Saturnino: la mia vita tra chitarra e occhiali

All’anagrafe Saturnino Celani, per tutti Saturnino, è uno dei bassisti italiani più famosi. È anche un produttore discografico. Al fianco di Jovanotti da 30 anni, continua ad essere un eclettico e creativo Peter Pan. Barbara Fabbroni l’ha intervistato.





Saturnino chi è?

Un ragazzo che nasce ad Ascoli Piceno, ormai nel lontano 1969.

Dal violino al basso elettrico sembra una favola eppure è realtà?

Mi avvicino alla musica con grande gioia della mia famiglia. Mio papà ha studiato violino in collegio. Poi, a 14 anni resto fulminato dalla rock band del mio quartiere, dove speravo di entrare. Un giorno il bassista parte per il servizio militare lasciando la sua strumentazione nella cantina dove facevano le prove, così mi propongo e vengo scelto da quello strumento.

Si può essere scelti da uno strumento?

Si! In realtà era l’unico libero. Io volevo far parte del gruppo, da quel momento mi innamoro perdutamente dello strumento e soprattutto del fatto che mi permetteva di socializzare.

Socializzare o conquistare?

Era una specie di lasciapassare per avere successo con le ragazze, cosa da cui sono molto attratto, da quando ho le prime pulsioni.

E poi?

Mi trasferisco a Milano sperando di realizzare il progetto di trasformare una passione in qualcosa di remunerativo. Altri erano riusciti così mi sono detto: “ci provo anche io”!

Come nasce la collaborazione con Jovanotti?

Con Lorenzo la collaborazione nasce … pensa quest’anno sono 30 anni di collaborazione. Come ben hai detto “collaborazione” nel senso che io sono un professionista cui Lorenzo rinnova ogni volta la sua fiducia per un nuovo progetto, che sia un disco, un tour o scrivere una canzone insieme.

Tra di voi chi è il più esigente?

Lorenzo è molto esigente prima di tutto su sé stesso, è importante stare al passo con lui.

Ci fai un esempio?

Quando Lorenzo tira fuori un riferimento, un qualcosa è importante essere pronti. Io cerco sempre di migliorare e fare un upgrade su quello che faccio, ovvero suonare il basso ed ascoltare musica. Così nel momento in cui vengo convocato porto lì il mio bagaglio di esperienza e conoscenza che si confronta con il suo e con quello di tutti gli altri collaboratori.

Come sono i progetti di Lorenzo?

Sono progetti dove lui non è solo il frontman, ma con lui collaborano tantissime persone.

Max Pezzali?

Max lo adoro! Lui ha fatto una cosa molto bella. Mi ha mandato il suo ultimo libro con una dedica che mi ha commosso. Con Max c’è un rapporto che non si è mai interrotto da quando è nato. È fatto di grande stima, affetto e la musica è una parte di tutto questo. Quando ci incontriamo parliamo amabilmente di tantissime cose, Max è incredibile.

Cosa vuoi dire?

Max è una persona che coltiva interessi, è molto curiosa, tra di noi c’è grande affetto. È una persona straordinaria.

L’ultimo bacio che non avresti mai voluto dare?

Non lo so perché io sui baci non ho nessuna forma di rimpianto.

Perché?

Trovo che il bacio sia la cosa più emozionante della vita, ancora più del sesso poiché è il lasciapassare all’incontro intimo.



Tu baci bene?

(sorride) Il bacio è una cosa molto intima e io non ho rimpianti, anzi ne darei infiniti, mi piace un sacco baciare e viceversa.

Ti senti un ragazzo fortunato?

Tantissimo. Incredibilmente fortunato.

Perché?

Sono fortunato per la condizione, nel senso che – lo sperimentiamo in questo periodo difficile – ho ancora una coppia di genitori in vita che sono ancora autosufficienti. Credo di essere una persona molto fortunata per questo, questo è uno dei motivi, poi ce ne sono molti altri. Al momento sapere che i miei genitori stanno bene è la cosa che più mi fa ringraziare ogni giorno un essere superiore.

