Ha difeso la vita fino all'ultimo

“I veri valori etici possono nascere solo da una prassi di vita che si misura con i limiti, le passioni, le paure, le ritrosie, l’esasperazione del procedere alla ricerca di sé, nell’altro da sé” – dice Gino Strada. È proprio sull’infinito significato che si declina “nell’altro da sé” che si esprime l’itinerario della sua vita in un viatico tortuoso e difficile, denso di intemperie e paure, arginato dal desiderio di aiutare l’altro da sé.





“L’importante è capire fino in fondo che se ci sono persone che hanno bisogno di essere curate questo vada fatto (G. Strada)” poiché nulla ha senso e significato se difronte a tutto ciò si pone l’indifferenza, l’egoismo e la presunzione come unico percorso possibile. La vita di Gino Strada è senza dubbio un algoritmo perfetto nell’imperfetta imperfezione del mondo, dove l’essere e l’esserci costituiscono il dialogo verso l’altro e con l’altro.

È stato fondatore, chirurgo e filantropo, direttore esecutivo, l’anima di Emergency. Per lui “i pazienti vengono sempre prima di tutto”, così come il senso di giustizia, la lucidità, il rigore, la capacità di visione che hanno rappresentato i pilastri su cui la sua esistenza si è fondata. Eppure, lui sapeva sognare, divertirsi, inventare mille cose, era curioso e per certi aspetti ribelle seppur a volte spigoloso, diretto e determinato. Un uomo come Gino non poteva che amare la vita, e odiare la guerra, tutte le guerre anche quelle che accadono tra due amici, due fratelli due persone che si incontrano. Figlio di due operai, aveva avuto la fortuna di studiare. Così una volta laureato in medicina, con una brillante professione, si mette contro alle guerre tanto che: “ha difeso le ragioni della vita contro la violenza e la morte” – dichiara Mattarella. Fedele agli amici veri, conosciuti ai tempi del liceo classico al Carducci, in piazzale Loreto, lo stesso di Bettino Craxi, Claudio Martelli, Armando Cossutta.

È stato un uomo che senza dire niente a nessuno, almeno così era all'inizio della lunga carriera, ha rischiato la vita al fronte, in mezzo a morti, feriti, malati, contagiati. Armato di bisturi e medicine, di amore per la vita si è ritrovato nelle trincee più pericolose. È stato punto di riferimento di moltissimi colleghi medici, oltre che dei suoi tanti amici. Con le sue capacità di abile navigatore del mondo, compreso un inglese perfetto si è gettato in un percorso a ostacoli difficile e minato, eppure non si è mai arreso.

Aveva la capacità di unire le anime delle persone, faceva sentire tutti più forti e meno soli, anche se era lontano. Nel 2015 riceve il “Right Livelihood Award 2015” il Premio Nobel alternativo.

La figlia Cecilia, che per anni dopo la scomparsa della madre ha diretto l'associazione, è in mezzo al Mediterraneo a bordo di una nave della Ong “ResQ People” per soccorrere i disperati che attraversano il Mediterraneo, quando suo padre regala alla vita l’ultimo respiro. Questo racconta molto di quali valori abbia trasmesso Gino Strada alla sua famiglia e ancor più a sua figlia.

“Il mio papà non c'è più, ma non posso rispondere ai vostri tanti messaggi perché sono qui, dove abbiamo appena fatto un soccorso e salvato vite. È quello che mi ha insegnato lui e la mia mamma” – dice commossa Cecilia.

Gino Strada ha lasciato a tutta l’umanità un’eredità indiscussa, alla portata di chi vuole incontrare l’altro da sé senza censure e pregiudizi poiché “ha trascorso la sua vita sempre dalla parte degli ultimi” – dichiara il Presidente del Consiglio Mario Draghi. Quegli ultimi che hanno riempito il suo cuore di emozioni indicibili e narrabili solo attraverso il desiderio profondo di strapparli alla morte. Adesso che il velo dell’ultimo respiro ha messo il punto sulla sua esistenza terrena la speranza è che questa eredità non vada assolutamente persa nell’indifferenza e nell’incuria.


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