Professionista dell'Eros

Incontrare Massimo Balletti è come entrare in un museo d’arte contemporanea dove per riuscire ad apprezzare il suo lavoro è necessario comprenderlo, ma se l’osservatore non possiede gli strumenti giusti rischia di giudicare ciò che vede non come l’espressione artistica di un’immagine nella sua evidenza erotica ma come qualcosa che ha il solo scopo di stuzzicare l’eccitazione. Lui è riuscito a fare del suo lavoro un’immensa opera d’arte.





Caporedattore di Playmen, fondatore di Excelsior, direttore di Playboy, Men e Le Ore, Massimo Balletti ha trascorso un’intera esistenza tra le pagine patinate delle riviste “per soli uomini”, ricercando un’idea di erotismo capace di accendere, insieme all’immaginazione, anche pagine di cultura e di costume solitamente ignorate dalle cronache ufficiali. Le donne più belle, dagli anni ’60 in poi, sono state protagoniste delle sue riviste. Lo abbiamo intervistato cercando di cogliere l’essenza del suo poderoso lavoro ma anche di comprendere come l’erotismo si sia trasformato in una mercificazione sgradevole del corpo attraverso la rete.

I suoi sogni di bambino?

Ho iniziato a sognare da adolescente, da bambino pensavo solo come liberarmi dalle vacanze forzate in un paesino sperduto di montagna.

Da adolescente?

Avevo un immaginario normale senza alcun sbilanciamento. Tra i miei fratelli ero il meno problematico, il più affidabile. Nulla poteva far pensare che scegliessi una strada inaffidabile.

Perché inaffidabile?

La mia vita professionale è stata molto particolare. Era un’avventura lavorativa inusuale per i tempi, oggi è tutto diverso, molto più facile.

È stato difficile scegliere la sua via professionale?

Assolutamente facilissimo!

Perché?

Avevo la sensazione di libertà espressiva. Si affrontava con disinvoltura di linguaggio e argomentazioni temi che allora, sto parlando dei primi anni ’60, erano off limits. C’era timore di sbilanciarsi, pensiamo al divorzio che ha inciso un radicale cambiamento, era una tematica rivoluzionaria almeno per noi italiani.

Dagli anni ’60 ad oggi i magazine per soli uomini sono molto cambiati?

I giornali di cui sono stato collaboratore erano quelli della nuova vita sociale, del primo benessere, della’600 FIAT, si cominciava ad assaporare certe novità del mondo moderno compresa quella dell’erotismo, allora era appannaggio solo dei giornali pubblicitari, dei vari cataloghi di biancheria intima, dove si immaginava di cogliere un’eroticità nell’immagine riportata. Poi, sulla scia americana, francese e tedesca, con la musica che si trasformava inizia a presentarsi un’eroticità sempre più aggressiva e, a volte, invadente.

Aveva una connotazione artistica?

Si, perché per avvinarsi a quel progetto bisogna avere delle armi culturali, conoscere la storia dell’arte, i contemporanei, i classici, altrimenti venivano fuori espressioni impubblicabili. Invece, quando sono nati questi giornali, alcuni ho avuto la fortuna di parteciparvi, anche da protagonista quando ero giovane, ricordo collaboratori di primissimo ordine, con un bagaglio culturale internazionale.

Perché?

Avvicinarsi a questa tematica, allora ignota, comportava consapevolezze e delicatezza.

Il mondo della rete non rispecchia questi canoni?

Nella rete è difficile mantenere sia consapevolezza sia delicatezza. Così come è difficile restare calmi difronte ad alcune nefandezze della rete, è diventato un mondo sgradevole.

Perché siamo arrivati a questo punto?

È il degrado culturale che va di pari passo con la facilità dell’informazione, sembra un paradosso eppure è così. Ci nutriamo di un’informazione frettolosa, affrettata, ci passa rapidamente tutto sotto gli occhi tanto da non riuscire a capirci nulla di quello che accade. Non voglio svalutare l’importanza dei nuovi mezzi di comunicazione, a volte è l’utilizzo improprio che ne fanno le persone.

Cosa pensa delle Cam Girl?

Mi ricordano certi fenomeni pionieristici degli anni ’70, non così diffuso come adesso ma anche allora era presente. Era “l’erotismo fai dai te!”, con tutti gli inconvenienti stilistici del caso, francamente niente di interessante.

E l’amore fluido?

Sono sempre stato molto aperto, ho sempre vissuto con la più totale integrazione. Ogni persona ha il diritto di vivere come vuole.

Cosa consiglierebbe a una ragazza oggi?

Le donne debbono essere donne nella maniera più tradizionale, mantenendo le caratteristiche femminili che sono le più forti del mondo. Non devono imitare gli uomini è l’errore più clamoroso che possano fare. Così come non devono parlare come un uomo, è una cosa sgradevolissima. Perché va tutto a scapito della femminilità che è una cosa importante. È il discorso dell’erotismo, bisogna conservare un mistero, è quello che stuzzica l’immaginario. Mi piacciono le donne così dette gagliarde, coraggiose, che pensano, che contrastano, le adoro ma non c’è bisogno di imitare gli uomini: è un errore fatale.

Quando una donna è davvero bella?

Il problema ce lo poniamo da sempre. Ci sono delle caratteristiche “sartoriali” che definiscono l’armonia di un corpo poi ci sono delle caratteristiche che riguardano la bellezza interiore, una bellezza che si trasmette immediatamente all’altro. La senti dalla voce, dallo sguardo, dalla gestualità, dalla presenza incisiva ed evocativa, dalla pacatezza, dai modi pur sentendone il flusso resta viva come se fosse un mistero. Qualche volta si accompagna ad una grande armonia fisica, ma è un’aggiunta a una bellezza già significativa. La bellezza fisica straripante non è mai una garanzia di rapporti amorosi solidi e duraturi, viene quasi sempre a noia poiché è rilegata al mondano, al mostrare e al mostrarsi. Quando ci liberiamo da questo equivoco siamo pronti per una relazione come comunione d’anime, di sentimenti.

Cosa farà da grande?

Per adesso ho scritto un libro: “Il principe dell'eros. Playmen, Playboy, Excelsior, Penthouse”.

Di cosa parla?

È la mia vita narrata con amore, umorismo e una punta di nostalgia. È stata una vita densa di avventure, costellata di sogni da realizzare e incontri che sono diventate con il tempo solide amicizie. È un’autobiografia dove emerge “libertà e buone intenzioni”, è semplicemente il ritratto di un’epoca e della mia idea che amava il bello e l’amore per il mio lavoro.








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