Plutone protegge chi ama i misteri

Gli abitanti di questo pianeta morente (Marte) guardavano attraverso lo spazio con istrumenti di eccezionale precisione cercando un altro mondo in cui poter emigrare. Essi non potevano andare su Plutone, il più periferico di tutti i pianeti, poiché è tanto freddo che la sua atmosfera poggia, congelata, sulla sua superficie (La guerra dei mondi, 1953)”.

Sarà così?





Plutone è il nono pianeta in ordine di distanza dal Sole, scoperto nel 1930. È curiosa la storia del suo nome, si dice che il nome sia stato dato dalla figlia di un professore di Oxford. La bimba era all’epoca appena undicenne.Quarantotto anni più tardi (1978) venne scoperto il satellite di Plutone: Caronte. Cosa interessante se pensiamo alla mitologia che accompagna Plutone. Tant’è che gli astrologi debbono avere intuito la sua doppia natura, sostenendo altresì che i nomi dei pianeti, come pure quelli di tutti gli altri corpi celesti, non siano una coincidenza: infatti, ritengono, che i nomi emanino dall’anima collettiva, siano gli archetipi che diedero origine agli antichi miti rintracciabili in ogni cultura. Cosa assai curiosa considerando tutti gli studi fatti da C. G. Jung sull’inconscio collettivo unito al significato che poi si traduce nella persona, nell’anima e nel vissuto.

Plutone per l’astrologia simboleggia il principio di trasformazione. In lui sono racchiusi i misteri dell’inconscio, della morte, della vita, gli impulsi creativi o distruttivi e le motivazioni profonde da cui dipende l’intero progetto della nostra esistenza. Morte e rinascita sono le facce della stessa medaglia che narrano l’insieme esistenziale della persona in tutta la sua declinazione umana, ne raccontano e raccolgono il vissuto intrecciato nelle cose segrete, nelle nicchie del mistero. Plutone è in relazione con il corpo e la sua essenza, con l’anima e gli inferi, con l’oscurità della vita dopo la morte. Rinnovamento e magnetismo sono alla base di questo pianeta. La persona che risente della presenza di Plutone ha una carica interiore che giunge dal profondo tanto da influenzare gli altri.

Per riuscire a cogliere la sua essenza è importante comprenderne il significato profondo che si rintraccia nella costante ambivalenza tra la luce e le tenebre, tra la vita e la morte, tra l’essere e il non essere. Plutone rappresenta il potere in tutte le sue forme, ciò che è nascosto, occulto, inconscio. Descrive il modo attraverso il quale affrontiamo il demoniaco e il magico, spiega il potere rigenerativo e la capacità di reagire ai cambiamenti radicali e alla rinascita, mostra il ciclo della morte e del divenire.

Plutone è governatore del segno dello Scorpione, difatti questo segno ha in sé una nota significativa di mistero, ama l’introspezione, è attratto dall’occulto e da tutto ciò che si racchiude nel potere delle tenebre.

I transiti negativi di Plutone sono spesso associati alla sensazione di morte, di fallimento interno, depressione. Questo perché c’è qualcosa che deve simbolicamente morire al suo passaggio. Il transito di Plutone, se compreso e usato al meglio, può dar luogo a un rafforzamento interno. È la filosofia alchemica del morire a sé stesso per rinascere a nuova vita, come la caverna di Platone dove gli uomini, tenuti prigionieri, sono costretti a guardare una sola parete della caverna su cui sono proiettate delle ombre. Quegli uomini non conoscono altro e credono che il mondo sia solo quello che hanno conosciuto. Tuttavia, uno dei prigionieri riesce a liberarsi scoprendo che non esistono solo quelle ombre, ma ci sono anche le statuette a cui appartengono quelle ombre, oltre che il fuoco che le proietta. Così uscendo dalle tenebre della caverna scopre l’inganno cui è stato legato per tutta la vita: fuori c’è un mondo che lui non conosceva. Non resta che tornare indietro e raccontare la verità ai suoi compagni affinché la conoscenza li liberi dalle tenebre di una caverna in cui non esiste la vera vita. La conoscenza mostra la verità a chi ancora non la conosce. Plutone in Scorpione ha segnato estremismi sia in positivo che in negativo. È infatti la generazione di ribelli e rivoluzionari, di chi lotta per la libertà. Al tempo stesso stimola la forza, il magnetismo, l’attitudine per la ricerca, seppur ha in sé tendenze violente e passionali, gelosia, rancori, spirito vendicativo.

