La musica italiana non esiste più

Lui, il grande Cristiano Minellono, con la sua penna ha emozionato e ancora fa emozionare unendo parole a melodia in un connubio perfetto di emozione e passione, così com’è la sua vita.

Chi è Cristiano?

Nel senso della fede non sono io! Non sono cattolico.




Non hai una fede?

Non ho una fede predefinita, seguo la filosofia dei Nativi Americani. Sono molto legato alla natura.

Perché questa scelta?

È stato un percorso naturale sin da quando ero bambino.

Cosa significa?

Sono nato sul Lago Maggiore, sono sempre stato in mezzo ai boschi, i campi. Prendevo la frutta dagli alberi. Nel dopo guerra c’era una gran miseria, ho vissuto con mia nonna, i soldi non c’erano, dovevamo arrangiarsi. Andavo a farmi regalare le uova, prendevo la frutta dagli alberi, raccoglievo il tarassaco. È sempre stata una necessità oltre che una scelta naturale.

Sei mai andato in una riserva dei Nativi Americani?

Si certo, nella riserva dei Dakota e dei Cheyenne.

Quanto ci sei stato?

Quindici giorni. Ho letto e studiato tantissimo, fortunatamente so molto su di loro.

Perché “Popy”?

Perché quando sono nato c’era una baby-sitter inglese, i miei capelli bagnati erano rossi, così lei mi ha soprannominato “Popy” che in inglese vuol dire papavero.

Da attore a paroliere perchè?

Sono stato attore, ero un bambino prodigio. Dopo nella terminologia del teatro sarei dovuto diventare l’attor giovane ed è consuetudine che deve essere bello, perché tutti i grandi commediografi hanno scritto parti per un attore bello. Io non ero bello per cui c’era poco lavoro sia in televisione sia in teatro. In una commedia che ho fatto –ero capellone e avevo già il mio gruppo – il regista si è accorto all’ultimo momento che non avevamo la sigla di testa e di coda. Così ho detto: “la faccio io”. Ho inciso “Blowin in the wind” di Bob Dylan e “Other Lover” dei Beatles. Lo hanno messo come Colonna Sonora e sono arrivate migliaia di lettere di ragazzine incavolate che non trovavano il disco.

Cosa è successo?

Mi hanno chiamato dalle edizioni Curci e mi hanno fatto un contratto come cantante. Sono andato in sala, ho inciso un brano. Lo abbiamo ascoltato, tutti erano entusiasti ma io ho detto: “no, non darò mai l’autorizzazione per fare uscire questo disco perché non mi piace come canto”!

E poi?

Hanno pensato che potessi cambiare idea così mi hanno detto di restare e selezionare le canzoni straniere che mi piacevano così da proporle agli artisti italiani.

Quando arrivano i primi successi?

Il successo arriva da Tony de Vita, aveva una musica scritta, non sapeva a chi far fare il testo. Così ho fatto una battuta e gli ho detto: “te lo faccio io”. Non avevo mai fatto un testo prima, mi son messo lì e ho scritto. Risultato che a Tony è piaciuto moltissimo così come a Bassi. E lo ha inciso.

Da qui parte la tua carriera?

Questo è stato l’inizio.

C’è un artista che ti è rimasto nel cuore?

No, perché non riesco a scindere il professionale dall’aspetto umano. Professionalmente mi è piaciuto tantissimo lavorare con Umberto Balsamo, ma umanamente è una persona di una pochezza e sterilità con la quale non riesco a convivere. L’artista con cui ho lavorato meglio in assoluto è stato Adriano Celentano.

Perché si è interrotta la collaborazione?

Questo lo devi chiedere a Adriano! Dalla mattina alla sera non mi ha più chiamato, non l’ho più sentito.

Cosa pensi della musica di questi ultimi 10 anni?

Quale musica?

Quella che ci propongono?

Non è musica!

Che cos’è?

Sono delle parole messe insieme a qualche accordo sul pianoforte, non è musica. Non andiamo più all’estero. Se tu vai in paesi come il Canada, la Russia le canzoni che ancora suonano adesso sono quelle degli anni ’70, ’80 al massimo ’90 non di più. Non c’è stato più nulla.

Perchè?

Siamo il paese della melodia, da noi non si aspettano il rap, il rock o quant’altro si aspettano la vera musica italiana. Noi non ne facciamo più.

Perché?

Perché è morto tutto.

Cos’è che ha fatto morire tutto?

L’arrivo delle multinazionali che hanno assorbito le case discografiche italiane, tranne Curci e Sugar. Per cui non esisteva più né la discografia né l’editoria italiana. Loro non hanno fatto come i grandi editori italiani ovvero mettendo a dirigere delle persone preparate, hanno messi dei loro dirigenti che non ne sapevano nulla. Di fatto poi a queste multinazionali del mercato italiano importava il giusto, rappresenta solo 1% del loro fatturato. Così è morta la musica italiana.

Sanremo è sempre Sanremo?

Sanremo dovrebbe prendere una multa dall’antitrust.

Perché?

Come si chiama il Festival, dimmelo tu?

Si chiama Festival della canzone italiana.

Brava! Festival della canzone italiana, dov’è la melodia italiana. Quando uno dice Sanremo il premio a chi viene consegnato?

All’artista.

Allora è il Festival dei cantanti italiani non della canzone italiana! Se è il Festival della canzone italiana non è Al Bano e Romina che vincono bensì Minellone e Farina. Una volta era così negli anni ’70, dopo è diventato spettacolo, televisione e basta. Negli ultimi anni ho vinto tre Sanremo con le mie canzoni, non ho nemmeno una medaglietta a casa.

Sanremo è uno show?

Si! È uno show televisivo.

Sei stato pilota automobilistico?

Si. Più vivi intensamente più scrivi intensamente. Io amo la vita e non c’è maniera migliore di rendersi conto di com’è bella la vita se non avvicinatosi alla morte.

Passione o sfida?

È una passione che contiene una sfida.

Il paese che più ti ha apprezzato?

La Russia, lì le mie canzoni sono ancora apprezzate e sono riportate nei libri di testo dei bambini. Questo mi dà molta soddisfazione.

Hai ancora sogni nel cassetto?

Avere un piccolo isolotto in Polinesia e trasferirmi a vivere lì.


6 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti