Madre coraggio

«Il ricordo» - dell’Olocausto - «me lo porto dentro. Io c'ero, avevo tre o quattro anni, e non potevo fare nulla. Quei suoni, quelle immagini restano dentro di me. Ancora oggi ho bisogno di raccontarlo attraverso il cinema, per trasmettere agli altri la consapevolezza». È qui che si concentra il nuovo lavoro della divina Sofia diretta dal figlio Edoardo Ponti. Sarà protagonista de «La vita davanti a sé», nelle sale dal 3 al 5 novembre e dal 15 su Netflix.

La storia è tratta dal romanzo francese di Romain Gary. La sceneggiatura è stata scritta da Edoardo Ponti con Ugo Chiti e Fabio Natale. La regia è firmata dallo stesso Edoardo Ponti.




Accanto a Sophia Loren troviamo nel cast Ibrahima Gueye, Renato Carpentieri e Massimiliano Rossi. La pellicola è prodotta da Palomar - Mediawan Group, con il supporto di Impact Partners Film Service, Artemis Rising Foundation, Foothills Productions, Another Chapter Productions e Scone Investments.

È un lavoro denso, difficile, coinvolgente, per certi aspetti crudo ma con un filo conduttore che rimanda costante mente alla speranza. È lì che si cementa tutto, che il tutto acquista una declinazione nuova, un itinerario nutritivo e stimolante.

«Mio figlio si era innamorato del libro, me lo ha fatto leggere. La storia è bellissima ma lo sa, per fare un film ci vogliono tanti soldi e devi trovare i produttori che si innamorino della storia. Ho detto a Edoardo: Che facciamo, ci buttiamo?» - ha raccontato Sofia durante le riprese del film.  

Si sono buttati e ne è venuta fuori una storia così intensa che sin dalle prime scene tocca il cuore, stimola emozioni profonde e fa molto pensare.

Sofia, meravigliosa come sempre, per lei passa il tempo ma non tramonta la capacità di regalare al suo pubblico interpretazioni coinvolgenti, dense di emozione e significato. Un’attrice a tutto tondo che con il trascorrere del tempo non si è lasciata andare bensì ha trovato sempre un viatico per mostrare la sua capacità empatica di toccare l’anima e il cuore dell’altro.

86 anni, una vita di successi, di premi, di soddisfazioni, dove non c’è mai stato un momento di oscurità. I riflettori, per lei, sono stati sempre accessi, hanno illuminato il suo talento senza eguali. Anche l’amore è stato generoso, incontrò negli anni ‘50 Carlo Ponti, lei ancora quindicenne dovette aspettare prima di coronare il suo sogno. Si sposarono nel 1966, dalla loro unione sono nati i figli Edoardo e Carlo Jr.

Nel film, Sofia Loren interpreta un’anziana che vive a Bari, è una sopravvissuta all’Olocausto, e accoglie i figli delle prostitute. Una storia profondamente toccate, avvolta da un’umanità inconsueta, che nel mondo di oggi è smarrita, eppure nella pellicola emerge dirompente l’importanza di esserci per l’altro.

Un giorno un dodicenne senegalese (Momo), che vive di espedienti ed è tentato dalla carriera criminale, le ruba una borsa: costretto a chiederle scusa, viene accolto da Madame Rosa e, nonostante le resistenze iniziali di entrambi, le loro due solitudini entrano in risonanza.

Già questo è un messaggio nel messaggio che porta lo spettatore a riflettere sull’importanza dell’incontro con l’altro nella sua sfera relazione e di appartenenza. Se c’è disposizione anche le culture e i vissuti più lontani possono trovare un territorio comune dove incontrarsi e costruire qualcosa di significativo insieme.

Sofia Loren in una recente intervista ha dichiarato: «Questa storia la sento davvero mia. La verità del personaggio nasce da quello che ho passato io stessa durante la guerra. C'è il rapporto con mia madre, con mia nonna, la fame e la miseria di quei tempi. La durezza e la fragilità di Madame Rosa sono quelle di mia mamma. Quando ho letto il copione, ho rivisto l'immagine di una giovane donna che deve far crescere una figlia piccola, e sullo sfondo ci sono i bombardamenti, le macerie, i soldati. La tragedia l'ho vissuta sulla mia pelle».

Non solo una pellicola che narra una storia avvincente ma qualcosa in più che si arricchisce di una visione controtransferale tra Sofia Loren (Madame Rosa) e sua madre. Il tempo vissuto s’intreccia e trama nel tempo della narrazione nel qui e ora della sua tessitura, e lei, la meravigliosa Sofia ci regala uno spaccato intenso di sensazioni, un algoritmo perfetto di intensità interpretativa, un orizzonte di possibilità.

Sì, perché poi alla fine nella pellicola il tema che sembra emergere è quello che la vita comunque sia il suo viatico deve necessariamente andare avanti e «su argomenti così seri non esiste un piano B, dobbiamo renderlo assolutamente possibile», dice Edoardo Ponti.

Nella colonna sonora della pellicola ci sarà una canzone di Laura Pausini: «Io si».

«Io Sophia l’ho vista cantare questa canzone e lo vedrete presto, perché nel videoclip, che uscirà, ci sarà anche lei» - dice Laura Pausini. Due star internazionali insieme in profumo di Oscar (così si dice!) considerando la proposta che è arrivata da parte di Diane Warren. La strada verso la meravigliosa statuetta sembra davvero diventare realtà!

Non ci resta che andare a vedere il film aspettando la notte degli Oscar. Magari arriva una meravigliosa statuetta per due strepitose artiste italiane.

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