Greta e Natascia la scelta della stalla

I Millennials non smettono di sorprenderci invitandoci a fare una profonda riflessione sul senso e sul significato della vita, sulle scelte e i viatici migliori da percorrere. Le gemelle Facciotti, Greta e Natascia, hanno radicalmente decontestualizzato i percorsi che un Millennials tende a intraprendere. La tradizione di famiglia sembra la scelta quasi obbligata eppure per queste due giovani ventiquattrenni la decisione di continuare il percorso familiare ha un’origine molto diversa.





Greta e Natascia vivono, nella stagione estiva, a 1800 metri nell’Alpe Ciletto di Carcoforo con le loro venti vacche e settanta capre. Per loro non ci sono serate in discoteca, apericena o vita mondana tra una spiaggia e l’altra ma un mondo semplice fatto di lavoro agreste e voglia di immergersi nella natura. Ciò che sorprende e al tempo stesso commuove è la loro sinfonia di vita equilibrata fatta di duro lavoro e leggerezza d’animo.

Nella loro stalla tutte le mucche hanno un nome. Ci sono Ciccia, Madama, Alba, Siviglia. Le trattano come se fossero di famiglia, ci parlano, le accarezzano, le vivono nel quotidiano come animali domestici.

L’atteggiamento che hanno è curioso per chi è abituato a conoscere la realtà degli allevatori in batteria. Eppure, loro sono convinte che questi animali «non sono macchine da latte o da macello, sono animali a cui ci si affeziona». Una storia che desta curiosità e interesse, tanto che Rai Cultura ha dedicato loro un ampio spazio.

Come delle novelle Heidi il loro incontro con la natura e l’allevamento del bestiame inizia sin dal primo respiro, figlie di allevatori, sin da adolescenti si interessano a questo mondo. Così tra una capra e l’altra, una mucca e un sorriso iniziano la loro avventura nel magico mondo della montagna tra mucche e capre. Sembra di entrare in una fiaba anche se la vita è dura e mette alla prova, la vita di campagna non è semplice, gli orari sono impegnativi così come la fatica.

La loro azienda segue le regole dell’allevamento di una volta: in inverno mucche e capre rimangono a Boccioleto, poi in estate salgono negli alpeggi andando a recuperare alcune aree abbandonate come nella zona di Carcoforo. Tutto ha i ritmi biologici dell’andare delle stagioni perché il rispetto della vita in ogni sua declinazione è fondamentale.

«Si crea un feeling particolare tra animale e allevatore» - dice Greta intervistata a Rai Cultura. Come in tutte le fiabe c’è sempre un lupo cattivo così anche loro, immerse in un mondo incontaminato, devono fare i conti con gli equilibri dell’ecosistema e della fauna. Il pericolo del lupo è un evento possibile cui fare attenzione, Greta è moto chiara nel dire: «come potrei accettare che mi venga uccisa una capra? La gente pensa che intanto ce le pagano, ma al di là della questione economica c’è anche l’aspetto affettivo. Noi sappiamo quali sono gli animali che vanno venduti e quali invece fanno andare avanti l’azienda. È così che funziona».

Queste due giovani donne non cambierebbero per nessuna cosa al mondo la loro vita, hanno trovato il loro equilibrio, la loro atmosfera, i loro equilibri con madre natura. Come dice Greta basta poco per andare da un’altra parte, una vacanza è per tutti ed è possibile, ma il ritorno alle montagne è necessità ancora più forte del divagare in nuovi territori perché «da qui non mi muoverei per nulla al mondo».

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