La sindrome di Bridjet Jones (on Visto)

Quale migliore occasione per fortificare e rendere ancora più stabile la paura di rimanere soli, meglio conosciuta come la Sindrome di Bridjet Jones, quella del lockdown? 

È innegabile che non solo la vita si è trasformata con l’avvento della pandemia che ha travolto tutto e tutti, anche alcune fragilità si sono evidenziate in maniera significativa nelle persone.




Così, dopo la grande paura, si resta ancor più incarcerati in relazioni con persone di cui non si è innamorati, si portano avanti convivenze perché “è meglio che restare soli”, si gestiscono situazioni che non danno più alcun brivido di piacere solo perché la solitudine va assolutamente evitata. Per questi motivi sono molti quelli che restano ingabbiati nella rete della paura pur di non venir additati come zitelle o vitelloni, anche se oggi fa più figo chiamarsi single! Il risultato finale non cambia, la persona è sempre e comunque sola.

Condividere con sé stessi alcuni metri quadrati, girovagare dalla camera al salotto, una visita in cucina e una seduta in bagno per tantissimi giorni di quarantena fintantoché non si è riaperta la vita nel mondo, ha messo a dura prova anche i single più incalliti. Non è mica facile stare soli soletti condividendo un aperitivo qua e là via Zoom, Skype o Watsupp? Oppure semplicemente mettersi a girovagare nei Social come un’anima alla ricerca di un approdo mentre fuori il mondo si è completamente fermato. 

Il rumore assordante della solitudine e del silenzio ha scavato ancor più la ferita che mal si gestiva in tempo di vita frenetica tra un aperitivo e l’altro, una cena da amici e un week and in montagna. 

Sì perché diciamolo pure anche se siamo nell’era dell’amore 2.0, arrivare verso i 35/40 anni e non avere una relazione/convivenza stabile significa: essere sfigati e lanciarsi verso lo zitellaggio cronico. 

Il sogno del Principe o della Principessa c’è dentro anche al single più ortodosso, è solo una difesa dalle mille variabili quella di dire: “sto bene da solo/a”. Sono davvero pochi quelli che stanno bene da soli, per non dire “sono una vera rarità”.

Così all’interno di sé nasce l’altalena oscillante tra l’angoscia di rimanere per sempre soli e la paura di una relazione stabile. Molto più semplice, per non sentire questo sottofondo di amarezza, è rinchiudersi in una relazione traballante e incerta che attenua molte paure. 

Perché doversi ancora rimettersi in gioco quando ci possiamo accomodare senza troppo stress? 

Semplicemente ci vuole coraggio, molto coraggio a dirsi “mi merito di meglio”, ancor più a vincere la paura di restare soli. 

Cresciuti con la serie Tv Sex and the City, i film di Bridjet Jones, le serie americane che nonostante la meravigliosa scelta di rimanere single alla fine l’unico vero viaggio desiderato è quello della luna di miele preceduta dal matrimonio. Così presto detto arriva la sindrome dell’anuptafobia che come una vite gira intorno alla propria vita, avvinghiando a sé tanta insoddisfazione per la paura di rimanere soli.   

Il non riuscire a fare consapevolezza di questa paura che si annida sottile all’interno dell’anima può portare a costruire una modalità di vivere la vita in maniera evitante per sostenere così l’angoscia di essere soli. 

Se c’è riuscita la pasticciona Bridjet a convolare a nozze con il bell’avvocato perché non potrebbe accadere anche a una persona comune che vive nella vita reale e non è protagonista di un film?

Chi ha paura di rimanere solo difficilmente va alla scoperta di sé così da accontentarsi o di restare single o di affogare in una relazione senza stimoli. 

La solitudine è un’emozione difficile da gestire, quindi, molto più semplice infilarsi in una storia senza tante complicazioni e poche emozioni, almeno non si vive l’inadeguatezza della zitellaggine. 

Cercasi Principe Azzurro o Principessa Rosa disperatamente potrebbe essere lo slogan per chi è alle prese con i morsi della solitudine da single e non riesce a viversi una vita sola con sé stesso/a. 

Per la fetta di popolazione che patisce la mancanza di un partner prima di sprofondare nella patologica ossessione della sindrome di Bridjet Jones c’è una via di uscita che è quella di mettersi in gioco.

Come farlo? semplice basta seguire questi piccoli suggerimenti: 

  • Fare i conti con la paura della solitudine. 

  • Vivere la solitudine come un’opportunità e non come una sconfitta.

  • Allenarsi a vivere in solitudine per cercare le motivazioni da portare nella costruzione di nuove relazioni.

  • Ricordarsi che le emozioni sono parte integrante del proprio essere, vanno accolte, comprese e laddove sono insostenibili trasformate in una risorsa.

  • Avere buone e sane amicizie con cui confidarsi.

  • Perdonarsi gli sbagli e i fallimenti, non crogiolarsi nel passato ma progettare un futuro migliore gestendo bene il proprio presente.

L’errore più grande che commettono le donne anuptafobiche, è quello di credere che la singletudine equivale al fallimento. Non è così. Ci sono molte variabili per cui una persona può restare sola. La vita in quest’epoca non è poi così facile. A vivere una storia d’amore ci vuole coraggio tanto più l’amore non è un affare poi così semplice. Una persona accanto non rende più complete né migliori, è solo un progetto che si può condividere in due viaggiando nella stessa direzione. Se qualcuno si ferma o cambia direzione bisogna trovare il coraggio dentro di sé e continuare il percorso senza farsi avvolgere dalla paura di non riuscire. C’è sempre un viatico ulteriore a noi la possibilità di scegliere.



0 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti