Il calzolaio dei Sogni (on Novella2000)

La vita si costruisce anche grazie ai sogni.

Salvatore Ferragamo aveva un desiderio nel cuore: diventare Il Calzolaio dei Sogni (libro da lui scritto e pubblicato nel 1957).






Di strada ne ha fatta tanta partendo da un piccolo paesino dell’Irpinia, Bonito, fino alle luci sfavillanti di Hollywood. Le sue creazioni hanno accarezzato i desideri di Star non solo italiane ma anche oltreoceano, incastonandosi nell’immaginario collettivo come il simbolo dell’assoluta perfezione della scarpa sia maschile sia femminile.

La scarpa è un oggetto importante non deve solo essere perfetta o incarnare uno stile iconico, deve essere anche comoda, alla moda e dare un significato allo stile del momento.

È un’arte, una creazione che nasce piano piano, si taglia la tomaia. S’incolla il tacco. S'imprime la suola. Un percorso che può essere industrializzato ma nonostante tutto racconta una storia fatta di genio e creatività, di artigianalità e dedizione, di emozioni e ricerca.

Una scarpa racconta una storia, narra un’idea, contiene un progetto.

Un progetto che ha portato un uomo a costruire un impero approdato in un secondo momento in una città Toscana. A Firenze Ferragamo ha costruito il suo quartier generale dopo l’esperienza americana.

La storia di questo creatore di sogni è raccolta da Luca Guadagnino che regala al pubblico della 77esima Mostra del Cinema di Venezia un docufilm fuori concorso sulla vita di Salvatore Ferragamo dal titolo Salvatore - Shoemaker of Dreams.

È una pellicola dove l’arte, la seduzione, la dedizione, l’amore per il proprio lavoro danno vita a un prodotto come se fosse una seducente avventura cucita tra il fascino e l’erotismo, tra la passione e il calore di una carezza.

Salvatore Ferragamo s’inchinava ai piedi delle Star e non solo per raccogliere le informazioni necessarie affinché il suo prodotto fosse assolutamente unico. Nonostante l’esser diventato famoso mantenne inalterato il suo stile di raccogliere minuziosamente il racconto del piede che avrebbe calzato la sua creazione come se fosse davanti a un pezzo di marmo cui dare forma e anima. Questa è una delle tante virtù di un uomo che ha saputo raccontare il suo sogno attraverso la creazione di scarpe, senza vergogna pur avendo i collaboratori giusti al suo fianco lui si metteva chino e ascoltava, osservava, ricamava quei piedi che avrebbero indossato una sua creazione. Un calzolaio visionario che ha saputo racchiudere nel suo estro la magia delle forme artistiche per vestire piedi famosi.

«Il film comincia con il meccanismo della creazione della scarpa Marilyn: assistere al processo degli artigiani che ancora creano queste opere è per me come il miele per le api», dice, lo stesso regista, Luca Guadagnino. L’artigianalità non ha persona la sua caratteristica più intima pur divenendo industria.

Il docufilm ha un impatto emotivo forte, denso di emozione poiché conduce all’interno di un mondo dove nascono e prendono forma delle opere d’arte da indossare.

Ciò che accade durante la proiezione del docufilm rende bene l’idea di come due ragazzi del Sud sono giunti a conquistare Hollywood in epoche diverse: Salvatore Ferragamo e Luca Guadagnino, ognuno grazie alla propria professionalità imbevuta di creatività e originalità hanno raggiunto la stessa meta, vinto le stesse sfide

L’idea di questa narrazione di vita del grande ciabattino delle dive nasce dalla passione e ben si sa «la passione è un sentimento che ti abita e non hai consapevolezza, magari le persone ti dicono “come sei passionale”, Salvatore era un uomo passionale» - prosegue Luca Guadagnino intervistato dopo la visione del suo lavoro. La passionalità trasuda dalla pellicola tanto che lo spettatore se la sente addosso e non può che lasciarsi coinvolgere da questo racconto di vita vissuta.

Il segreto di Ferragamo è racchiuso non solo nella trama della sua creatività visionaria bensì anche nella qualità che «vuol dire la cura, la disciplina, e l’etica che si vuol mettere nelle cose e in Ferragamo era la sua struttura indiscussa» - prosegue Guadagnino.

La storia di Ferragamo è qualcosa di assolutamente inciso nella nostra cultura artigianale, è un viaggio Ulissiano che lo ha portato a vincere le sfide più ardue, al tempo stesso il film di Luca Guadagnino gli conferisce una bellezza del dettaglio umano ed estetico che racchiude in un’unica sinfonia una lunga storia di vita fatta di salite ma anche di discese vertiginose, di vittorie ma anche di cadute.

Regista e protagonista della storia sono due fuoriclasse accumunati dalla stessa voglia di riscatto, dal desiderio di narrare una storia sia essa attraverso una pellicola sia attraverso una scarpa dai dettagli perfetti.

La famiglia Ferragamo desiderava omaggiare il suo capostipite con qualcosa che raccontasse la sua storia, la sua meravigliosa evoluzione artistica tanto che, dice Giovanna Gentile Ferragamo, «è una cosa che avevamo a cuore da tempo, per far conoscere da dove fosse partita la storia incredibile di una persona che da meno di niente è riuscita a raggiungere tutti gli obiettivi. Conoscendo Guadagnino è scoccata la scintilla».

Una scintilla che ha acceso la macchina imponente della regia dando vita a una pellicola emozionante, intrisa di vissuto, partecipata da emozioni che si radicano dentro l’anima.

Ma Ferragamo non è solo il calzolaio delle dive, lui è anche l’uomo coraggio, capace di salpare in nave dal capoluogo campano, in terza classe, con due camicie, un cambio di biancheria, i calzini e qualche vivanda, alla volta dell’America. Un viaggio verso l’ignoto che gli ha sicuramente dato l’opportunità di trovare e pianificare la sua strada, di coltivare e nutrire il suo sogno.

«Ferragamo va a Hollywood quando questa sta nascendo e lui è uno dei creatori di Hollywood dal suo punto di vista. È amico di grandi Stelle, crea scarpe per contribuire alla costruzione dello star system, per cui la sua storia è anche molto la storia di Hollywood» - prosegue il regista Guadagnino.

In America Ferragamo non solo ha trovato sé stesso, ma ha creato sé stesso, la sua identità di stilista, il suo cuore di estro, la sua natura visionaria e innovativa, iconica e passionale. Lui altro non è che uno sculture di sogni da indossare per camminare nel mondo della vita. Nel docufilm troviamo le interviste ai suoi colleghi americani: Deborah Nadoolman Landis, Manolo Blahnik, Christian Louboutin, assolutamente concordi nel ritenerlo un vero Maestro.

La pellicola è una sorta di racconto fiabesco di un sogno realizzato dove, come per Cenerentola, la scarpa rappresenta il punto di snodo di un futuro meraviglioso.