Ritorno alla Belle Epoque

Una voce delicata che accarezza l’anima, una narrazione che esce fluida creando una sinfonia lieve. Eve la Plume è un’opera d’arte vivente. La sua spiccata creatività provoca e stimola emozioni. Nel raccontarsi non solo ti prende per mano portandoti all’interno del suo mondo ma ti offre la possibilità di assaporarne le infinite declinazioni all’interno di un algoritmo perfetto dove il confine tra l’oggi e la Belle Époque si perde divenendo un territorio unico da abitare e vivere.





Come nasce l’amore per la Belle Époque?

È una lunga storia. Sono appassionata di storia del costume. Mi piace prendere ispirazione dalle bellezze di altre epoche. La Belle Époque è uno spunto infinito, dove la bellezza era messa in risalto. È una bellezza che incontra molto il mio gusto.

Com’era quel periodo?

La vita nella Belle Époque non era poi tutta questa meraviglia, soprattutto per le donne. Però quel tipo di vita offre degli spunti assolutamente meravigliosi.

Tira fuori la bellezza?

Esattamente. Nei miei spettacoli – che sono molto di stampo francese – vado a recuperare l’estetica, le musiche, il gusto, i riferimenti, di quel periodo.

Come ci si sente a essere la Regina indiscussa del Burlesque?

In realtà sempre in bilico … sono appellativi sfumabili, non sono mai definitivi. Bisogna sempre lavorare e impegnarsi molto. Non mi sento ancora di aver raggiunto quello che voglio. Negli ultimi anni mi è un po' sfuggita di mano tutta la situazione.

Cosa vuoi dire?

Quando ho iniziato con il burlesque credevo addirittura di averlo inventato io, non lo conoscevo, ho iniziato a proporlo scoprendo la sua esistenza come spettacolo antico … ma questa è un’altra storia. In Italia c’ero solo io, proponevo e davo le direttive per quel tipo di spettacolo. Poi è diventato di moda, sono arrivate tantissime ragazze, alcune hanno fatto un buon lavoro, altre hanno fatto un lavoro contrario a quelle che sono le caratteristiche, la storia, il messaggio di questo spettacolo. È uno spettacolo leggero, ma non basato sul sesso e la sessualità. C’è stata un po' di confusione. Così mi sono trovata sola a far fatica per difenderlo. Il Burlesque è il mio grande amore ma non è così semplice difenderlo da sola contro tutto e tutti. L’ho visto un po' precipitare poiché non tutte le ragazze che lo praticano fanno veramente Burlesque, portandolo così in una direzione che non è la sua. In questo modo confondono lo spettatore.

Si perde il messaggio del Burlesque?

Esattamente. Nei miei spettacoli, solo in alcuni, c’è qualche scherzo sulla sessualità, ma è proprio un accenno perché il cuore centrale è tutto sull’idea di bellezza che passa anche per il nudo. È la bellezza di altre epoche.

La Venere del Botticelli è nuda?

Esattamente!! Non stimola l’impulso sessuale. Anche le ballerine di danza classica sono praticamente nude ma l’intento è un altro, c’è l’arte, la creatività, c’è qualcosa che va al di là della corporeità legata alla sessualità.

Secondo te “l’abito fa il monaco”?

Poter scegliere quello che indossi è come avere un libro aperto sulla personalità di quell’individuo. Quando vedi qualcuno e lo osservi solo esteticamente, come si veste, puoi leggere qualcosa di quella persona, puoi farti un’idea di cosa fa, chi è, cosa ama fare. In qualche modo si! L’abito fa il monaco.

Quanto è importante la femminilità?

È un aspetto che mi piace coltivare, esprimere. La femminilità è bellezza. Quando la rincorro, la sfioro, la trovo mi accresce. Oggi, essere femminile, è un lusso che ogni donna può prendersi.


Come nasce “la posta del cuore”?

È il mio divertimento. Sono proprio contenta (sorride) di ricevere tante lettere. Mi piace proprio. Mi cattura l’idea della lettera, aiuta a riflettere di più, a pensare, a sentire le emozioni, la propria profondità. È un concetto un po' vintage che nonostante la messaggistica veloce continua ancora a piacere. In questo periodo di stop forzato mi sono detta: “adesso o mai più”.

Dove hai la tua rubrica?

Ho deciso di farla su www.burlesque.it, conosco molto bene Attilio Reinhardt, cura tutto con grande professionalità e classe, anche se può trovare altre strade, può estendersi ulteriormente.

I tempi corrono e “tu adesso dove sei”?

Sono un po' smarrita come tutti. Mi sono scoperta più forte di quanto pensassi, non sono crollata. Per me il lavoro è vitale, pensavo di crollare invece non è stato così. Sono in una fase in cui mi rimprovero perché dovrei fare di più. Mi è venuta la mania di cucire un abito dietro all’altro. Non sono mai soddisfatta di quello che faccio così inizio subito un nuovo lavoro, non sono mai soddisfatta.

Sei alla ricerca dell’abito perfetto?

Esattamente. (Ride) sta diventando patologico. Non è il periodo più tranquillo però si sta a galla.

Sei più personaggio o persona?

Faccio molta fatica a distinguere queste due cose. Sono una persona che ha la sua personalità e riesce a esprimerla. Quello che ho inventato è nato seguendo le mie caratteristiche per cui personaggio e persona sono la stessa cosa, si fondono e uniscono. Non c’è alcuna scollatura tra la mia vita quotidiana e il palco. Io vesto in stile Belle Époque anche nel quotidiano. La gente pensa sia appena uscita dal palcoscenico. Mi fermano per strada, sono curiosi, mi fanno tante domande. In fondo sono totalmente controcorrente, non c’è differenza tra quello che sono nel palco e nella vita. Io sono così!

Cosa farai da grande?

Che bella questa domanda! C’è stato un momento in cui ero preoccupata. I miei spettacoli coinvolgono la corporeità, il nudo, mi preoccupava il tempo che passava. Poi ho pensato che ogni stagione della vita abbia la sua perfetta bellezza, che nulla si perde bensì si arricchisce. Ho capito che io posso comunicare il mio amore per il burlesque anche con il tempo che passa, la fisicità che cambia. Lo spettacolo cambierà insieme a me. Ecco in quel momento mi si è sciolto un nodo interiore, quindi, vorrei farlo per sempre. Da grande continuerò a fare il Burlesque.