L'inno della pettegola

«Signore e signori buonasera tra qualche istante trasmetteremmo l’Inno della Pettegola. Storia musicale surreale interpretata da Dario Gay con la partecipazione straordinaria di Mauro Coruzzi, in arte Platinette. Buona» lettura «e buon pettegolezzo» - annuncia la signorina buonasera Maria Giovanna Elmi lasciando il passo a un’intervista divertente e curiosa.




Cara Platinette, te lo avranno chiesto in tutte le salse, così per iniziare te lo chiede anche Novella2000, chi è Mauro?

«Eh, lo devo ancora individuare e non sono più un ragazzino. È un enigma. Investo, alla scoperta di me, la stessa curiosità e passione con cui vedo un film, un’opera d’arte. Non vorrei mai arrivare a una conclusione dicendo, come in molti affermano, “mi conosco bene”, perché è come metterci una lapide».

Mauro si conosce?

«Non mi conosco affatto e sono felice di non conoscermi, così non mi annoio. Ho ancora molti territori da esplorare».

Che cos’è la vita?

«La vita, per me» - racconta Mauro - «è una noia mortale se non è condita dalla curiosità di esplorare ancora qualche territorio sconosciuto di sé».

Tornando alla domanda iniziale chi è Mauro?

«Un uomo molto solitario, al tempo stesso è una creatura con molta voglia di socialità ma intorno non è che abbondino le occasioni».

Con noi c’è anche Dario Gay, la curiosità si fa intrigante e Novella2000 che sa tutto di tutti, è curiosa di sapere se il flirt con Rita Pavone, fu pettegolezzo o verità?

«Nel ’90, mi definirono l’amante di Rita Pavone!».

È vero che sei riuscito a far cantare insieme Rita Pavone e Milva?

«Rita Pavone e Milva sono due miti» – dice Dario - «ho con entrambe un bel rapporto di amicizia. Con Milva in quel periodo producevo un album, il tutto avvenne in maniera spontanea, su sua richiesta».

Come nasce l’amicizia tra Dario e Mauro?

«Nasce da un’amicizia molto antica» - narra Mauro - «l’ho conosciuto come artista intervistandolo per un album e una sua partecipazione a Sanremo. Un’amicizia che è rimasta lì, che non si è sviluppata con una frequentazione. Nel primo lockdown mi ha mandato un messaggino con i saluti di Rita Pavone, un’amica comune (con Rita cinque anni fa abbiamo fatto Ballando con le Stelle, io sono un fan sfegatato della Pavone) e aggiunge “devo farti una proposta” che si è concretizzata nei mesi a venire, durante l’estate. Così mi fa sentire la canzone».

«Con Mauro» - racconta Dario - «c’è una conoscenza e un’amicizia che nasce negli anni ’90 quando lui lavorava a Radio Parma, mi intervistò per il mio primo album. All’epoca non sapevo nemmeno chi fosse Platinette, tanto che qualche anno dopo incontrandolo come Platinette non l’ho riconosciuto. Negli anni abbiamo mantenuto un buon rapporto, ci siamo sempre sentiti».

Avete delle cose in comune?

«Molte» - dice Dario - «tra cui l’ironia caratteristica che ci accomuna molto. Lo adoro è una persona incredibile, da cui imparo sempre qualcosa perché, a differenza di me, è un pozzo di cultura. Poi è un grande artista».

“Inno alla pettegola” un testo particolare?

«Chi mai avrebbe fatto un inno a una figura come quella della pettegola, dell’inciuciona, quella che organizza delle occasioni terribili non tanto per invidia quanto perché è una poveretta che si annoia e non sa che cavolo fare» - racconta Mauro mentre Dario prosegue - «Ascolto l’“Inno della pettegola” e mi viene in mente lui. Lo chiamo e ci incontriamo. In macchina, sotto la pioggia abbiamo ascoltato la canzone. Lui una volta ascoltata si è illuminato, gli è piaciuta. È una roba sua, da fare insieme».

Mauro poi cosa accade?

«Ascolto il pezzo, lo mettiamo in piedi, lo provo. Nel frattempo, c’è la scomparsa di Franca e automaticamente mi si è accesa una lampadina. Mi chiedo: “possibile che nessuno l’abbia ricordata tranne che nel solo momento della morte, poi più nulla! Sparita totalmente”. Ho pensato che poteva essere un omaggio a lei, a Franca».

