Gli ingredienti per avere successo: curiosità, studio e fortuna

Il rapporto con la parola, con le emozioni, con l’essere faccia a faccia in uno spazio dove la presenza è fatta di corpi e significati crea una narrazione che vibra in ogni cellula dando vita alla magia dell’incontro. Pino Strabioli non è solo attore, regista, conduttore bensì ha in sé la capacità di creare un’alchimia perfetta fatta di cose semplici ma importanti attraverso la parola e la narrazione, il ricordo e la memoria. Riesce a tirar fuori dal cilindro della cultura l’essenza pungente della profondità umana, dove la parola si fa portavoce di un racconto di vita intriso di emozioni e sensazioni, di silenzi e dolori, di attimi e sospiri cesellato dal rispetto dell’altro. Con lui si è aperto un dialogo narrativo che apre all’incontro.





Attore, regista, presentatore, di fatto chi è Giuseppe?

Giuseppe nasce Giuseppe, ma siccome il nonno, come da tradizione, si chiamava Giuseppe mi hanno chiamato Pino! Mi sarei potuto chiamare Alberico, mia nonna si chiamava Alberica, però i miei genitori non hanno voluto esagerare, poi ci ho pensato io con le scelte che ho fatto. Sono una persona equilibrata, tranquilla, grato alla vita perché vivo della passione che mi abita sin da bambino: il teatro. Mi sento fortunato.

Perché “ho pensato io ad esagerare”?

Nasco in una famiglia normalissima, come tutti i genitori anche i miei avrebbero voluto per me una vita “normale”. Invece, ho fatto un salto nel vuoto facendo teatro.

Hai seguito “I consigli di nonna Erminia”?

Ma no! (sorride) Quella nonna era un’invenzione portata a “Uno Mattina”, parlavo in dialetto, davo i consigli su come stirare, smacchiare. Parlavo di ortaggi pur avendo il desiderio di continuare a fare teatro, ma la televisione era un’opportunità parallela.

Cosa ti ha insegnato la televisione?

Ho conosciuto l’importanza del mezzo televisivo, il pubblico ha iniziato a conoscermi. Non ti nego che mi ha aiutato a pagare l’affitto e a vivere.

Il talento è importante?

Nel nostro mestiere un po' di talento serve, fondamentale è la curiosità e lo studio, anche se serve molta fortuna. Ho avuto degli incontri importanti che mi hanno aiutato, come Brando Giordani che mi ha portato a “Uno Mattina”, lui è stato direttore di Rai1.

Come l’hai conosciuto?

Mi vide in un piccolo spettacolo che facevo in dialetto umbro al Festival di Todi, così mi portò a “Uno Mattina”. Sono quelle cose che accadono. Ho colto l’occasione, era un’opportunità.

Il caso esiste se lo sai raccogliere?

Esatto! Devi essere vigile, ti devi lasciare andare alle esperienze. Bisogna essere accogliente da tutti i punti di vista, mai essere snob! Si impara da tutto. Tu sei padrone del tuo caso e del tuo destino.

Ogni persona è artefice del proprio destino?

Ci sono anche dei destini sfortunati, ogni uomo è in grado di costruirsi un equilibrio, prima di tutto con sé stesso cercando di comprendere i propri limiti e il proprio talento.

Tu sei artefice del tuo destino?

Ho imparato a vivere nel mio, questa capacità me l’hanno trasmessa i miei Maestri da Paolo Poli a Franca Valeri, come tutti i grandi del Novecento.

Amicizia e lavoro è possibile?

Assolutamente si, tu prima citavi “Uno Mattina”, Livia Azzariti e Paola Saluzzi sono rimaste delle mie amiche. In teatro è più difficile, ti perdi con più facilità.

Tra poco riprende “Il caffè di Rai1”, ci puoi dire qualcosa?

È uno spazio che va in onda di prima mattina, permette di veicolare in maniera semplice la cultura come i libri, il teatro, il cinema, le mostre. Sono le mie passioni.


In quest’epoca così ferita ci sono “più fiori o più fiorai”?

Non lo so, ti riferisci allo spettacolo che sto facendo in giro?

Si!

Sono emozionatissimo perché inaugureremo il Teatro Niccolini che era la casa teatrale di Firenze di Paolo Poli. Paolo, quando riceveva i fiori in camerino diceva: “sempre fiori mai un fioraio”.

In fondo “Io li conoscevo bene”?

Questa è un’idea nata con Maurizio Costanzo, parlando con lui, sentendolo raccontare, essendo un maniaco della memoria ho detto: “Maurizio perché non raccontiamo questi tuoi incontri formidabili?”. Così è nato il programma che avrà un futuro su Rai3.

E Franca Valeri?

Lei e Paolo Poli sono i miei punti di riferimento. Dietro alla leggerezza, all’ironia, all’intelligenza di Franca c’era una conoscenza profonda del ‘900. Franca nasce ebrea, Paolo ha vissuto la guerra e la condizione di omosessuale in un’epoca difficile. Da queste umanità straordinarie io ho solo appreso e imparato. Mi mancano molto.

Due grandi Maestri?

Non solo in scena ma anche nella vita, nel quotidiano, nei viaggi in auto. Mi hanno insegnato il distacco e la partecipazione alle cose vere della vita.

Il Covid è davvero una brutta bestia?

Il Covid è un’orrenda bestia, l’ho preso in forma molto aggressiva, sono stati due mesi molto faticosi, tornando da Sanremo mi sono messo in quarantena perché contatto di un positivo. In questa esperienza ho sentito vicine molte persone. Da Mara Venier a Maurizio Costanzo ci sentivamo quotidianamente. È stato importante, mi hanno aiutato molto.

Cosa farai da grande?

Non mi sono mai sentito grande da nessun punto di vista. Da grande vorrei prendere confidenza con il mare, continuare a fare teatro, televisione del racconto e scrivere.

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