Non ti ho mai amata

Fabrizio Corona in arte Dio è il protagonista assoluto degli ultimi 20 anni della storia italiana, o meglio lui, solo lui ha fatto la vera storia d’Italia! Vittima, persecutore, salvatore della sua esistenza che si siede nell’Olimpo della divinità con una corte di adepti, cortigiani e giullari, come si addice alle Corti più blasonate.




Il diavolo e l’acqua Santa, l’amore e l’odio, la vendetta e la salvezza, l’esserci e il perdersi nell’abisso, il trono e la zattera alla deriva intrecciati nella commedia italiana in tutta la sua frastagliata organizzazione. Aspetti, questi, che emergono dirompenti e dilaganti nel romanzo di Fabrizio Corona all’interno di una mappa confusa di personaggi, famosi e meno famosi, che si avvicendano l’un l’altro come se fossero in una giostra guidata da Mangiafuoco che orchestra la messa in scena, dando vita alla grande recita romanzata di un’epoca di cui ancora le tracce sono ben in vista.

Il romanzo di Corona è un poderoso volume che racchiude come in uno scrigno tutto e il contrario di tutto di un pezzo d’Italia. Il tutto è visto con la lente d’ingrandimento che mette a fuoco le irrispettose trasgressioni che passano dagli itinerari più incredibili. In tutto questo il protagonista indiscusso è il Fabrizio nazionale, l’uomo più controverso d’Italia che in pochi anni è passato dalla malattia per i soldi al carcere, dalle storie pazzesche di dive e divini a politici, dai paparazzi alla ricerca dello scoop piccante fino alle situazioni, dove imbucarsi poteva offrire un’opportunità. Saltimbanco delle relazioni affettive ha collezionato un numero incredibile di donne da far invidia alla Panini.

Belen è una delle tante fidanzate, di lei vendeva a sua insaputa le paparazzate che organizzava, in fondo «Belen l’amavo davvero ma per me nell’amore rientra il guadagno. Ho fatturato cinquecento mila euro in due mesi. Lei non ha mai visto un soldo», però dice: «le ho create e fatte diventare quello che sono diventate». Oggi al Corriere dichiara: «sono progetti anche gli amori. Confondi le cose. Ti innamori degli altri che si innamorano della tua storia. Io, più Belen Rodríguez o Nina Moric diventavano famose, più le amavo. Ma ora so che non era vero amore». La traduzione pare essere: l’amore non ha spazio perché prima ci sono il denaro e i riflettori, ovvero la notizia, lo scoop bollente ben pagato, tutto il resto è noia!

«Come ho inventato l’Italia», edito da La Nave di Teseo, è la narrazione narcisistica fatta da un personaggio che a volte sembra un tenero figlio di puttana, bugiardo e perverso, altre volte fa tenerezza perché di là dalla sua maschera sociale grida il suo insoddisfatto bisogno di esserci e di essere visto per poter placare la sua fame di visibilità. Così lui, che ha capito bene come funziona il meccanismo, fa di tutto pur di finire sotto i riflettori. I riflettori devono stare sempre accesi altrimenti il rischio è l’oscurità e lì tutto è perso, compresa la sua vita. È un romanzo intenso e potente dalle angolazioni crude e crudeli, un libro che scorre veloce. Le stelle e stelline del panorama vip degli ultimi 20 anni non hanno nulla a che vedere con le Star della dolce vita o del mondo patinato di Hollywood.

In questo omogenizzato ben amalgamato Fabrizio Corona si racconta raccontando i rapporti intrecciati con le tante persone che attraversano la sua vita che diventano lo specchio su cui lui riflette le sue tante vite, le sue infinite contraddizioni, la sua perdita di controllo, la sua vita al limite. «C’ero io dietro al primo incontro tra Donald e Melania Trump. Fui io a mettere insieme Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore. Conoscevo i segreti di tutti e questo mi rendeva onnipotente» - scrive.

Così da Ilary Blasi a Barbara D’Urso, passando per Signorini girovagando nella lunga lista dei nomi della tv, della politica, della cronaca fino all’ultimo flirt mediatico con Asia Argento è un concatenarsi di vicende intrise di visibilità e successo.

Corona è «uno nessuno e centomila» riflettendo il volto italiano degli ultimi venti anni, ma in fondo come lui stesso si definisce all’inizio del libro «innanzitutto, io sono Dio (…) io vivo in un perenne déjà-vu: tutto quello che succede in questo paese è successo prima nella mia testa (…) sono stato io a creare il mondo che mi circonda. Io ho creato l’Italia (…) Gli ho dato una storia a questo paese».

La sua creazione altro non è che un mondo immerso in disastrose vicende fatto di amori spezzati, di pianti, di malati di celebrità travolti e stritolati dalla sete di visibilità, di amicizie finite male, di raggiri, di pugni in faccia, di denunce, di fallimenti, di tatuaggi incisi sulla pelle tracciando un racconto, di possibilità lasciate andare, di bugie intrappolanti che costruiscono una realtà che non esiste.

C’è qualcosa che richiama il capolavoro di Gus Van Sant con Matt Damon e Robin Williams: Will Hunting. Che si voglia o no Fabrizio Corona è stato (forse lo è ancora) in grado di influenzare nel profondo l’ottica del vedere le cose, del costruire un personaggio, del distruggerlo.

