Se da una sventura si esce più forti

Un proverbio messicano recita: «hanno cercato di seppellirmi ma non sapevano che io ero un seme!». Da quel seme rinasce la vita, prende corpo un nuovo progetto, si struttura un cammino nuovo ma intenso. Quel seme altro non è che la resilienza che ogni individuo possiede difronte alle avversità della vita, ovvero quella forza interiore che permette di costruire e riorganizzare positivamente la propria esistenza nonostante le situazioni difficili l’abbiano travolto in un vortice di dolore e smarrimento.




Friedrich Nietzsche era solito dire: «ciò che non uccide, rende più forte».

La necessità di combattere emerge nelle sconfitte, nelle delusioni e nei conflitti quotidiani, fino a toccare le esperienze traumatiche dell’esistenza come una violenza o la perdita di una persona cara. Sono questi ultimi i vissuti che, recidono senza alcuna possibilità ulteriore, un equilibrio preesistente, ponendo la persona che li subisce di fronte a una serie di interrogativi: Perché proprio a me? Che senso ha quanto mi è accaduto? Che cosa ho fatto per meritare questo dolore? Perché sono punito così pesantemente?

Domande che incessantemente affollano la mente alimentandosi in una catena infinita di quesiti senza alcuna risposta. Di fronte al dolore dilagante, allo smarrimento, allo sconforto, alla catena di emozioni che si inanellano l’una sull’altra come a comporre una collana di perle l’unica possibilità per uscire dall’abisso è dare un senso e un significato alla propria sofferenza, che, di là dal dolore, può essere un valore aggiunto.

Detto così sembra di addentrarsi in un delirio, dove alla sofferenza si unisce un immaginario nato dal dolore eppure, ogni cosa rovesciata su sé stessa diventa l’opposto, così che la sofferenza può diventare forza, rinascita, determinazione, sfida. Cambiare il punto di osservazione permette di vedere cose che altrimenti potevano essere celate.

Pensiamo alla vita densa di lutti del 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Il neoeletto Presidente ha in sé un bagaglio di esperienze niente male. Si può dire che il dolore sia stato, per lui, un compagno di viaggio un po' troppo assiduo. Dopo la perdita della prima moglie e della figlia in un tragico incidente stradale, è stata la volta del suo amato figlio, portato via in pochissimi mesi da un terribile tumore cerebrale. Eppure, quest’uomo segnato dalla lama tagliente della morte non si è arreso, anzi ha trovato dentro di sé la forza di reagire, ha costruito un percorso di vita con determinazione, forza, rigore, sfidando tutte le avversità tanto da ritrovarsi a vincere le elezioni americane, sconfiggere Donald Trump e guadagnarsi un posto molto, molto ambito. Non è da tutti essere eletto Presidente degli Stati Uniti d’America!

La capacità di resilienza di Joe Biden sorprende, lasciando comprendere che nonostante tutto la vita va presa con grinta e coraggio, con determinazione e forza, abbattersi non serve, lottare può, in qualche modo, addolcire anche le pene peggiori.

Le ferite profonde non si rimargineranno mai completamente, resteranno delle cicatrici visibili dove lo sguardo si poserà per sempre. Tuttavia, qualunque trauma, può rappresentare, nel suo accadere repentino e imprevedibile, un’occasione di realizzazione superiore.

Ce lo dicono anche le fiabe come quella di Andersen dove il brutto anatroccolo non si arrende all’evidenza del momento così che, dopo qualche tempo, diventa uno splendido cigno. Oppure Cenerentola che nonostante la durezza cui la vita l’ha sottoposta, vive con una grande capacità di resilienza fintantoché non arriva il Principe a portarla vita dalla cruda realtà in cui è caduta dopo la morte del padre. Lo stesso vale per Biancaneve costretta a vivere con i 7 nani perché la malvagia matrigna la voleva morta, anche lei sarà salvata da un Principe che la riporterà alla vita normale.

Chissà se il popolo americano non ha colto la capacità di reagire di Joe Biden così da immedesimarsi in lui tanto da sceglierlo come Presidente?

Oppure il suo essere tranquillo, accogliente, protettivo e coinvolgente, tanto da mettersi al posto dell’altro senza tanta altezzosità, non abbia catturato la popolazione americana?

Chissà, di fatto ha vinto, non solo perché è riuscito a prendere Stati importanti anche perché il suo essere persona, la sua esperienza di vita sembra avergli regalato un grande sogno iniziato all’epoca della Presidenza di Obama quando ha ottenuto la carica di Vicepresidente mantenuta per otto anni.

Di uomini così ce ne sono tanti, persone che non si arrendono di fronte alle avversità più crude, anzi proprio in quei frangenti trovano la forza di reagire, di combattere, di inseguire i propri sogni.

Keanu Reeves ha avuto una vita intensa e piena di dolore. Abbandonato all’età di tre anni dal padre, un’infanzia difficile caratterizzata da tanti spostamenti. A 23 anni viene a mancare il suo miglior amico, cinque anni dopo la sua fidanzata, Jennifer Syme, perde il bambino che aspettavano. La stessa qualche mese dopo muore in un incidente stradale, lasciando Keanu devastato. Eppure, l’attore nonostante tutto ha ripreso in mano la sua vita ed è risorto come una Fenice dalle ceneri della sua vita. Negli ultimi anni, l’attore ha ritrovato lo smalto di un tempo. Questa rinascita non solo è merito di alcuni film ben riusciti e di successo ma è anche merito di una donna eccezionale: Alexandra Grant.

Anche per Joe Biden si dice che la compagna Jill sia stata e sia la sua ancora di salvezza, la base sicura da cui è ripartito per sfidare la vita e costruire il suo sogno. Jill gli è stata sempre accanto, l’ha sostenuto, incoraggiato, stimolato non mollando mai la presa con la sua mano. Hanno camminato insieme cercando di guardare entrambi nella stessa direzione e ci sono riusciti!

Sylvester Stallone, attore e uomo di grande successo, ha vissuto nella sua pelle il dramma della perdita di un figlio. Sage è mancato all’età di 36 anni per un attacco cardiaco, da lì la vita dell’attore sembrava essere caduta nell’oblio, però la sua determinazione lo hanno fatto uscire fuori dal tunnel della perdita.

John Travolta non solo ha perso un figlio, anche l’amata moglie lo lascia stroncata da un male incurabile. L’attore trova la forza e il coraggio di continuare il cammino della vita chiudendosi nella forza della sua famiglia, stringendosi vicino ai due figli.

Le difficoltà se ben gestite diventano opportunità, sono uno stimolo avvincente verso nuove sfide, aiutano a reperire le risorse interiori, creano il giusto terreno per il raggiungimento di un equilibrio più funzionale.

La resilienza è come il nostro sistema immunitario chiamato a proteggerci dalle aggressioni esterne. Essere resilienti implica una dinamica positiva, una capacità di andare avanti, nonostante le crisi, e permette la costruzione, anzi la ricostruzione, di un percorso di vita.

La resilienza è un dono prezioso che aiuta a superare le difficoltà, non rende dei Superman o dei supereroi ma semplicemente stimola la consapevolezza che volere è potere, che arrendersi ai dolori della vita è come morire.


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