È una canzone per il grande pubblico oppure solo per alcuni?

«Arriva a tutti» - narra Dario - «può piacere anche ai bambini perché è leggera, il testo è cucito insieme a un’ironia di spessore. Racconta con leggerezza il personaggio della pettegola che è fruibile da tutti».

Perché una canzone dedicata a Franca Valeri?

«Con Mauro» - dice Dario - «abbiamo scoperto di avere la stessa passione per la Valeri. Ascoltando questa canzone non avevo mai fatto un accostamento con Franca Valeri, avendo scritto il testo non mi ero accorto di questa similitudine, lui dall’esterno è riuscito a vederla con un altro occhio. Appena l’ho sentita ha pensato subito a Franca. “Noi dovremmo dedicarla a lei” c’è il suo pettegolezzo, la sua modalità leggera di fare ironia».

Cosa ha rappresentato per voi Franca Valeri?

«Una presenza formidabile» - racconta Mauro - «Le sue lunghe telefonate televisive, dense di notizie sulle amiche e non solo, di verità. La canzone poteva rivalutare il ruolo della pettegola, non quello di una semplice, perfida e anche un po' disgustosa che straparla male degli altri, ma una che movimenta le cose della vita con un filo di sceneggiatura, magari non sempre reali».

«Franca Valeri è sempre stata nella mia vita» - dice Dario - «fin da bambino la vedevo in televisione ed ero affascinato dal suo personaggio la Sora Cicioni, mi ricordo quando diceva “scostumato”. Crescendo poi l’ho apprezzata per il suo lavoro, per le cose che ha messo in scena, per i suoi film».

Che ravviva un quotidiano scontato?

«Quel tipo di pettegolezzo che direbbero a Bologna passa di bocca in bocca, è una forma di conversazione popolare. Il pettegolezzo cambia da un’originale notizia a una narrazione curiosa, l’importante che non sia delazione» - racconta Mauro.

Il pettegolezzo tira fuori qualcosa che appartiene alle persone?

«In questi anni di Social» - dice Mauro - «abbiamo scoperto che molti hanno una doppia vita sia dal punto di vista sessuale, culturale e così via. Molti fanno finta di sapere tutto poi se gli fai un nome di un qualsiasi scrittore, non sanno nulla. Ci dei racconti che aprono altri scenari».

Mauro ci fai un esempio?

«Bella di giorno con la Deneuve. La Deneuve scicchissima con questo cappotto di cammello in cachemire, poi un troione incredibile. Ecco questa categoria che ha una doppia vita».

Il pettegolezzo svela verità?

«Se il pettegolezzo serve a smascherare una doppia vita ben venga» - dice Mauro - «poi ci si sorride sopra».

Secondo te Mauro il pettegolezzo è diverso dalla cattiveria?

«Esatto. Se sei oggetto di pettegolezzo è segno che sei sotto l’occhio dell’altro. Quelli di cui non si parla ahimè notoriamente non sono nessuno. Per citare la Patty Bravo che diceva: “purché se ne parli, bene o male, ma che ne parlino”».

Ogni persona è una “pettegola sotto la tegola”?

«Si» - dice Mauro - «in tutti i settori c’è qualcuno che sa tutto. È la costruzione creativa che possiamo fare con il pettegolezzo e ciascuno di noi nel proprio ambiente può dire la sua».

Le dirette Instagram di @ platimauro_o_mauroplati sulle elezioni americane?

«Ho una caratteristica di cui vado fiero: quello di mettere insieme il cotto e il crudo, l’apparentemente basso e l’apparentemente alto, il trash di proporzioni orrende ma chi se ne frega. Però se metti insieme canzoni che hanno a che fare con ciò che arriva dagli Stati Uniti e quello che vivi nel momento mi sembra di fare qualcosa che esuli da una diretta tradizionale creando qualcosa di diverso».

Cosa viene fuori da queste dirette?

«La cattiveria dei leoni da tastiera soprattutto giovanissimi, è talmente esacerbata che mi fa pensare che sia un momento veramente difficile. C’è il cattivo quasi per mestiere, in strada peggio ancora».