Hai mai fatto una serenità rap a una fanciulla che volevi conquistare e non hai conquistato?

Ah, si! Tra l’altro ho anche chiesto aiuto ad amici e colleghi.

Chi ti ha aiutato?

L’ultimo in ordine di tempo è stato il grandissimo Federico Zampaglione, mi ha fatto un regalo enorme, lì ti rendi conto della generosità delle persone.

Raccontaci di più?

Mi ha regalato una versione acustica su WhatsApp da mandare a una meravigliosa fanciulla. Pensa gli ho chiesto questa cosa, lui non ha esitato neppure un istante tanto che l’sms dopo lui mi ha inviato già la versione. Non mi ha scritto. “si te lo faccio”, mi ha subito inviato la versione. Però sono bonus che non sempre ti puoi giocare. In questo sono parsimonioso.

Il più grande spettacolo dopo la pandemia quale sarà?

La prossima cosa che Lorenzo farà.

Un’immagine indelebile?

L’ultima immagine che ho impressa è l’esplosione di vita, di colori e gioia de “Il più grande spettacolo dopo il big bang” fatto a Linate. Per me quel momento è stata gioia pura, ci sono ancora persone che mi dicono: “non sembra una cosa avvenuta 10 anni fa” per quanto è forte dentro di loro il ricordo.

Perché creare un Brand di accessori?

Ne sentivo l’esigenza. Sono sempre stato appassionato di accessori, anche in adolescenza mi soffermavo per diversi minuti davanti alle vetrine a differenza dei miei coetanei. Ho sempre adorato accompagnare le donne nel loro shopping.

Perché?

Trovo affascinante quando arrivi quasi a venerare un oggetto.

Tu hai mai venerato un oggetto?

Il chiodo di pelle, pensa che ho chiesto – non mi vergogno a dirlo – una ratealizzazione in un negozio di abbigliamento ad Ascoli Piceno per acquistare una giacca.

Una giacca?

Si una giacca di Jean Paul Gaultier, mi resi conto che l’acquisto non era affrontabile in un’unica volta così ho chiesto la ratealizzazione. Trovavo fosse più interessante fare una rata per una giacca piuttosto che per un’auto.

Dove inizia l’avventura?

Il tutto è partito da un occhiale.

Un occhiale?

È un elemento che mi ha caratterizzato tantissimo. Quando indossi un occhiale da vista anche se non hai bisogno appari molto più intelligente della media. Battiato li ha citati in un bravo. C’è una canzone di De André meravigliosa proprio sull’ottico, così son partito da lì. Ho un socio illuminato che mi ha accompagnato fin ora su questa cosa. Siamo ancora in piedi! Questa è la cosa difficile.

Dagli occhiali alle scarpe perché?

Le scarpe sono nate a un pranzo a Torre di Palme, un posto che amo, vicino al distretto della calzatura che è Montegranaro. Ero a pranzo con il mio amico Luigino, è un designer di calzature. Così è nata l’idea di fare una scarpa on stage back stage.

Cosa significa?

Una scarpa che amo indossare sul palco e una scarpa quando non sono sul palco. È un progetto che avevo in mente da un sacco di tempo. L’idea è quella di dialogare con il cliente finale, con la persona che codifica, come se fosse un discorso unico. Così l’oggetto acquista anima e storia. Luigino mi ha presentato l’azienda artigianale giusta. È nato così.

Sei innamorato?

Al momento si! Capita anche di non essere corrisposti. Così si cerca di … credo che i sentimenti siano un po' come gli slot dell’aeroporto di Francoforte, a volte, becchi il momento giusto altre volte non è proprio storia.

Io penso positivo e tu?

Totalmente.

Cosa farai da grande?

C’è una frase della canzone dei vecchi amanti che dice: “c’è voluto del coraggio per riuscire a invecchiare senza diventare adulti”. La sindrome di Peter Pan non mi abbandona!


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