Pasolini mi manca - intervista esclusiva a Ninetto Davoli (on Novella2000)

È un «ragazzo di borgata» e come succede a tutti i giovani che vivono nei sobborghi a volte accade l’impensabile: un incontro che cambia la vita. «Tutto iniziò con una carezza sul capo, la prima volta che mi vide e io non sapevo nemmeno chi fosse, me lo presentò mio fratello». Da giovane «non avevo sogni, l’unico mio scopo era lavorare e aiutare la mia famiglia».




Quell’incontro però, segnò la svolta, un cammino inaspettato sotto le luci scintillanti di Cinecittà, l’incontro con personaggi famosi, con il mondo della Dolce Vita, ma soprattutto un’amicizia speciale lunga tredici anni con Pier Paolo Pasolini. Lui, scrittore, regista, poeta, intellettuale «mi ha rappresentato, tutto qui… È la cosa più grande che abbia fatto per me. Ha portato il mio mondo sul grande schermo». «Mi manca tutto di lui», adesso «non ho un sogno nel cassetto. Tutti i sogni li ho vissuti. La mia vita è stata tutto un sogno, tutto un piacere, un divertimento. A questo punto, con i miei 71 anni cosa voglio di più?». La vittoria a Ballando con le Stelle potrà essere il nuovo sogno? «La vittoria è quella che fa battere i cuori», chissà se l’esperienza di Ballando potrà fargli battere il cuore di nuovo. Il racconto avvincente della vita di Ninetto Davoli in un dialogo intenso con la sua cadenza romana che dà colore e romanticismo.

Spesso i grandi percorsi nella vita iniziano con incontri speciali, qual è stato il suo “incontro speciale”?

«Beh, l’incontro più speciale, lo sanno tutti, è aver incontrato un personaggio come Pier Paolo Pasolini. È stato non solo un incontro speciale ma qualcosa di più, è stato un incontro fondamentale per la mia vita. Pasolini non solo è stato importante, ma tanto, tanto di più».

Cosa ricorda di quel primo momento?

«Ricordo qualcosa di magico. Tutto iniziò con una carezza sul capo, la prima volta che mi vide e io non sapevo nemmeno chi fosse, me lo presentò mio fratello dicendomi: “Ninetto questo è Pasolini”; “Pasolini questo è Ninetto”. Mi guardò con aria angelica; è stata una persona che mi ha dato sicurezza un incontro speciale di grande impatto».

Cosa sognava di fare da grande?

«Non avevo sogni. Il mio unico pensiero era quello di lavorare, aiutare la famiglia, perché la mia famiglia è stata molto disagiata. Perciò non contava sognare piuttosto bisognava lavorare e aiutare in casa».

Poi arriva Pasolini, il cinema, la sua vita cambia?

«Altro che se cambia! Certo che è cambiata. Uno che ha sempre vissuto nella periferia romana, nelle borgate, aver incontrato Pier Paolo che ha iniziato a farmi fare cinema ha portato uno stravolgimento radicale, tutto è cambiato. Altro che se è cambiata, altro che se è cambiata la mia vita» – ripete commosso come se questo ricordo lo riportasse nel là e allora che tanto gli manca.

Pasolini ha segnato la sua vita, quali sono stati i momenti indimenticabili?

«È stato il primo impatto che ho avuto con lui e poi aver lavorato in “Uccellacci e Uccellini” con Totò. Questa fu la mia prima esperienza lavorativa».

Pasolini che cosa ha visto in lei?

«Mi ha rappresentato, tutto qui… È la cosa più grande che abbia fatto per me. Lui, ha portato il mio mondo sul grande schermo».

Qual è il messaggio che Pasolini ha lasciato?

«Pasolini ha lasciato un messaggio importante, ovvero la vita stava cambiando, la gente si stava lasciando strumentalizzare, si stava facendo catturare dal sistema consumistico. Tutto questo Pasolini l’ha detto ed è verificabile. Le persone non sono riuscite a cogliere questo messaggio, non l’hanno compreso, perché in qualche modo tutti quanti ci siamo lasciati trasportare dalla sete consumistica perdendo di vista l’aspetto essenziale della vita, dell’esistenza».

