla politica, alla cronaca nera, in una sorta di trincea fatta di grandi sacrifici, qualche rischio – come in Kossovo – ma al tempo stesso avvincente. Ho imparato a cogliere anche le sfumature nel pieno rispetto di tutto e tutti.

Il giornalismo in questi anni è cambiato?

Moltissimo. Prima era un giornalismo più di “strada”. Il giornalista vero era quello che sentiva l’odore della gente, dell’evento, una professione molto live, adesso il più viene fatto con le agenzie, attraverso l’online. Un giornalista non deve scordarsi che le fonti sono fondamentali.

Che cos’è il giornalismo?

Saper raccontare, saper cogliere, stare mesi dietro a una notizia, sviscerarla nel campo, viverla in presa diretta qualunque sia l’evento dalla politica all’economia, dalla cronaca all’attualità. Il giornalismo è viverlo, immergersi nella situazione, toccarla, osservarla, assaporarla.

Qual è l’attenzione che un giornalista deve avere?

Evitare di accanirsi su fatti che accadono, un giornalista non deve mai cadere nell’ossessività della notizia, non deve insistere fortemente su un argomento poiché questo crea morbosità da parte del pubblico. Ho avuto delle esclusive molto importanti ma non ho mai fatto in modo che quella notizia diventasse un’ossessione da ripetere all’infinito, non è la mia modalità di fare giornalismo, non lo condivido.

Quanto è stato difficile raccontare la pandemia?

Tantissimo. Dovevamo avere la massima cautela, è stato come plasmare e cesellare qualcosa di delicato da offrire al pubblico in un omogenizzato di notizie che, a volte, colludevano l’una con l’altra. Il panico doveva essere evitato, la notizia era importante. È stato difficile non sapevamo bene cosa stesse accadendo.

Hai avuto paura?

Si! La Rai è stata eccezionale, si è adeguata subito cercando di proteggerci al massimo. Era una situazione surreale come se fossimo dentro a un film.

Tg2 Italia un programma di grande successo?

È stata una sfida, la fascia oraria è molto complicata, ci sono altri programmi molto seguiti. La conduzione unica ha premiato molto, la gente ha bisogno di un punto di riferimento. Il telespettatore vuole instaurare un rapporto di fiducia con chi lo informa, con chi entra in casa sua tutte le mattine. Con me è accaduto questo e sono stata premiata dagli ascolti. Poi la scelta degli argomenti, sempre con un occhio attentissimo all’attualità, gli speciali e gli ospiti di grande spessore hanno fatto la loro parte. Con la redazione facciamo un grande lavoro di team.

Perché il nome Tg2 Italia?

È stato scelto con cura dal nostro direttore Gennaro Sangiuliano che ha molta fiducia in me dandomi carta bianca. Raccontiamo l’Italia attraverso i territori, la cultura, la gente che scende in strada a protestare, la vita che attraversa tutta la nostra penisola.

La tua sarà un’estate italiana?

Assolutamente si, amo il mare. In estate voglio godermi i nostri meravigliosi luoghi.

Progetti?

Continuerò con Tg2 Italia. Mi piacerebbe un programma in una fascia oraria diversa per poter arrivare a un pubblico differente.



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