Tutto questo ha la sua origine mitologica che ben spiega la caratteristica di questo pianeta così fortemente legato alle forze della natura alchemica ed esoterica. Plutone è collegato nella mitologia al regno dei morti. Per i Greci era Ade, dio degli inferi, sebbene per i romani era il dio della ricchezza e prosperità.

Figlio di Saturno, fratello di Giove e di Nettuno. È raffigurato seduto su un trono nero con il cane Cerbero sdraiato ai suoi piedi. Il ratto di Proserpina è il mito più conosciuto. Come fece a rapirla? L’inganno fu la strategia messa in atto per far restare Proserpina negli inferi. “Mentre in quel bosco giocava Proserpina cogliendo bianchi gigli e viole con gioia di fanciulla, a gara con le amiche, colmandone il grembo e i canestri, la vide Plutone e subito l'amò e la rapì: tanto fu rapido amore (S. Quasimodo)”.

Il mito narra che una volta arrivata a destinazione, il dio la obbligò a mangiare un chicco di melograno, ben sapendo di condannarla, con quel gesto, all’eterna presenza in quel luogo.

“Proserpina, impaurita, chiamava con voce dolente la madre e le compagne, ma più la madre; e poi che lacerata alle spalle pendeva la sua veste, caddero dalla tunica sciolta tutti i fiori (S. Quasimodo)”. La prigionia di Proserpina causò la disperazione in sua madre, la dea delle messi, tanto che scatenò terribili conseguenze per gli esseri umani, facendo calare un grigio inverno su tutta la Terra. “E intanto Plutone dal carro incitava i cavalli chiamandoli per nome ad uno ad uno, e sul collo e la criniera scuoteva le briglie d’oscuro colore di ferro (S. Quasimodo)”.

L’intervento di Zeus fu essenziale per riportare equilibrio. “E là, cupa in volto, coi capelli sparsi, irata, ferma davanti a Giove, così disse: «O Giove, per il sangue mio, ti prego, per il tuo sangue. Se non hai amore per me, chiedo pietà per la figlia: invoco il tuo aiuto, anche se nacque da me. Ho ritrovato la figlia che così a lungo cercai, se ritrovarla vuol dire sapere d'averla perduta; se sapere dov'è vuol dire averla trovata» (S. Quasimodo).

Così Proserpina fu costretta a stare sei mesi all’anno nell’Ade e sei mesi insieme alla madre. “Così Proserpina lieve, scrive Merini, paragonandosi alla figura femminile di Proserpina, che spiega il fenomeno naturale dell’alternarsi delle stagioni. Fare questo, applicare su di sé un archetipo somiglia a un’investitura, la quale comporta sempre, inevitabilmente, la nascita di filtri con cui guardare il mondo.

Il dio Plutone era un uomo maturo dallo sguardo severo, una lunga barba, folta capigliatura e, in mano, uno scettro, delle chiavi, o della terra. A volte era seduto su di un trono d’ebano, con ai piedi Cerbero, il cane a tre teste, oppure dei serpenti. Il cipresso, simbolo dei luoghi sepolcrali, ieri come oggi, ed il narciso sono le piante legate a questo dio.

Dal mito all’arte il passo è breve: infatti sono molti gli artisti che nel corso del tempo hanno raffigurato Plutone.

Luca Giordano, tra il 1682 e il 1685, realizza con la tecnica dell’affresco la scena mitologica su commissione di Francesco Riccardi.

Ancor prima, nel 1589, Hans von Aachen realizza a Colonia la scena dell’infelice Proserpina, nel momento esatto in cui si consumò il rapimento.

Gian Lorenzo Bernini, tra il 1621 e il 1622, realizza una magnifica opera scultorea che rappresenta il rapimento di Proserpina custodita all’interno della Galleria Borghese. Proserpina urla, si dispera, si dimena ma inutilmente: Plutone la porta con sé negli Inferi per sposarla. Il Bernini con la sua opera riesce a trasmettere la potenza di Plutone, la sua forza, la sua determinazione e anche il suo inafferrabile mistero

In breve, questa è la storia di Plutone, re degli Inferi e molto altro ancora.

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