Pasolini è stato strappato alla vita da una morte tragica, quanto questo lutto ha segnato il suo percorso di vita?

«Molto. Pasolini è uno di quei personaggi che nascono uno ogni cento anni, un nuovo Pasolini non esisterà mai più. La mancanza di un uomo come lui è stata una grande perdita per tutti non solo per me.

Cosa gli manca di lui?

«Mi manca tutto di lui. Mi manca l’amico. Lui era l’unico amico che avevo, la persona che comprendeva la mia interiorità che è riuscito a tirar fuori quello che Ninetto era. Mi ha portato dentro ai suoi film, nei suoi racconti, nelle sue poesie, tutto questo a me gratifica molto. Mi manca la presenza di questa grandissima persona».

C’è un aneddoto che può raccontare l’essenza di Pasolini?

«Non c’è un aneddoto solo. Io e lui siamo stati amici per tredici anni, è stato tutto un aneddoto, con lui era un divertimento fare qualsiasi cosa. Quando non eravamo nel set, facevamo dei viaggi, lo accompagnavo a fare delle conferenze, oppure quando facevamo i film andavamo in giro a cercare personaggi particolari, a fare i sopralluoghi».

Ma la sua essenza qual è?

«Non c’è un particolare, con Pier Paolo è stato tutto speciale».

Ci sono nuovi Pasolini nel XXI secolo?

«Non credo proprio. Non c’è più la sua capacità di persona, di presenza, di cultura, di coraggio. Purtroppo, anche se oggi c’è qualche poeta, qualche scrittore bravo non hanno la sua forza, la sua capacità, la sua toccante intelligenza creativa. Non c’è e non ci sarà mai nessuno uguale a lui».

Uno dei suoi figli si chiama Pier Paolo, perché questa scelta?

«Perché Pier Paolo è stato quello che ha battezzato mio figlio, anzi i miei due figli. Uno si chiama Pier Paolo e l’altro Guido Alberto che era il fratello di Pier Paolo Pasolini».

Non solo Pasolini ma anche il Principe de Curtis come è stato lavorare con lui?

«Lavorare con Totò è stata una scoperta. Il primo lavoro a fianco di un personaggio del genere è stato un momento fantastico. Un ragazzetto semplice vissuto nelle borgate preso per far l’attore che come compagno di viaggio ha Totò insomma “che te’ lo devo dì io” è stata una cosa meravigliosa».

Come era fuori dal set Totò?

«Una persona semplice. Ero intimidito, un ragazzino di fronte a un personaggio così, ma dopo una settimana che lavoravamo insieme lo consideravo un po' come mio padre. Di fondo lui era una brava e buona persona, lui è stato un personaggio dei ghetti napoletani. La scelta di Pasolini di prendere sia me sia Totò deriva dal fatto che entrambi venivamo da un rango sociale basso».

Da un piccolo paesino di provincia alla città Eterna? Cosa ama di Roma?

«Roma la amo in un modo strepitoso, o meglio l’amavo perché adesso Roma è cambiata, non è più quella di una volta. Roma è sommersa in un sistema consumistico talmente esagerato che io non mi ci ritrovo. Non solo la città è cambiata sono cambiate le persone, non ritrovo la Roma che ho vissuto 60 anni fa».

Ha ricevuto anni fa un premio al Festival di Roma, cosa ricorda di quel momento?

«Un ricordo bello, ricevere un premio è sempre qualcosa d’importante. Il Premio mi è stato dato per il film “Uno su due” con Fabio Volo, la cosa che dissi era che non capivo perché prima di quel film io non fossi mai stato premiato. Io ho una bella filmografia, anche un tantinello più importante di quello premiato, non mi è stato mai riconosciuto niente tranne che per quel film. E allora grazie, grazie ancora».

Com’è il cinema oggi?

