Il teatro e niente altro

Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico (Martin Buber)”. Massimiliano Gallo è “qualcosa di nuovo che non è mai esistito” seppur sia nato e cresciuto in una famiglia di attori che hanno segnato una traccia indelebile. Con lui si apre un nuovo cammino costruito sin dalla tenera età, fatto di sogni, fatiche ed emozioni infinite. Teatro, cinema e televisione sono la sua casa, lui è uno degli attori italiani più premiati e impegnati, si racconta con l’anima e il cuore in una narrazione fluida e coinvolgente.





Com’è l’infanzia di un bambino che nasce in una famiglia di grandi artisti?

È un’infanzia sognante, felice, un periodo molto bello della mia vita. Sono l’ultimo di quattro figli, mi coccolavano tutti. È vivere in una dimensione parallela a quella reale.

Cosa ricordi?

I racconti di papà, per me era un supereroe. Aveva tante cose da raccontare. Lo vedevo sempre in TV. Poi, quando è diventato anziano, mi sono come “stranito. È difficile vedere un genitore invecchiare.

Il primo impegno lavorativo a cinque anni?

Ho iniziato con mia madre, aveva una compagnia teatrale per bambini. È nato per gioco, facemmo una festa a scuola, c’era uno spettacolo fatto dai bambini, feci un tango con una bambina.

Ricordi?

Avevo dieci anni, non volli uscire in scena. Poi, quando ero più grande, recitavo in “Natale in casa Cupiello” con Carlo Giuffrè, nel ruolo che fu di Luca De Filippo, eravamo in tournée nei teatri più importanti, una sera ebbi una sorta di attacco di panico, iniziai a comprendere che avevo un vasto pubblico davanti. Il panico salì intenso.

Come l’hai superato?

Da solo, la sera stessa. Sarebbe stato un grosso problema vivere male quel momento di uscita nel palcoscenico, così ho guardato in faccia la paura ed è diventata coraggio, l’ho superata. Da allora il teatro è la mia casa. Il pubblico è difficile da affrontare.

Quando ha pensato di fare l’attore?

Da sempre ho pensato di fare questo mestiere. L’ho sempre amato, ero sicuro che avrei fatto questo lavoro.

Avrebbe scelto un’altra carriera?

Non avrei fatto assolutamente nulla di diverso né l’astronauta né il pompiere! È stato un vantaggio essere nato nella mia famiglia. Oggi ci sono ragazzi senza una passione, senza un’idea di cosa fare nella vita, sono come smarriti, vivono in un limbo senza prospettive. Avere una passione forte come la mia è stata una grande fortuna.

La famiglia di attori favorisce od ostacola?

Sono vere entrambe le cose: sei avvantaggiato rispetto alla formazione, quasi da famiglia circense, ti hanno spiegato che per fare questo lavoro necessita studio, determinazione, dedizione e fatica. Anche il pubblico ha una proiezione affettiva per il figlio d’arte, è un bonus che ti devi giocare molto bene, te lo bruci velocemente se non sei capace di gestirlo.

La sua passione più grande oltre alla recitazione?

Mi piace lavorare il legno, andare a pesca. Il legno è plasmare qualcosa di vivo, ti dà molte emozioni, è una passione molto intima.

Il legno è un legame con la propria origine?

Ecco la psicoterapeuta (ride). Si, sarà pure quello!

Una cosa cui non rinuncerebbe mai?

Il teatro.

Nella vita non importa quante volte si cade, l’importante è come ci si rialza, lei è mai caduto?

Sono inciampato più volte, più che caduto. Non sono una persona che si abbatte facilmente.

Inciampato?

Nel senso che nel mio percorso ho incontrato persone che mi sono passate davanti, ho avuto delle delusioni lavorative. Tuttavia, ho sempre continuato a correre pensando che la corsa fosse molto lunga.

Un Forrest Gump?

Non mi sono mai distratto dal traguardo, anche chi mi è passato avanti lo guardavo pensando: “ci vediamo all’ultimo chilometro”.

Come coniuga famiglia e lavoro?

Ho una figlia di 19 anni che studia psicologia, vive a Roma con la madre. Può accadere che non ci vediamo per mesi, perché il mio lavoro è diverso dagli altri. Spesso viene a Napoli. Cerchiamo di rubarci un tempo nostro.

Quanto è difficile essere genitore?

È difficilissimo!

Che padre è?

Cerco di essere un padre onesto. Con mia figlia parliamo tantissimo, credo di aver costruito un buon rapporto, abbiamo un dialogo aperto, senza censure, mi ha visto nei miei momenti più fragili. Sa che non ha un padre supereroe.

Perché sua figlia non ha continuato la tradizione di famiglia?

Non ne ha mai voluto sapere, non l’ha mai forzata, l’ho lasciata libera di seguire le sue passioni. Fa psicologia, è contenta, io sono contento perché la vedo soddisfatta.

Il pubblico nel corso della sua carriera è cambiato?

È cambiato il modo di consumare le cose.

Perché consumare?

È il temine che più spiega quello che sta accadendo. C’è molto meno tempo di soffermarsi sulle cose. Il consumo è veloce, è difficile che una cosa resti nella memoria di chi l’ha vista. Un po' lo specchio del tempo, tutto corre veloce. Questo si risente ad esempio nelle sale cinematografiche perché ti sei tuffato nei film a casa. Il teatro e i libri che sono rimasti fedeli a sé stessi non risentiranno di questo cambiamento.

Un sogno nel cassetto?

Fare l’artista, nel senso di essere sempre più libero dalle scelte obbligate, che io non ho mai fatto. Ho sempre scelto film indipendenti, a basso costo che, poi, in sette anni mi hanno sempre portato a Venezia.

Cosa farà da grande?

Un film tutto mio, con la mia casa di produzione.

2 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti