Siamo Predatori

«Il mio cognome è quello che è, certo, sono figlio di uno dei più importanti attori italiani e di una delle più importanti scrittrici italiane, questo vuol dire che parto da 100 e che la cosa più facile è scendere a 99. Insomma, sono tutti lì pronti a dire, sì, vabbè, è bravo, però...» - racconta in un’intervista Pietro Castellitto.




Il suo nome è già una narrazione, un racconto intenso che si dipana nel mondo dell’arte come se fosse il protagonista di un’opera perfetta dove all’interno troviamo Sergio, il padre, attore e regista di successo, Margaret, la madre, attrice, scrittrice e drammaturga.

Lui 28 anni, primogenito della famiglia con il più alto tasso di pedigree artistico dello showbiz italiano (ricordiamo i fratelli Maria, 23 anni, Anna, 20 e Cesare, 14), ha tutto doppio: doppiamente figlio d’arte, doppiamente predestinato, doppiamente fortunato, doppiamente scrutato in ogni angolazione, doppiamente impegnato per non cadere nella morsa della critica più demolitiva.

Assolutamente privilegiato ma al tempo stesso con impressa la lettera scarlatta del dover per forza non deludere! Sia mai, sarebbe un naufragio imperfetto in una famiglia perfetta.

«I vantaggi li notano tutti» - dice in un’intervista Pietro - «gli svantaggi, che annullano i vantaggi, non li nota nessuno. Spesso ho avuto i bastoni tra le ruote. I vantaggi magari fanno sì che nell’ambiente tu non sia uno sconosciuto».

Lui, con il coraggio, la forza, la determinazione, la consapevolezza che lo contraddistinguono si è imbarcato in una sfida titanica affrontando a testa alta, con grinta e senza battere ciglio il paragone con i genitori che se da un lato può essere stimolante dall’altro può portare alla deriva.

Tant’è che non tutti i figli di … sono fortunati e riescono a farcela: «posso farti le Pagine Gialle di ‘figli di’, con genitori più ammanicati dei miei» - prosegue Pietro - «hanno fatto le scuole migliori del mondo ma non ce la fanno. Tra i miei coetanei ce l’anno fatta solo i miei amici fratelli D’Innocenzo, che non sono figli d’arte».

Non serve essere figli illustri per riuscire a emergere nel difficile mondo dello showbiz, è essenziale avere le adeguate capacità per mostrare il proprio talento che non è fatto di accordi perfetti genitoriale ma ha in sé una melodia completamente nuova che ha la sua precisa identità.

Si presenta giovanissimo, con la sua prima regia, alla Mostra del Cinema di Venezia in concorso a Orizzonti con un film curioso e avvincente «I Predatori». Un film che dialoga con l’humour nero e con Nietzsche, un copione tenuto nel cassetto per ben 3 anni, finalmente ha visto la luce. I riflettori più importanti del cinema si sono accesi accogliendo il suo lavoro con entusiasmo riconoscendone un talento innato. Potremmo dire un vero trionfo! Dieci minuti di applausi alla proiezione per la stampa. E altrettanti in quella ufficiale. Che dire? Buon sangue non mente.

Con lui c’era sia Sergio che mamma Margaret, il primogenito con del resto gli altri figli non vanno mai lasciati soli, il loro successo va sostenuto, condiviso e nutrito.

Il film «a mamma e papà è piaciuto tanto», non poteva che essere così. «Anzi mi hanno detto: penseranno che noi siamo così, ma non c’entriamo proprio nulla! Papà a un certo punto poteva essere tra gli interpreti, ma mi ha detto: ‘ Ci tieni al tuo futuro?’».

La ricchezza di questa pellicola non sta solo nel contenuto bensì si ritrova anche nel corollario esterno di un nucleo famigliare che condivide, partecipa e stimola. I genitori, Sergio e Margaret, sono stati l’esempio del sostegno, dello stimolo, della motivazione ma tutto il resto è il vissuto, la storia, l’esperienza di Pietro Castellito che ha sin da subito mostrato e dimostrato di esserne assolutamente all’altezza.

Il film si apre con una scena di mattina presto, il mare di Ostia è calmo. Un uomo bussa a casa di una signora: le venderà un orologio. Qualche giorno dopo, un giovane assistente di filosofia verrà lasciato fuori dal gruppo scelto per la riesumazione del corpo di Nietzsche. Due torti subiti. Due famiglie apparentemente incompatibili: i Pavone e i Vismara. Borghese e intellettuale la prima, proletaria e fascista la seconda. Nuclei opposti che condividono la stessa giungla, Roma. Un banale incidente farà collidere quei due poli. E la follia di un ragazzo di 25 anni scoprirà le carte per rivelare che tutti hanno un segreto e nessuno è ciò che sembra. E che siamo tutti predatori.

Questa è la sinossi della pellicola corale dove i personaggi che si accavallano e si sfiorano e a volte si conoscono, non lo sanno. Ognuno di loro è solo, perso in quel tratto di vita dove nessuno sembra capirti e dove tutto vorresti andasse dall’altra parte. Invertire il corso per vivere la propria speranza: è questa la battaglia che combattono. Quanto amore e quanta ferocia servano, lo scopriranno sulla loro pelle. D’altronde, essere felici, è un mestiere difficile. A volte, un mestiere da Predatori.

C’è da chiedersi perché il richiamo forte a Nietzsche, perché proprio la filosofia come fil rouge di questa pellicola?

«Se non avessi incontrato Nietzsche questo film non esisterebbe. Sono partito da “La volontà di potenza”, sono partito dalla fine» - le parole di Pietro nel raccontare la sua ispirazione.

Pietro Castellitto, è anche attore nel film. Il personaggio che interpreta è un assistente di Filosofia escluso dalla paradossale riesumazione delle spoglie di Nietzsche. Per lui amante del filosofo uno smacco importante. La madre è una bizzosa regista collezionista di David di Donatello, nulla a che vedere con Margaret anzi come lui stesso dice: «è l’antitesi della mia famosissima Pensa».

La madre del filosofo e il filosofo appartengono a due mondi totalmente opposti che si incontrano e scontrano nel quotidiano laddove c’è.

Nel cast tra gli altri Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Giorgio Montanini, Dario Cassini e Anita Caprioli. Sarà nelle sale cinematografiche il 22 ottobre, assolutamente da non perdere.

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