«È difficile dirlo, perché non vado molto al cinema perché quello che fanno non mi piace molto. Sono legato al vecchio cinema, non voglio tornare indietro di anni, oggi il neorealismo non c’è più, fanno un cinema commerciale, si pensa solo all’incasso del film. Il vero cinema quello con la C maiuscola, non c’è più. Se devo pensare a un film in uscita che mi piace, mah provo difficoltà …».

A proposito di questo che cosa ne pensa della 77esima Mostra del Cinema di Venezia?

«Non l’ho seguita, mi interessa poco. I film ultimi italiani che ricordo non ci sono, forse qualche film straniero, ma non è il cinema che mi appassiona, che sto lì e dico: “a n’vedi che film c’hanno fatto!”».

C’è un angolo di Roma che ama?

«No, non c’è un angolo di Roma, a me piace tutta! Però preferisco la periferia, mi piace molto il contorno di Roma, i suoi dintorni perché ogni tanto si incontrano quelle persone che io ho vissuto, quei personaggi di vecchia generazione».

Chi è oggi Ninetto?

«Un uomo un po’ spaesato, un pesce fuor d’acqua. Ho bisogno di essere me stesso. Mi trovo a dovermi difendere dal mondo che sta fuori. Non riesco ad adattarmi al consumismo, all’inseguire tutto ciò che costituisce uno status symbol. Pier Paolo sarebbe diventato matto. Oggi badiamo troppo all’apparenza, alla forma. Non alla vita vera».

Perché la scelta di fare “Ballando con le stelle”?

«Se ho scelto di fare Ballando con le Stelle, lo devo a Milly Carlucci, che mi ha voluto a tutti i costi. All’inizio ero un po' perplesso, poi come ho detto anche a Milly, quando iniziò questa trasmissione 15 anni fa, ho detto: “ma che bello! Quanto mi piacerebbe essere chiamato”; allora Milly Carlucci sai che mi ha risposto: “Beh, Ninetto, ti abbiamo chiamato adesso”. “Ah Milly, ho capito, ma son passati 15 anni! Io ho 15 anni in più”. Tuttavia, sono contento di esserci perché è una trasmissione pulita, bella, divertente, gioiosa. Mi piace, mi piace molto».

Ama ballare? Ha mai ballato prima?

«Onestamente no! Non amo ballare semplicemente perché non ho mai ballato. Ho ballato da ragazzino, quei balli che si fanno da giovani il cha cha cha, il twist, non mi sono mai ritenuto un ballerino. Devo ammettere che questa esperienza mi sta stimolando».

Come si sta preparando al programma con Milly Carlucci?

«Non lo so, sto cercando di prepararmi, poi bisogna vedere la conclusione. Ce la sto mettendo tutta per essere pronto a fare la mia parte, la mia “porca figura”. Credetemi ce la sto mettendo tutta, quello che verrà fuori non lo so, comunque sia è bello esserci, partecipare poiché è una trasmissione molto valida. Fare parte di questo gioco alla mia età devo dire che è molto stimolante».

Cosa si aspetta da questa partecipazione?

«”Che vol dì che m’aspetto”, io non mi aspetto, ma alla fine sono sicuro che potrò dire: “bè me so’ divertito!”».

Un consiglio ai giovani che vogliono percorrere il difficile mondo del cinema?

«Non è facile fare l’attore specialmente in questi ultimi anni. Il cinema è difficile se ne fa poco. Però se uno ci crede deve andare fino in fondo e provarci. La vita è fatta anche di fortuna, della persona giusta, del testo giusto. Oggi non si può dire “vojo fa’ l’attore”, per fare l’attore bisogna studiare, prepararsi. Al contrario per avere successo bisogna avere la fortuna, come ho avuto io, di incontrare qualcuno di speciale».

Un sogno nel cassetto?

«Non ho un sogno nel cassetto. Tutti i sogni li ho vissuti. La mia vita è stata tutto un sogno, tutto un piacere, un divertimento. A questo punto, con i miei 71 anni cosa voglio di più?».

“Qual è la vera vittoria, quella che fa battere le mani o batteri i cuori (P.P Pasolini)”? secondo lei qual è?

«La vittoria è quella che fa battere i cuori».

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