Selvaggia sempre (on Novella2000)

Non so dove ma da qualche parte ho letto questa frase: “Mi sono ammalata, sono dovuta scendere dai tacchi. Quando stai male, ti fermi, cadi, ti nutri, diventi altro”.

Sta racchiusa in queste parole intense, dense di significato, la cifra assoluta di una donna incredibilmente affascinate.





Isabella Ferrari, impossibile non conoscerla, ha accompagnato la nostra generazione con i suoi film, portando spensieratezza, voglia di vivere, leggerezza, sogni e speranze, voglia di riscatto e desiderio di farcela.

Oggi Isabella ha 56 anni, tre figli, un marito sposato nel 2002, è ambasciatrice di Save The Children. Vanta una filmografia d’eccellenza, ha lavorato in teatro, ricevendo riconoscimenti e premi importanti.

La troviamo nell’ultimo film prodotto da Enrico Vanzina e dedicato al fratello Carlo prematuramente scomparso.

“Sotto il sole di Riccione” la vede ancora una volta interprete per una pellicola che a tratti fa assaporare il ricordo di “Sapore di mare” (1983), anche se il film non parla solo il linguaggio della nostalgia. È solo un punto di partenza con una rivisitazione 2.0 dell’attuale generazione di ventenni.

“Sotto il sole di Riccione” è una “commedia sentimentale”, dove la musica, l’estate, la giovinezza, sono gli ingredienti fondamentali. La cosa che rende questo film interessante è lo scavare in una generazione, come quella di oggi, che ha tanti sentimenti, ma molto nascosti a differenza dei giovani degli anni ’80 che avevano la fortuna di potersi esprimere liberamente.

Emerge la solitudine dei giovani, la mancanza di rapporti intensi, come accadeva negli anni ’80, seppure ancora oggi si cerca la complicità nel gruppo di amici, ma tutto è mediato da altri indici di interesse.

In “Sotto il sole di Riccione” tutto è avvolto da un velo malinconico, è più spento, mancano gli entusiasmi che coinvolgevano durante le vacanze estive i protagonisti di “Sapore di mare”.

Riccione è una meta turistica, non ha nulla a che vedere con la Versilia che nonostante avesse negli anni ’80 meno divertimento della costa romagnola, scatenava i figli degli industriali milanesi e brianzoli in estati bollenti.

Così in questo andare, scortati dal ricordo della pellicola passata, s’intrecciano le storie dei tre protagonisti adulti: Isabella Ferrari, Andrea Roncato e Luca Ward. Lei ricorda Selvaggia, è la stessa di un tempo che cattura l’attenzione dello spettatore girovagando per la Capannina accanto a De Sica e Galà, oggi la troviamo in veste di una mamma iperprotettiva di un figlio ventenne.

Luca Ward con la sua voce emozionante, il suo sguardo malandrino è un buttafuori gentiluomo. Andrea Roncato il classico bagnino latin lover ormai un po' in là con gli anni. A contorno uno stuolo di giovani con in tasca i loro problemi esistenziali, le lotte con i genitori, la ricerca di un posto dove sentirsi realizzati, la voglia di inseguire un sogno contornato da tanti fallimenti.

Così “Sotto il sole di Riccione” appare una pellicola intergenerazionale impaginata come una commedia balneare anni ’60. Si dice diventerà una serie per adolescenti, sarebbe interessante curiosare nei sequel alla ricerca di cosa accadrà.

Tornando a Isabella, alla sua carriera nata nelle passerelle dei concorsi di bellezza (aveva solo 15 anni quando ha fatto il suo primo concorso), poi approdata al cinema ancora giovanissima, non resta che incontrare questa donna così intensa nel suo esserci che non ha paura di confrontarsi con la bella e giovane Selvaggia.

Lei, si sa, perché più volte nelle sue interviste ne ha parlato, è sempre voluta fuggire da sua madre. Questa lontananza le ha permesso di trovare la sua identità senza confonderla con le illusioni di una madre che proiettava nella figlia i suoi desideri e sogni infranti, pur assecondando il suo progetto.

Forse è questo che dipinge i suoi occhi di malinconia, che ne fa di lei una donna inafferrabile?

Barbara Alberti, parlando di lei, accenna a un “erotismo della malinconia” ed esattamente così. Il suo fascino trasuda della velata malinconia che emerge dai suoi occhi, dal suo volto, dal suo sorriso enigmatico come se fosse una Monnalisa.

Lei è una donna completa anche nelle sue esperienze di vita. Dopo l’enorme successo del 1983, cade in depressione, forse non era pronta ad affrontare il radicale cambiamento di vita che la celebrità portava con sé. Troppo giovane, troppo fragile, troppo incerta in un mondo di squali.

Mi sentivo” dice lei in un’intervista di qualche tempo fa: “una bambina travolta dal successo”.  Da questo si è ripresa, ha preso in mano la sua vita di attrice e ha iniziato a camminare leggiadra lungo il percorso di un successo assolutamente meritato. Nemmeno la malattia rara che l’ha colpita qualche anno fa è riuscita a fermare la sua grinta. Non ha paura di invecchiare perché come le piace dire: “invecchiare è libertà”.

È questo che le ha dato la forza di interpretare un film che ha il sapore di un successo passato?

Sicuramente è un ingrediente importante per progettare nuove sfide, per percorrere nuovi itinerari, per lasciarsi coinvolgere dalla vita, per non arrendersi mai nemmeno di fronte alle cadute più dolorose. La vita è un viatico, dove spesso accade di percorrere gli stessi luoghi, di ripetere le stesse esperienze, ma c’è sempre qualcosa di nuovo poiché non siamo quelli che eravamo, siamo quelli di oggi con dentro il passato.

La magia di “Sotto il sole di Riccione” forse è proprio questo, raccontare come eravamo con l’accadere di oggi, senza censure, giudizi o pregiudizi, bensì cogliendo l’essenza che ogni stagione ha in sé.

In tutto questo Isabella Ferrari ne è portavoce e interprete d’eccellenza. Un insieme ben amalgamato tra passato, presente e futuro che offre non solo uno spunto di riflessione ma anche uno stimolo a non mollare mai!

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