I suoi primi 60 anni - Carol Alt (on Novella2000)

Era il 1999 facevamo l’Erasmus in Portogallo, eravamo giovani, felici. Non c’era tempo per fermarsi a pensare ma è bastato distrarsi che sono passati venti anni”, prende avvio così la pellicola appena uscita: “Un figlio chiamato Erasmus”.

Ricky Memphis, Daniele Liotti, Paolo Kessisoglu e Luca Bizzarri sono i protagonisti, amici di vecchia data.




Un cast divertente, affiatato, ironico e al tempo stesso capace di far riflettere su alcuni aspetti significativi della vita. La pellicola scorre veloce, un susseguirsi di situazioni, di incontri, di colpi di scena assolutamente non scontati. Quattro amici, con in tasca la loro vita, costruita passo passo, ognuno con la propria variabile, a volte subita altre volte scelta.

Poi, in un andare della vita assolutamente definito, seppur insoddisfacente, accade qualcosa che rimette in gioco la stabilità vacillante e prende a pugni le insoddisfazioni di ognuno rovesciando su sé stessi ogni decisione assunta in precedenza.

Amalia, l’amica di vent’un anni prima, conosciuta in Portogallo durante l’esperienza dell’Erasmus, compagna di scorribande che tutti e quattro hanno amato quando, da studenti, hanno fatto l’Erasmus in Portogallo, muore.

Questa situazione li proietta tutti e quattro all’interno di un tuffo nel passato, quando la spensieratezza albergava nelle loro vite. Quando il mondo e la vita era tutta da costruire, definire, progettare.

Quando arrivano a destinazione, però, scoprono una verità imprevista: Amalia ha avuto un figlio da uno di loro, e solo un esame del DNA può svelare il nome del padre inconsapevole. Così la loro permanenza in Portogallo si prolunga, e inizia un’avventura on the road sulle tracce di questo misterioso ragazzo che dovrebbe avere circa vent'anni.

I quattro amici hanno ognuno di loro un carattere e una storia completamente diversa l’una dall’altra. Memphis è un produttore discografico, eccentrico; Liotti è un architetto affascinante che sta per sposarsi ma non sembra molto convinto della sua scelta, e il viaggio in Portogallo gli farà incontrare una vecchia fiamma che potrebbe sconvolgere il suo futuro; Kessisoglu è un prelato impegnato e austero con dei pregiudizi e dei rancori da affrontare; e infine Bizzarri è un uomo che vive alla giornata, solare e giocherellone, ma con un segreto difficile da condividere.

Così, di fronte a questa situazione non cercata, la voglia di riprendersi un pezzo di atmosfera passata, la leggerezza, il desiderio di mordere la vita, i progetti definiti lasciano spazio alla voglia di conoscere questo figlio, al desiderio di viversi l’esperienza della paternità seppur con venti anni di ritardo.

Uno stacco con il qui e ora, dove ognuno ha il suo mondo, la sua vita, il suo percorso fatto di scelte apparentemente volute, dove bisogna solo ingoiare bocconi amari. In poche parole, nessuno dei quattro è felice, ma subisce una situazione arrivata.

Le avventure si susseguono una dietro all’altra, omogenizzate alla voglia di trasgredire ancora nonostante tutto.

Simpatia, ironia, voglia di evadere, desiderio di trovare la giusta strada, sono gli ingredienti che fanno di questa pellicola un concentrato di autenticità, una spinta verso quel nutrimento tanto cercato e mai trovato, una motivazione a trovare la strada del cambiamento mandando a quel paese tutte le situazioni dovute ingoiare per forza.

Oltre ai quattro amici c’è una meravigliosa Carol Alt, che sa ancora bucare lo schermo con il suo fascino e la sua bellezza.

Un figlio di nome Erasmus” è il film (in streaming) che non ha assolutamente deluso le attese.

È il primo film italiano che, a causa della quarantena da Covid-19, salta l’uscita al cinema per andare direttamente on demand dal 12 aprile. Seppur una scelta forzata di certo piacevolmente attesa dal pubblico.

L’uscita al cinema era prevista per il 19 marzo, ma Eagle Pictures, ha deciso di contribuire alla campagna #iorestoacasa portando il film nelle case degli italiani sulle piattaforme VOD.

Una decisone coraggiosa che servirà da apripista per altri eventuali progetti che sono rimasti in standby visto le nuove direttive del governo per fronteggiare la diffusione del coronavirus in tutta Italia.

Alberto Ferrari è regista e sceneggiatore di questa commedia nostalgica e divertente che ha lo scopo di far riflettere sulla paternità, l’amicizia e la libertà.

Lui stesso dichiara che: “Ho scritto questo film per immaginare come si reagisce all’arrivo di una notizia che davvero ti rovescia la vita in un secondo. Non una notizia tragica, nessuna malattia diagnosticata, nessun lutto improvviso. Una notizia positiva, almeno in sé. Essere padre”.

Ed è proprio così, uno tsunami che travolge ma non fa male bensì aiuta a prendere finalmente le giuste decisioni. Quelle decisioni che permettono di nutrirsi di buono, di arricchirsi di amore, di non lasciarsi più andare agli obblighi subiti.

Cosa accadrà di fatto in questa avventura? Per scoprirlo guardate il film, è una pellicola che non deluderà bensì aiuterà ognuno a comprendere aspetti importanti di sé e della propria vita. Che possa essere anche per voi un momento di cambiamento? Chissà. Potrebbe visto anche il momento che stiamo vivendo ottimo per progettare qualcosa di nuovo, avvincente e coinvolgente che finalmente offra la soddisfazione cercata e non ancora trovata.

Provare per credere!