Platinette è “una mandragola senza una regola o un’allodola”?

«Sarebbe bello poter essere entrambe. La mandragola me la immagino che vola con le sembianze di una cicogna gigante ma magra. Bisogna darsi molto da fare per cercare cose interessanti per interessare l’altro, posso essere allodola, mandragola anche una tegola».

Cosa ti piace?

«Mi piace» - dice Mauro - «nella vita come nella professione non essere solo una cosa, non è presunzione ma voglia di arricchire e sceneggiare un po' l’esistenza. Nella vita non c’è nulla da inventare c’è molto da creare».

C’è un messaggio ulteriore nella canzone?

«Non c’è nulla di strategico o studiato ma la coincidenza di pubblicare un pezzo così con l’omaggio a Franca che lei stessa era l’emblema di leggerezza apparente da una parte e dall’altra una profondità assoluta. Lei era una ricca borghese milanese che ha saputo dar vita a un personaggio che si alternava tra leggerezza e in fondo di critica alla società alla quale lei apparteneva, lo può fare solo chi la conosce bene. Ci sono donne che hanno lasciato dei segni importanti come la moglie di Montanelli. Nella Valeri tutto era importante, non solo la battuta, la pausa aveva una rilevanza fondamentale. Lei è la bruttina che non si arrende».

Mentre Dario ci dice che di Franca Valeri le piace il suo: «Saper osservare di là dall’apparenza» – e prosegue - «La canzone esce in un periodo molto difficile, vuole essere un momento di leggerezza, di evasione da regalare alle persone per non stare tutto il giorno sempre e solo a pensare a questo problema che ci sta massacrando. Cosa vuoi fare? Dobbiamo stare chiusi in casa e non ci resta che metterci dietro le tende a spiare i vicini oppure ad andare su Instagram a spiare le storie degli altri».

Una cosa importante per Mauro?

«Riuscire a comunicare. È importante mettere a disposizione di chi hai vicino la risorsa o la capacità che possiedi».

Cosa piacerebbe a Mauro?

«Lasciare un segno, senza far passare l’esistenza inutilmente».

Dacci tre parole per descrivere Platinette?

«Verace non sembra una vongola, allora anzianotta, determinata, possibilista».

E Mauro cosa vuol fare da grande?

«La piccola, non c’è dubbio alcuno. Non avuto tempo per l’infanzia e l’adolescenza me la riservo per il terminal. Ho ancora voglia di pazzie, per cui ce n’è da aspettarsene ancora».

Una pazzia, sono curiosa?

«Fare un calendario» - dice Mauro sorridendo divertito - «sul modello delle star americane agée, in totale nudità, non vedo l’ora di farlo. Più che stendermi in mezzo alle rose preferirei le mele cotogne, invece del lenzuolo di Marilyn le buste dell’Esselunga».

Dario nel video cosa fai oltre che cantare?

«Sono il marito di Platinette».

Mauro ha mai pensato a un film sulla pettegola?

«Guarda toglieresti le parole di bocca agli sceneggiatori. Ci sono state un paio di proposte in effetti anche perché i personaggi che appaiono nella clip in qualità di special guest da Rosolino alla Elmi, da Magalli alla Gilardi, dalla Monti alla Tittocchia nella splendida cornice di Kare Design sono un insieme che appartiene a più mondi. Volevamo dare un’apertura ai modelli che ci sono adesso. Allora se una ragazzina facendo gli esercizi di ginnastica ha 3 milioni di seguaci non guardo se ha la magliettina sopra l’ombelico, quello che arriva è la comunicazione».

Dario seguiranno altre canzoni?

«Un omaggio deve rimanere unico, ci sono altri progetti tutti da decidere e valutare».

Cosa dà vita al pettegolezzo?

«Il pettegolezzo aumenta l’incertezza» - dice Mauro - «ed è quello che lo rende immortale».

Alla fine di questa intervista resta solo un dubbio: «si può sapere chi è la vera pettegola tra Dario Gay e Platinette? Mah … Una cosa è certa non siete capaci di farvi i fatti vostri». Se ce lo dice Giancarlo Magalli forse dovremmo crederci?



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