Il mio colpo grosso - Intervista esclusiva a Umberto Smaila (on Novella2000)

Sai che a ottobre mio figlio mi farà diventare nonno per la prima volta!”, un traguardo importante per un uomo dello spettacolo che il 26 giugno compie 70 anni. Un anno importante, ricco di nuovi arrivi e tanti progetti. Una carriera lunga una vita che, di volta in volta, si è rinnovata portandolo sempre a successi densi e ricchi di significato.

Veronese di nascita, ha sempre avuto un sogno nel cassetto: entrare a far parte del mondo dello spettacolo. C’è riuscito, non credete!



Inizia con “I Gatti di Vicolo Miracoli”, poi arriva “Colpo Grosso”, dove raggiunge la fama, da lì la sua carriera si è snocciolata fluidamente. Lui non è solo un conduttore, Umberto Smaila è attore, compositore, musicista e un grande imprenditore. Il suo marchio “Smaila’s” vanta molti locali di successo sparsi in Italia e all’estero.

È in montagna con la sua seconda moglie (Fanny Minati, sposata nel 2008) dieci anni più giovane di lui, da cui ha avuto i figli Greta (18 anni appena compiuti) e Roy (21 anni). Con loro c’è il cane Whisky che li segue in ogni spostamento. Con la prima moglie Patrizia Frassini sono nati i figli Giorgia e Rudy, quest’ultimo ha seguito le orme del padre e lo renderà nonno.

Una vita intensa che nonostante il lockdown non ha avuto battute di arresto.

Umberto, quanto secondo te il lockdown ha cambiato la modalità di stare in relazione con l’altro, di divertirsi e di vivere?

È una situazione romanzesca, sembra di aver vissuto in un incubo. Siamo stati costretti a star chiusi per tre mesi in casa, a non avere rapporti umani, a cambiare le nostre abitudini. Molte cose sono cambiate, c’è voglia di tornare alla normalità.

Il modo di divertirsi degli anni ’80 è diverso da quello attuale?

No, assolutamente no! Io ho fatto la mia prima serata giovedì scorso a Milano. Ho avuto la sensazione che il tempo si fosse fermato, questi tre mesi sono volati. La gente si divertiva come prima, ovviamente avevano l’atteggiamento un po' più composto, ci sono delle regole da seguire, per cui non facevano trenini o balli dove si sta molto vicini. Le signore che frequentano il Parioli di Milano, un locale molto trendy, avevano la stessa voglia di divertirsi di qualche mese prima. Questo per dirti che le persone negli ultimi anni si divertono nello stesso modo. Noi italiani siamo un popolo di emotivi, abbiamo voglia di cantare, di divertirci. Certo bisogna dare il là alle persone, dobbiamo trascinarle, motivarle, così vengo chiamato io per dare questo famoso là per farli divertire. Gli italiani si divertono sempre più o meno allo stesso modo, non è cambiato molto dagli anni ‘80. Adesso, dopo il lockdown, hanno più voglia di divertirsi, di tornare alla normalità.

Tu ti diverti facendo divertire gli altri oppure è solo lavoro?

Se io non mi divertissi non potrei trasmettere divertimento. È una formula che vale per tutti gli artisti. Penso che anche il Maestro Muti, quando dirige la sua orchestra, prima si diverte non potrebbe coinvolgere il suo pubblico, non trasmetterebbe alcuna sensazione se non fosse così. Tuttavia, c’è di mezzo l’emozione, la fatica e quant’altro ma la catarsi è fondamentale, è quello che mi fa sostenere una vita molto spesso faticosa fatta di spostamenti continui. Il successo di questi ultimi 25 anni è dovuto alla mia formula: la gente sente e capisce che a me piace.

Come nasce la tua formula?

È nata un po' casualmente. Io sono uno strumentista, un compositore, suono il pianoforte sin da bambino. Ho composto molta musica sia per i cantanti sia per il cinema, ho fatto più di 30 film. A un certo punto mi sono ritrovato ad avere un repertorio molto vasto di canzoni, le facevo a Colpo Grosso, poi per i miei amici in occasioni saltuari. Avevano un successo pazzesco allora mi sono detto: perché non lo faccio in uno spettacolo? La cosa ha iniziato a funzionare bene, ed ecco che allora da lì a macchia d’olio si è espansa. Sono arrivato a fare più di 250 serate all’anno. Ora le cose sono un po' cambiate, anche se questo resta il mio mestiere.

Quanto ti ha aiutato nel tuo lavoro l’esperienza fatta cin i Gatti di Vicolo Miracoli?

Dentro a queste mie performance c’è anche tutto il mio passato di cabarettista e attore, di funambolo. Viene fuori un misto di stili che … ma soprattutto è il coinvolgimento la chiave. Coinvolgere la gente, farla sentire protagonista.

Il segreto del tuo successo è far diventare protagonista lo spettatore?

Esatto! Poi ho trasmesso questa mia passione a mio figlio Rudy che continua la mia strada, qualche volta suoniamo assieme, spesso va da solo. Per dirti sabato sera ha suonato al Twiga del Forte dei Marmi ed è stato un bel successo. Mi ha chiamato e mi ha detto: “Papà ho spaccato tutto!”. Mi ha mandato la foto con la Gregoraci. Ho trasmesso a mio figlio la mia arte di coinvolgere, di non essere solo un cantante, ma di essere un intrattenitore, uno showman. Lui ha imparato questo mestiere da me e sono orgoglioso.

La tua famiglia come si è integrata con il tuo lavoro, tu hai una vita sempre con la valigia?

Il mio ménage familiare adesso è con mia moglie e i miei due figli più piccoli. Greta di 18 anni appena compiuti e Roy di 21 anni che si sta laureando. Loro comprendono e capiscono, c’è armonia e un buon rapporto. Adesso sono grandi, hanno i loro interesse. Io e mia moglie ci siamo ritagliati qualche giorno in montagna mentre loro sono impegnati nelle loro cose.

Progetti nuovi?

Venerdì sarò in Calabria per l’inaugurazione di un nuovo Smaila’s al Blanca Beach di Tropea. Il mio primo spettacolo sarà venerdì al Blanca Beach Smaila’s c’è.

Un aneddoto al tempo dei Gatti di Vicolo Miracoli?

Ne ho tantissimi. È stato tutto un aneddoto. Una cosa molto simpatica riguarda le tournée, dovevamo andare in giro con un’auto e si caricava tutto lì: strumenti, un riflettore, bagagli e cinque persone. Qualche volta mettevamo il contrabbasso sul tetto legato con una corda. Avevamo assunto un tecnico delle luci che doveva farci anche da autista: Diego Abbatantuono. Lui era il nostro autista e tecnico luci, doveva solo accendere e spengere il riflettore, ovvero buio o luce, nulla di più. Aveva sempre il solito blazer blu. Diciamocelo andavamo a lavorare ma cercavamo anche di divertirci e cuccare qualche ragazza. Il problema era che lui doveva fare l’autista ma non aveva la patente, ha fatto passare 5 anni prima di prenderla, nel frattempo in attesa che la prendesse, guidavo sempre io, ogni volta rinviava.

Una serata indimenticabile?

Tutte sono serate indimenticabili per me!

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