La sindrome di Calimero

Siamo nell’epoca dell’amore 2.0, dei Millennials, dei Social sempre più Social, del Covid-19, delle dichiarazioni richieste agli influencer dal Premier affinché certe regole vengano seguite, ma ancor più siamo nel tempo dei favolosi coming out e non solo. Dichiarazioni aperte che narrano le proprie storie di vita più profonde sia riguardanti la sfera emotiva-affettiva sia la sfera relazionale-sociale.




Così il brutto anatroccolo finalmente diventa cigno e il Calimero, finito in lavatrice nella speranza che diventi bianco candido, deve fare i conti con la sua natura traducendola in virtù. Riuscirà il pulcino nero a diventare, nonostante il colore, un pulcino virtuoso senza vivere l’angoscia di ritrovarsi solo e sconsolato così da ritrovarsi nei panni di un cigno candido? Pare proprio che il cambio di rotta sia possibile.

Tiziano Ferro, artista straordinario, nella sua vita ha vissuto nella propria anima la sofferenza più cruda, lui non ne fa mistero anzi, nell’ultimo periodo è diventato un uomo che narra il suo vissuto senza censure.

La voglia di raccontarsi funge da esperienza catartica così che la sensazione vissuta nella sua pelle di essere costantemente vittima di soprusi e ingiustizie, di sfiducia negli altri e nella vita, rompe lo schema cronicizzato dal tempo.

Non più la chiusura da Calimero ma l’apertura al cambiamento o la trasformazione in Cigno?

Così il grande Tiziano che senza dubbio ha sofferto attraversando la landa desolata dell’essere cicciottello, deriso per la sua fisicità, scopre di essere gay tanto che dona al suo pubblico un coraggiosissimo coming out quando ancora non era così in voga, convola a nozze con il suo amore americano, l’imprenditore Victor Allen. Insomma, il Calimero diventa bianco e da grande prende le sembianze del Cigno!

«Per mia mamma Victor è come un figlio» - confessa Tiziano, parlando di Victor, in un’intervista appassionata da Mara Venier, e prosegue dicendo - «lo abbraccia, se lo stringe e questa è la cosa più bella che la vita mi poteva regalare».

Che dire, la famiglia l’ha accolto con un calore infinito.

A tutto questo si aggiunge la recente dichiarazione a cuore aperto dove racconta i suoi anni da alcolizzato, allontanando tutti, per poi ritornare a vedere la luce. Ciliegina finale la morte del suo cane, adottato da un canile, che gli ha spezzato il cuore, ma nonostante le cure migliori è volato nei campi elisi. Insomma, una fitta rete di dolori che hanno costellato la sua vita, ma lui, il Tiziano nazionale, non ha mai perso la voglia di riscatto e si è magicamente tirato fuori da tutte le situazioni da Calimero. Resta poco chiaro perché nonostante le tante sfighe, i continui coming out, la consapevolezza lucida e concreta, il suo vissuto intimo denso di emozioni nei talkshow con lacrime al seguito, non si sia fermato dall’evadere milioni di tasse. Mistero della vita!

Qui di Calimero sembra ci sia davvero poco, a meno che la narrazione del suo vissuto non sia un modo strategico per catturare l’immaginario dei suoi fans affinché poi se esce qualche notizia difficile da gestire, il suo pubblico non la colga perché coinvolto da altro.

Come può essersi organizzata la sindrome di Calimero in Tiziano?

Generalmente sono modalità che si apprendono in famiglia, attraverso continue svalutazioni, violenza fisica o psicologica subita da piccoli. La sua narrazione è ricca di momenti in cui la famiglia, soprattutto la madre, ma anche il padre Sergio, sono il centro del suo mondo, la sua bussola, il suo porto sicuro. Qualcosa forse non torna. Cerchiamo di capire perché.

La differenza sta proprio sull’aspetto che scinde la vittima dal vittimista oppure c’è altro?.

In entrambe le situazioni l’individuo potrebbe aver subito (per il vittimista non è detto), ingiustizie e disgrazie, ma la prima non usa ciò che è successo per manipolare gli altri, anzi, tenta di risolverlo in silenzio. Al vittimista invece non interessa risolvere tanto l’ingiustizia, quanto usarla per manipolare in modo immaturo e tirannico le relazioni. Questa cosa si fa un po' complicata. Bisognerebbe chiedersi se il tutto non accadeva nell’immaginario di Tiziano così che lui si costruiva una realtà tutta sua dove restava intrappolato, forse per nascondere un problema ancora più profondo: la sua natura gay che cercava di celare?

Così il ruolo da Calimero calzava a pennello e poteva essere un’ottima maschera sociale per giocare al gioco psicologico copionale: «Capitano tutte a me. Sapevo che sarebbe andata a finire così. Sono nato sfortunato».

Attraverso questo meccanismo di leggere la realtà la stessa viene vissuta in maniera distorta, per non sentire il dolore, la frustrazione o il senso di impotenza.

Qual’è il vantaggio di tutto questo? È una strategia per scippare carezze, riconoscimento, tenere in pugno le persone, ottenere ascolto, protezione e indulgenza altrui.

Beh, insomma niente male il sottofondo narcisista che abita questi individui dà il meglio di sé. Una strategia che sicuramente può portare a risultati ma con il tempo come va a finire?

Ma siamo davvero sicuri che il bel Tiziano dalla voce penetrante invece non sia più un brutto anatroccolo che è diventato un Cigno meraviglioso grazie anche al sostegno della sua famiglia?

Il brutto anatroccolo ha imparato, sin da piccolo, a considerarsi inadeguato, ed è così convinto della sua visione delle cose che, quando vede riflessa nell’acqua la propria immagine di cigno, sul principio non si riconosce nemmeno. Sembra la stessa cosa accaduta a Tiziano. Non credete?

Forse di Calimero c’è qualche traccia di sottofondo ma nulla di così incisivo. Ve lo ricordate nelle sue prime apparizioni TV? Bravissimo ma timidissimo come se dovesse dire ogni volta: «scusate se esisto».

Da dove nasce un simile atteggiamento verso la vita? Sicuramente un aspetto importante è l’ambiente dei pari dove la persona vive. L’avere un’immagine corporea non adeguata (Tiziano era cicciottello) può portare a subire degli attacchi, una sorta di bullismo che crea una voragine interiore. Su questo buco nero di dolore naufraga la propria autostima.

Sappiamo quanto l’immagine corporea, il modo in cui ci vediamo e ci presentiamo agli altri ha delle ripercussioni molto profonde a livello di sicurezza di sé; il vedersi “brutti”, il percepirsi inadeguati ha conseguenze che influiscono non solo sul corpo, ma anche sulla mente, sul modo di stare al mondo.

La mente è come una lente. L’immagine di sé stessi e del proprio corpo avviene attraverso questa lente che può modificare, deformare, ampliare o distorcere ciò che osserva. Su questa visione di costruisce la risposta al mondo, si organizza la propria personalità.

È fuori di dubbio che Tiziano Ferro è riuscito a dare al cigno che è in lui una possibilità, non ha più permesso che il mondo, l’altro lo ferisse con la sua lama tagliente. Si è raccontato, ha svelato i suoi demoni, ha trovato la sua strada, si è finalmente ritrovato con sé stesso così il brutto anatroccolo è solo un ricordo affettuoso da tenere ben custodito all’interno di sé. Nella vita nulla si perde tutto si trasforma.

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