Il mio bambino dice bugie

Sarà capitato anche a te che leggi di aver detto una bugia. Non è poi la fine del mondo! Non credi? Le bugie non hanno età. Gli adulti lo sanno molto bene ed è inutile facciano quelli che … tanto anche loro se si guardano bene e sono onesti qualche bugia sia da piccoli sia da grandi l’hanno detta.




A quando risale la prima bugia? Perché un bambino impara a mentire?

Le bugie rappresentano per il bambino una fase evolutiva assolutamente normale che, in genere, si risolve con l’avanzare dello sviluppo. Tuttavia, il contenuto della bugia ci può aiutare a comprendere molte cose su ciò che si anima e abita il mondo interiore di nostro figlio(a). Le bugie – un po' come i sogni - sono lo specchio dei desideri, bisogni e paure. La bugia per il bambino è uno spazio segreto, intimo, un luogo molto personale tra la realtà e la fantasia. Una bugia racchiude in sé sentimenti ed emozioni difficili da mostrare. Ciò detto bisogna però prestare sempre molta attenzione poiché ciò che può essere sufficientemente accettato per il normale sviluppo del bambino potrebbe, se cronicizzato, diventare un vero problema. Ogni periodo nel ventaglio evolutivo che dall’età prescolare arriva fino alla pubertà offre informazioni importanti per orientarci a comprendere se la bugia è fine a sé stessa oppure nasconde qualcosa che al genitore funge come campanellino d’allarme.

È proprio nel periodo dell’età prescolare che i bambini si cimentano con le bugie, intorno ai tre anni, scoperto che possono dare sfogo alla fantasia sono coinvolti da questa esperienza. Le bugie di questo periodo sono innocenti e senza secondi fini, invenzioni fantastiche – come l’amico immaginario che inizia a presentarsi in questo periodo - costruzioni che gli consentono di negare una marachella anche evidente o di modificare le verità che non gli piacciono e che sentono difficili da affrontare.

Così la bugia è una piccola narrazione rivista e corretta dal punto di vista del bambino che cerca di dare un volto e una storia diversa al quotidiano e all’accaduto. È infatti a tre anni che inizia a formarsi e strutturarsi il pensiero magico, è il tempo dove le narrazioni lette del genitore vengono recepite con entusiasmo cui, il bambino, unisce la sua vena narrativa e fantastica.

Se a un bimbo di tre-quattro anni chiedete cosa ha fatto il giorno precedente, la risposta può variare da nulla alla meticolosa descrizione di un divertente pomeriggio di due mesi prima. Ciò mette in evidenza che lo spazio-tempo, l’essere qui e ora, le relazioni sono confuse tra sensazioni emotive e corporee. L’immaginazione è un aspetto importante e il bambino ha la necessità di sperimentarla, quale miglior metodo l’invenzione di narrazioni fantastiche? È in questa fase evolutiva che il bambino inizia a staccarsi dalla dipendenza verso il genitore, tipica dei primi anni di vita, ad una graduale autonomia anche attraverso il sotterfugio.

Il problema sorge solo quando l’alterazione della realtà, presente nei loro racconti, nasce da traumi, ansia o forte paura di non essere accettati. Sono questi i campanelli d’allarmi cui il genitore deve assolutamente prestare attenzione. La prima cosa da fare è cercare di condividere il loro mondo incantato, questo ci permetterebbe di scoprire molto di più. quindi ascoltate vostro figlio(a) con attenzione. In questo modo il bambino capisce che state giocando anche voi, e che raccontare storie va bene, ma non dire le bugie, ed evita di fargli sviluppare una percezione di sé come di un bugiardo. La modalità con cui un genitore affronta questo momento è essenziale per il bambino, lo aiuta a distinguere tra il raccontare di un mondo fantastico e il mentire.

Durante l’età scolare le cose acquistano una visione diversa. Dopo i 5 anni il bimbo acquisisce la capacità di distinguere in modo chiaro la realtà dalla fantasia e, di conseguenza, anche il vero dal falso. La bugia può nascere dalla ricerca di approvazione o dal desiderio di indipendenza. Un aspetto importante è rendersi conto se il bambino(a) ha scarsa autostima così da tendere ad abbellire la verità, esagerare o vantarsi nel tentativo di impressionare gli altri, o per sentirsi adeguati rispetto ai compagni. I bambini insicuri cercano sempre un modo per catturare l’attenzione e la bugia è un’ottima strategia per ottenere attenzione e interesse.

Cosa fare se la cosa si fa continuativa e non cambia?

Il buon esempio è sempre un ottimo insegnamento che permette al bambino di introiettare all’interno di sé aspetti sani, fiducia e verità. Se i genitori per primi ricorrono a piccole e grandi bugie, anche solo per evitare seccature o domande imbarazzanti, anche il bambino si sentirà autorizzato a farlo. Cosa questa che lo porterà poi in futuro a utilizzare la stessa modalità comportamentale anche in età adulta.

Come affrontare tutto questo?

Mai dare al bambino l’etichetta del bugiardo poiché lo intrappolerà in un pregiudizio o in una credenza da cui sarà difficile poi uscire e conquistarsi la fiducia dell’altro.

Nel momento in cui nostro figlio ammette con sincerità i suoi errori non bisogna punirlo; bisogna porsi a comprendere altrimenti in tutta risposta potreste ricevere bugie su bugie.

Ricordatevi che la verità premia sempre e che una bella bugia è sempre peggio di una brutta verità. Con la verità si vince sempre anche se è una pillola amare, ma c’è sempre una strada per migliorare, comprendere e risolvere.


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