Will come Fabrizio, è il ragazzaccio prodigio, che ha in sé un’esperienza di vita particolare tanto da sviluppare un disturbo della personalità borderline con un versante istrionico-narcisista niente male (questa è la diagnosi riportata dai medici che seguono Fabrizio Corona per cui si è conquistato i domiciliari).

Corona che si vanta di sapere tante cose, di aver creato lui l’Italia e tutti i suoi protagonisti sembra non conosce il sapore dell’amicizia, il profumo dell’amore, la squisitezza della verità, la leggerezza dell’autenticità perché quello è un mondo dove non è mai riuscito ad entrare forse per paura, forse per insicurezza, forse perché la sua ferita d’amore è così profonda che nulla riesce a cicatrizzarla.

Lui che ha avuto le donne più belle del pianeta sa sicuramente cucire insieme un elenco infinito di virtù e bellezza ma non saprebbe raccontare cosa si prova a vivere un amore autentico, puro, disinteressato, fedele. Non saprebbe cogliere la vulnerabilità della donna perché il suo sguardo è solo posato sulla sua affascinante corporeità.

Lui che si sente un super uomo, che si atteggia da Dio non saprebbe spiegare cosa significa e vuole significare la ricerca del senso e significato dell’uomo come parte assoluta.

Fabrizio sembra non abbia mai sperimentato la vera perdita perché per lui è stato tutto assolutamente facile, perché la perdita si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso: e lui, forse, non ama nemmeno sé stesso se non l’immagine riflessa di un surrogato di sé che si crede Dio.

Leggere il suo libro lo rende ancora più invisibile, non emerge l’uomo, l’intelligenza, la sicurezza ma ne viene fuori un bulletto che ha bisogno di costruirsi una commedia con tanti protagonisti, comparse, perché in fondo si caga sotto dalla paura. Queste comparse, più o meno significative, sono le fondamenta di latta su cui si è costruita e cementata la sua vita. Nessuno può accedere al suo profondo, al suo mondo interiore perché è così ben nascosto dalle macerie di questi venti anni che sembra essersi annullato e confuso nel vuoto.

Così Corona per proteggersi dal vuoto del suo abisso ha la presunzione e la pretesa di sapere tutto su tutti, perché in fondo è stato lui il grande Maestro da cui tutto si è generato, solo perché ha creato vip e star, facendo al tempo stesso a pezzi la sua vita e sgretolando quella di chi non stava alle sue regole. Se Corona è il Diavolo, il Mangiafuoco, l’Anticristo che porta nella terra dei balocchi, tutti gli aspiranti famosi, gli imbucati, i presentatori, i politici, gli influencer, le veline, tutti sono i suoi seguaci, i suoi fans sfegatati, i suoi discepoli o apostoli che dir si voglia. Di fronte a lui nessuno si salva, specialmente i suoi persecutori poiché lui è al tempo stesso vittima, salvatore e persecutore del suo mondo e di sé.

Fabrizio Corona è orfano di sé stesso, si è reso profugo della sua stessa vita annichilendosi all’interno di un disturbo psichiatrico che gli offre uno pseudo palcoscenico, dove ancora continua a esibirsi cesellando e fortificando la sua vita in un circolo vizioso senza fine.

Basta leggere il suo romanzo per comprenderlo. Lui è una personalità Borderline da manuale con un versante narcisista maligno arricchito da un versante istrionico raffinato che crea una realtà perfetta perché «ero ciò che avevo sempre voluto essere: La notizia». E lui di fatto è, sempre e comunque, notizia!

Nella sua capacità istrionica di porsi di fronte all’altro è in grado di essere un bugiardo accattivante capace di dirti la peggiore verità perché lui è «una creatura mitologica, mezzo Dio e mezzo merda» che dal suo Olimpo scaglia saette.

La sua dipendenza dalla notizia, dall’esserci sopra ogni cosa, dal tenere acceso il riflettore più intenso sulla sua vita ha creato un malato di soldi. Il denaro è il suo chiodo fisso perché se sei Dio e vuoi far girare il mondo necessita tanto, tanto denaro e per lui «il denaro contante è la mia malattia più grande. La prova provata di quanto vali, del credito che ti attribuiscono le persone». Così la sua vita si riassume in tre parole «eccesso, arresto, popolarità»tutte racchiuse all’interno di un’ambizione senza confini. Poi di Fabrizio cosa rimane? Cosa si può imparare da una persona così? Nulla a meno che non voglia realmente parlare di sé togliendosi di dosso la sua armatura cucita e tramata in una tela rigida tra il bugiardo e il vigliacco, tra l’assoluto e l’abisso, tra l’arroganza e il violento, tra il presuntuoso e l’inafferrabile, perché non dobbiamo mai dimenticarci che lui è Dio e può sentirsi Dio solo perché ha bisogno degli altri per essere Dio, mentre gli altri hanno bisogno di lui per credere in qualcosa. Se tutto questo svanisse? Allora la cosa si farebbe interessante, ma lui non ha alcuna intenzione di farlo perché il rischio sarebbe quello di cadere nell’oblio. L’unica cosa che resterebbe di tutta la commedia italiana che lui ha costruito sarebbe solo un mucchio di macerie e il terrore di ripartire da sé stesso.

Così tutto resta imbevuto di fiele al sapore di miele perché Corona sarà per sempre Corona di là dal bene o dal male. Adesso non ci resta che divertirci nel girotondo di talk show ai quali sarà invitato per promuovere il suo libro.