La mia banda suona il liscio - intervista esclusiva a Elisabetta Sgarbi (on Novella2000)

Ancora lei, appassionata, sognatrice, coinvolgente, intelligente tanto da creare algoritmi inaspettati, declinazioni nuove, avventure straordinarie, sfide dai percorsi avvincenti, poiché Elisabetta Sgarbi è «sempre in fermento».



“Extraliscio Punk da balera. Si ballerà finché entra la luce” «è un film che amo», dove non solo c’è una sceneggiatura precisa, puntuale, fresca e al tempo stesso intensa ma l’improvvisazione mette l’accento sulla straordinaria professionalità degli attori, degli sceneggiatori e della regista.

«Per improvvisare bene bisogna conoscere perfettamente le regole», così come bisogna conoscere le emozioni intimamente per poterle narrare coinvolgendo lo spettatore.

Le emozioni nel set si sono sommate l’una all’altra creando una trama preziosa nonostante «nevicava, con un freddo notevole e li costringevo a suonare. C’era molta tensione», ma il risultato finale è assolutamente un capolavoro.

Tutto si dipana su questa «straordinaria orchestra che si è assunta la responsabilità di portare il liscio in nuovi territori, senza barriere e steccati».

Elisabetta Sgarbi ci regala un’esclusiva sul suo film che debutterà a Venezia alla 77esima Mostra del Cinema, leggiamola con interesse perché questo film entrerà a pieno titolo nell’immaginario di molti.

Da dove nasce la sua carriera di regista?

Nasce nel ‘99 effettivamente, quando giro il mio primo corto, dedicato a un artista giapponese Mariko Mori. In quel periodo avevo un problema agli occhi, e iniziai questa avventura. Però nel ‘95 conobbi Enrico Ghezzi e capii che esisteva un cinema diverso, più affascinante. Iniziai a guardare forsennatamente Fuoriorario.

Come sboccia l’idea del suo nuovo film ‘’Extraliscio punk da balera”?

È scattato qualcosa che ha sorpreso anche me. Lo scrittore Ermanno Cavazzoni me li ha fatti conoscere, li ho sentiti suonare e ho capito che dietro quella energia degli EXTRALISCIO c’erano tante storie da raccontare e che seguendo il filo della musica sarei arrivata chissà dove.

Chi sono gli Extraliscio punk da balera?

Anzitutto sono un’orchestra di circa 10 elementi: già questo da’ la misura per nulla minimalista del loro approccio alla musica. A guidare l’orchestra c’è il trio originario: Moreno il Biondo, principe del clarinetto in do, caporchestra di Casadei per tanti anni; Mauro Ferrara, la voce di Romagna mia nel mondo, l’Alain Delon della Romagna. Ma a dare quel tocco pazzo, l’extra di EXTRALISCIO è Mirco Mariani compositore e ricercatore di suoni, che fa deragliare il liscio in nuovi territori. 

Che cosa l’ha spinta a dedicare loro una pellicola?

La curiosità, all’inizio, di scoprire cosa c’ero dietro quella energia. E poi sono stata trascinata. Ma soprattutto la mia istintiva inclinazione per le sfide più difficili.

Il film inizia con una canzone intitolata ‘La Sfida’.

Cosa racconta il film?

Racconta cosa sta alle spalle degli EXTRALISCIO e come gli EXTRALISCIO hanno stravolto ciò che sta alle loro spalle, forse per dargli ancora un’altra possibilità. 

Qual è il momento più saliente che ha vissuto nel set?

Molti. È stato uno dei set più appassionanti che abbia mai vissuto. Forse sul Delta del Po, mentre nevicava, con un freddo notevole e li costringevo a suonare. C’era molta tensione.

La scena che più ha amato?

Forse a Zenzalino, una tenuta molto poetica, che si trova vicino la casa dei miei genitori, caratterizzata da un lungo viale diritto, di cipressi. Lì è cresciuto il campione Varenne. E loro sono dei campioni. Lì abbiamo girato una delle scene più belle e commoventi. Ma anche una scena sul tetto dell’hangar Morandi di Fiumicino dell’Alitalia. È un momento cui sono molto affezionata.

Essere presenti alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia nelle “Giornate degli Autori”, è un traguardo decisamente importante, che cosa si aspetta?

Anzitutto è un onore per me, essere in una sezione così importanti come le “Giornate degli Autori”. Ma, soprattutto, sono felice per questa straordinaria orchestra che si è assunta la responsabilità di portare il liscio in nuovi territori, senza barriere e steccati. È un segnale forte del loro valore musicale e culturale.

Con quale criterio sono stati scelti gli attori e i cantanti?

Gli Extraliscio sono formati da un gruppo originario di tre musicisti, Mirco Mariani, Moreno Conficconi e Mauro Ferrara. Questi sono accompagnati da una orchestra di 9 elementi e già questo da’ l’idea della ricchezza dei suoni del gruppo. L’orchestra ha una parte di componenti fissa e un’altra mobile. Ma il film è centrato su loro tre e sui grandi che hanno collaborato con loro.

Jovanotti e Biagio Antonacci, come molti altri artisti, hanno preso parte al film, perché questa scelta?

Perché le melodie di quello che chiamiamo liscio hanno radici colte e possono arrivare lontano, incrociare il rock, il pop, persino il rap e la musica elettronica. Bisogna seguire la musica - come dice Mirco Mariani - non le etichette che si appiccicano alla musica. E c’è anche Elio e Vasco Brondi. Oltre che uno dei più importanti scrittori italiani, come dicevo, Ermanno Cavazzoni che è il cantore del film.

Combinare tanti attori e musicisti insieme è stato difficile?

Non so se difficile, ma è stato bello e sorprendente risalire la corrente delle collaborazioni di EXTRALISCIO in tutti questi anni, con tanti musicisti importanti. Da’ l’idea della loro qualità musicale. Al di là di una sceneggiatura scritta nei minimi dettagli e particolari, lascia anche spazio all’improvvisazione? 

C’è una parte del film dedicata proprio all’improvvisazione. Si confrontano sul tema Mirco Mariani e Antonio Rezza. Sono due improvvisatori, ma per improvvisare bene bisogna conoscere perfettamente le regole. E loro conoscono benissimo le regole.

Secondo lei l’improvvisazione aiuta o crea complicazioni? 

Aiuta se sei molto bravo, uccide se non lo sei.

Il cast giunge da varie forme artistiche, come è stato il clima sul set? C’è stata qualche incomprensione? Può dirci qualcosa?

Non mi pare. Tutto è stato molto armonico. In modo crescente

C’è qualche aneddoto divertente nato sul set?

Delle scene ripetute decine di volte perché Mirco Mariani non riusciva a non ridere, senza alcun motivo evidente. Ma era bello così.

Qual è il punto di forza del suo film?

Penso l’energia che si sente. E la musica. Con, in aggiunta, il mix di un grande ingegnere del suono Pino Pischetola, detto Pinaxa. E naturalmente Ermanno Cavazzoni.

È soddisfatta del risultato?

È un film che amo. Soddisfatta è una parola grossa.