Il Festival è l'autocoscienza di noi italiani

Il Covid-19 ha radicalmente sradicato la vita di ognuno di noi, ha dettato le sue regole, ha stravolto qualsiasi certezza, ponendoci in una dimensione surreale. Nonostante questo tsunami, il Festival di Sanremo che quest’anno giunge alla 71esima edizione non si arrende.




La pandemia non è riuscita a rinviare questa kermesse che coinvolge il mondo della canzone italiana e non solo. Tant’è che sta per aprire i battenti nei primi giorni di marzo. I preparativi fervono, gli artisti sono, come ogni anno, un numero nutrito, volti noti tra i big e sguardi da scoprire per le nuove proposte. Di fatto è un palcoscenico che promette una settimana dirompente e assolutamente perfetta. Il Festival, si sa, è un appuntamento che gli italiani, grandi e piccoli, adolescenti o persone impegnate a far decollare la propria carriera, aspettano con interesse e curiosità. Perché è così tanto amato? Sono ben 71 anni che si ripete la stessa trasmissione, nello stesso palcoscenico, con la stessa modalità: scegliere, tra le canzoni che si sono aggiudicate la partecipazione, il vincitore.

Stringere tra le mani la statuina del premio è senza dubbio un’emozione che non solo le nuove proposte ma anche i big in gara vogliono provare almeno una volta nella vita. Per un programma così longevo deve esserci qualche stana alchimia che lo rende irresistibile.

Che si voglia o no è un appuntamento annuale che detta la sua legge tanto da riuscire a mettere gran parte degli italiani davanti al televisore per ben sei sere di fila. Nella settimana del Festival accade un po' quello che si vive nella frenetica Fashion week oppure durante manifestazioni ancor più popolare come un Mondiale di calcio. Alcuni programmi quotidiani lasciano il passo a questo momento, altri si concentrano solo ed esclusivamente sull’evento musicale, cercando di sviscerare ogni più piccola informazione anche la più insignificante.

Perché tutto ruota per un’intera settimana su un solo evento?

Il Festival di Sanremo ha la capacità di catturare un ventaglio molto variegato di persone, diventa l’argomento di dialogo che coinvolge non solo la popolazione bensì anche le reti televisive, le radio e i magazine che cercano di accaparrarsi l’intervista più esclusiva.

È un lavoro così ampio - dove molteplici professionalità e ambienti vengono coinvolti - che tocca le corde di molti. C’è chi guarda Sanremo solo per curiosare tra i nuovi talenti, chi attirato dagli outfit che sfoggiano i partecipanti, chi per godersi un momento di tranquillità e leggerezza nella routine quotidiana, chi vuole assaporare i big con le nuove canzoni, chi desidera gustarsi i milioni di fiori che preannunciano la primavera portando una ventata di nuovi profumi e così via. Insomma, ognuno ha la sua ragione personale per seguire questo evento. La cosa certa che Sanremo piace e non smetterà mai di piacere ed essere seguito. È un po' la storia di noi italiani, quel fiore all’occhiello che ci fa riconoscere nel mondo.

Ci sarà pure una ragione che smuove tutto questo? Non una ragione di natura economica-finanziaria bensì una ragione emotiva. Ebbene sì, la ragione c’è tanto che la spiegazione arriva dritta dritta dalla psicologia della folla. Potremmo dire che il Festival di Sanremo crea una determinata circostanza che promuove nelle persone una risposta collettiva a un dato evento o situazione.

Tanto che «la personalità cosciente svanisce, i sentimenti e le idee formano così un’anima collettiva, senza dubbio transitoria, ma con caratteristiche molto precise. La collettività diventa allora (…) una folla organizzata o se preferiamo, una folla psicologica. Tale folla con un solo corpo ed è sottomessa alla legge dell’unità mentale delle folle (G. Le Bon)». Così il contagio mentale orienta i comportamenti a tal punto che l’individuo sacrifica molto facilmente l’interesse personale all’interesse collettivo. A ciò si aggiunge la suggestionabilità che un evento come Sanremo produce così che il «contagio da Festival» fa sì che l’individuo cada in uno stato particolare, assai simile allo stato di fascinazione dove resta assolutamente coinvolto e catturato.

Perché avviene tutto questo? La risposta si trova all’interno del significato psicologico dell’inconscio collettivo e dell’emotività che determinati programmi riescono a stimolare nello spettatore. Ben sappiamo che nella folla predomina l’inconscio, così che l’individuo è un istintivo e segue ciò che quella visione è capace di produrre all’interno del suo mondo interiore.

Al tempo stesso sappiamo che la folla ha bisogno di un capo e in questo il Festival di Sanremo non lo fa mancare anzi rinnova il conduttore creando stimoli nuovi negli spettatori.

Un conduttore capace crea l’affermazione di sé e di ciò che presenta, il rinforzo lungo le sei giornate del Festival penetra nelle menti delle persone al punto che diventa una verità assoluta e accettata. Da tutto questo si sviluppa il contagio, ovvero le idee, i sentimenti, le emozioni, le credenze, possiedono tra le folle un potere contagioso intenso che porta a far si che Sanremo sia una trasmissione con uno share altissimo, amata e seguita, anno dopo anno. Non dimentichiamoci che il prestigio e il successo fanno da corollario a questo scenario così che il processo di identificazione conclude l’itinerario all’interno di sé. Che si voglia o no il Festival di Sanremo ha inciso delle tracce indelebili sull’evoluzione della nostra società. Il Festival non solo è un’efficace confezione melodica di un testo con un buon attacco, è anche un luogo fertile dove alcune sfide come, ad esempio, l’autodeterminazione femminile e la libertà sessuale hanno preso vita. Sanremo è anche baluardo di una cultura nazional-popolare che in Italia esiste e resiste, vive di sentimenti semplici e duraturi. Guardi, ascolti, ti rilassi. Sanremo è un potente rito liberatorio. È l’esserci senza esserci.

Tuttavia, se il Festiva di Sanremo è arrivato a festeggiare la 71esima edizione un motivo ci sarà. Non è solo audience, kermesse, pettegolezzi, noia o passione; è anche uno dei momenti in cui le persone si sentono unite, coinvolte, in un itinerario canoro attraverso cui si racconta e si interroga la nostra appartenenza, la nostra nazione, il nostro modo di essere italiani.

Tornando alla riflessione iniziale: perché Sanremo piace? Perché Sanremo è Sanremo!







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