La vita è tutto un gioco di parole

La parola con la scrittura sono la casa dell’essere. Nel loro mondo dialogico abita l’uomo che con il suo linguaggio conduce nel territorio dell’incontro d’anime: il narratore e il lettore, entrambi ancorati alla cifra di parole e immagine, di emozione e sensazione, di sentimento e passione. Incontrare Lorenzo Vanni è accedere a un mondo-nel-mondo, è un faccia-a-faccia fatto non solo di parola ma anche di sguardo, di respiro, di riflessione, dove emerge la ricerca dell’essenza, lo scrittore, il filosofo ma, soprattutto, l’uomo in cammino…





È un libro bellissimo!

“IL Sano De-Mente” è un libro davvero particolare. Va letto con la dovuta testa. Il consiglio è aprirlo ogni giorno leggendo ciò che in quel momento ti ispira.

Un tempo c’era un bambino di nome Lorenzo che amava …?

Giocare al pallone.

E poi?

Volevo fare il calciatore, ero una promessa, un brutto incidente in motocicletta non me l’ha permesso, così ho cambiato strada. Il classico “sliding doors” della vita.

Perché gli studi classici?

Arrivano attraverso mia mamma, professoressa di lettere antiche, appassionata e studiosa di Federico II, in più ama Giuseppe Verdi.

Cultura dell’anima con mamma e carezza delicata con le delizie di Vanni?

Esatto (sorride). Da papà Paolo ho avuto la vena imprenditoriale, da mamma Anna quella culturale classica.

Connubio perfetto?

Infatti, visto il libro che ho scritto…(sorride).

Di cosa ti occupi in azienda?

Sono un po' il direttore generale, diciamo il Giuseppe Marotta di Vanni!!

Vanni è stato meta di personaggi importanti, c’è qualcuno che più ti è rimasto nel cuore?

Da Vanni è passato il mondo, tra quelli che mi hanno lasciato un ricordo particolare ci sono: Michael Jackson e Papa Giovanni Paolo II.

Papa Wojtyla?

Qui ha festeggiato il suo sessantesimo compleanno, era il 18 maggio 1980.

Ci racconti di più?

C’è una storia particolare intorno alla candela che il Papa ha spento nella torta che gli abbiamo fatto. Adesso è custodita nella teca a casa di mia madre, anche se più volte il Vaticano – soprattutto dopo la santificazione del Papa – ha richiesto questa candela.

E la torta?

Era una delle prime “cake design”, avevamo riprodotto in miniatura la Basilica di Cristo Re.

La Basilica fu inaugurata il 18 maggio 1920, lo stesso giorno della data di nascita di papa Wojtyla, lui quindi venne in parrocchia a festeggiare, la chiesa è proprio attaccata a Vanni, quando lo abbiamo saputo abbiamo deciso di offrire a Papa Wojtyla un rinfresco.

Lui si emozionò davvero tanto, immaginate noi.

Poi, un libro bussò?

Devo essere sincero?

Certo!

Non pensavo di scrivere un libro. Ho sempre preso appunti, fermato dei ricordi, scritto delle riflessioni che mi incuriosivano, un divertimenti linguistici come è scritto nel libro dello splendore Zohar. Così ho messo tutto insieme, ho mandato il progetto alla casa editrice Albatros che mi ha risposto entusiasta, il libro è nato! Dopodiché ho chiamato gli amici Enzo Garinei (mi ha prestato la sua mitica voce), Fabrizio Biggio (mi ha fatto la prefazione) e Makkox (mi ha curato la vignetta della copertina con il suo disegno).

Quanta massoneria esoterica c’è ne “Il Sano De-Mente”?

Questa è una bella domanda! Bisognerebbe chiederlo agli esoterici: “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute a canoscenza”.

Giocare con le parole costruisce un dialogo “Oltre”?

Esattamente! Hai centrato in pieno.

Ne “IL Sano De-Mente” quanta fenomenologia dell’Io-tu c’è?

Pure questa è una bella domanda!

Perché?

Martin Buber ha portato avanti il rinnovamento spirituale dell’ebraismo ortodosso e il movimento chassidico, il cui messaggio è inesauribile proprio perché parla al cuore di ogni uomo, in ogni tempo e in ogni situazione. L’immanenza di Dio, il libero arbitrio, la cabbala è ciò di cui sono convinto, sono intorno a noi. Non le percepiamo, abbiamo spento il sesto senso, quello che ci permette di avere la chiave di accesso alla parte nascosta, (in)visibile, ma che invece c’è, solo a sprazzi l’assaporiamo, la sentiamo, la viviamo nel nostro Es-sere-nel-mondo. Un po' come la storia vera dell’Arca di Noè che insegna a “non essere come dei sordi sott’acqua”.

Il lettore cosa penserà?

Dovrebbe imparare a sentire sia dentro, sia fuori di sé. Senza pensiero. È una percezione, un’empatia dialogica, perché quello che senti è quello che non vedi, ma c’è! Qualcuno dirà pure: “ma quello che ha scritto”? L’ho messo anche nei ringraziamenti, è interessante anche questo, ti dà stimoli.

Cosa farai da grande?

Ahahhh, anche questa è una bella domanda. È bella perché sostanzialmente ho uno spirito da bambino – non so come tu l’abbia capito – ma sono rimasto un ragazzino d’animo e nell’animo. Ho coniato un motto: “IL n-Uovo Mondo”. Quindi essere il “supereroe” per Tutti che traghetterà nel “n-Uovo Mondo”, insomma tutta la filosofia del “n-Uovo Mondo”, che è: “io per Tutti e tutti per Noi!”.

Dal “n-Uovo Noi” di Noè al “Noi” di Buber?

Esatto!!


6 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti