Non posso più mentire

Jonathan Bailey il bellissimo fratello di Daphne che abbiamo ammirato in tutta la sua seducente personalità nella prima stagione di Bridgerton sarà il vero protagonista del secondo ciclo di episodi. Infatti, l’intera seconda serie pare sia incentrata su Anthony Bridgerton.




Il visconte è un personaggio particolare, dal fascino irraggiungibile, Don Giovani, libertino impertinente, divenuto capofamiglia alla morte del padre, cerca di mettere la testa apposto per onorare i suoi doveri.

Jonathan Bailey lo interpreta con fervore e grande capacità, anche se c’è chi ha vissuto la sua interpretazione noiosa, attualmente è al lavoro per comprendere al meglio quella che, nella seconda serie, sarà l’evoluzione emotiva del suo personaggio. L’intenzione è far sì che il visconte Bridgerton diventi il nuovo oggetto del desiderio degli spettatori. In parte ci è già riuscito - le sue scene intime con lato B in mostra – sono state fortemente apprezzate. Tuttavia, il lettore sa che lui è il cuore del cinico capofamiglia. Insomma, l’attesa per la nuova stagione si fa frizzante.

Riavvolgiamo il nastro cercando di capire chi è Jonathan Bailey. Ha iniziato molto presto a lavorare esordendo in televisione all’età di nove anni, nella serie TV «Bramwell» e nella pellicola «Bright Hair», in cui ha recitato un piccolo ruolo.

Da qui prende avvio la sua carriera che lo porta a lavorare sia in televisione sia nel cinema.

Della sua vita privata sappiamo poco anche se ultimamente una sua dichiarazione ha fatto molto pensare. È una persona discreta e non ha rilasciato pubbliche dichiarazioni o condiviso foto sui social che lasciassero intendere qualcosa.

Potrebbe essere single oppure semplicemente difende la sua vita privata da insidie e curiosità esterne. I riflettori appartengono solo alla sua vita lavorativa, il set è il luogo dedicato a questa particolare luce la propria vita è un’altra storia.

Ciononostante, l’attore britannico non ha mai nascosto la sua omosessualità, anche se molti dei suoi colleghi gli avessero sconsigliato di fare coming out: «Sul set vogliono che tu non sia troppo gay». Tanto che lui stesso ha ribadito in molte interviste: «Sono gay, però mi consigliarono di non dirlo», la chiarezza sembra essere per lui importante, anche se questa gli avrebbe potuto compromettere un vero e proprio exploit nel mondo dello spettacolo.

Sappiamo bene che il sistema hollywoodiano, ma non solo, è costruito su un certo prototipo di uomo, etero, per cui l'orientamento sessuale di un attore potrebbe determinare la tipologia di ruoli che gli verranno affidati nel corso della sua carriera. Basta ripensare a quanto è accaduto all’attore britannico Rupert Everett, nel momento in cui ha fatto coming out sono cambiate tantissime cose per la sua carriera.

Il segreto di Pulcinella sembra proteggere da rigidi pregiudizi presenti alla corte degli studi cinematografici sia hollywoodiani sia di altri ambienti del cinema e dello spettacolo. Forse è la stessa motivazione che ha spinto Gabriel Garko a fare coming out solo nell’ultimo periodo vivendo una vita finta da regalare al gossip e una vita vera nascosta dagli occhi indiscreti? Tutti intuivano ma nessuno parlava. Eppure, la vita di molti personaggi del mondo dello spettacolo resta confinata tra le mura del silenzio perché il giudizio può essere così tagliente da incidere profondamente nella propria carriera.

Stessa sorte per Tiziano Ferro che prima di dichiarare al suo pubblico la sua inclinazione sessuale ha fatto un lungo percorso attraversando le lande desolate del dolore, spingendosi fino a toccare la profondità dell’abisso con la dipendenza dall’alcool. Poi qualcosa è accaduto, così la sua vita ha trovato non solo l’amore ma una declinazione totalmente nuova portandolo fuori dal tunnel.

Ognuno dei personaggi citati ha il suo mondo, la sua storia esistenziale, il suo luogo di appartenenza, eppure un sottile fil rouge li accomuna portandoli a vivere le solite declinazioni decisionali. Per avere successo la cosa importante sembra essere la separazione tra persona e personaggio. Questa scissione mette in evidenza un aspetto significativo: il bisogno di mantenere una normalità riconosciuta dal sociale per poter mantenere vivo il lavoro e la carriera. Tuttavia, questa separazione anche se può essere significativa per la professione con il tempo è una sorta di boomerang per la vita privata. Così per sostenere in equilibrio le due situazioni incompatibili spesso l’unica possibilità è addentrarsi all’interno di un viatico buio come è stato per Tiziano Ferro con l’esperienza della dipendenza, nella speranza che arrivi qualcuno a tenderti una mano e tirarti fuori dal vuoto assordante.

Perché tutto questo? Perché in un mondo che si considera aperto e rivoluzionario siamo ancora dentro ad una bolla di perbenismo che inchioda a un esserci non autentico?

Jonathan Bailey ha raccontato la necessità di dover nascondere al mondo dello spettacolo la sua omosessualità poiché: «Le conversazioni più conservatrici che ho avuto sono state con uomini gay di questa industria. Ho avvertito come un senso di vergogna palpabile. Dall’altra parte raccontare l’omosessualità o temi vicini è una necessità e quindi l’industria ha anche bisogno di attori gay. Credo poi ci sia una ragione se i personaggi omosessuali sono interessanti. Spesso infatti affrontano un difficile percorso di crescita e presa di coscienza che è il loro vero punto di forza. Ecco perché penso che spesso siano stati scelti uomini forti (anche se etero) per questi ruoli».

Tutto ciò ci fa riflettere su come certi pregiudizi, credenze, abitudini siano dure a cambiare nonostante ci si trovi all’interno di correnti di cambiamento importanti come il #metoo, il matrimonio tra gay, la paternità a una coppia omosessuale. Sembra che in certe lobby il genere maschile e femminile sia ancorato a rigidi schemi, dove la coppia è formata da un maschile e un femminile, non solo nel set ma anche nella vita, pena la ricaduta nel lavoro.

Ma chi l’ha detto che un attore gay non può essere sensuale e attrarre una donna più di un attore etero?

Ebbene si, il motivo è semplice e risiede nel bisogno che hanno le donne di sentirsi lusingate e riconosciute. Un uomo gay è sensibile, complice, affettuoso, romantico, apprezza la femminilità, riempie di complimenti: difficile non cadere nella trappola.

Un uomo di questo tipo è rassicurante. Non ti farà soffrire come hanno fatto gli altri. Così le donne si attaccano come una ventosa.

C’è da chiedersi dove sta il problema per il mondo del cinema? Perché ancora in molti non si dichiarano apertamente?

Forse la risposta è semplicemente che: è più facile a dirsi che a farsi.


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