Soltanto l'amore vince la bulimia

La fiction di Rai2 «Il silenzio dell’acqua» con Ambra Angiolini e Giorgio Pasotti ha subito uno stop a causa dell’emergenza coronavirus, ma adesso, dopo tanta attesa, la seconda stagione è pronta per il debutto. A dicembre al via la seconda serie ricca di colpi di scena. Ambra Angiolini oltre alla fiction regala, al suo nutrito numero di fans, un libro, dove all’interno delle 224 pagine narra il suo incontro e la sua esperienza all’interno del difficile mondo della bulimia.




«InFame» edito da Rizzoli è un’autobiografia toccante, cruda, profonda, intensa dove Ambra ripercorre il suo doloroso passato e il difficile rapporto con il cibo.

Ambra non ha mai negato di soffrire di la bulimia. Un’esperienza che è stata per molto tempo una compagna fedele che ha lasciato una traccia significativa nella sua anima. Ne ha delimitato i confini, le relazioni, la vita nel mondo, gli amori, gestendo in maniera rigida il suo umore, la voglia di sprofondare all’interno del cibo e il bisogno di liberarsi subito del troppo pieno per non sentire la lama tagliente dei sensi di colpa.

La bulimia ha lasciato cicatrici indelebili sulla sua anima anche se poi la nascita della figlia Jolanda, l’amore per Francesco, l’arrivo di Leonardo hanno addolcito e levigato un po' la traccia del dolore.

Ambra non ha paura di mostrare fino in fondo il suo viatico imbevuto di lacrime, cibo, vomito, varichina e spray per camuffare l’odore acido dei succhi gastrici, come se in questo girotondo si dipanassero le sue emozioni in conflitto all’interno del suo mondo tanto che a Verissimo ha dichiarato: «Ho sempre cercato di fare male a me stessa». Una lotta si esprimeva nel corpo, teatro e platea della sua guerra. Il libro è la narrazione precisa di ogni passo verso l’uscita dal tunnel.

Il dramma che si cela dietro a un disturbo alimentare emerge sin da subito nelle pagine del suo libro: «Cosa voglio di più? Io non voglio niente. Però tutto il niente del mondo perché anche del nulla ho fame, una fame insaziabile, una voragine che non riposa mai». È quel niente che costantemente viene riempito e poi svuotato che urla incessante una fame insaziabile, perché è fuor di dubbio che dietro ogni disturbo alimentare ci sia un bisogno di essere amata e riconosciuta. È un bisogno antico mai nutrito che poi trova la sua modalità ulteriore per non sentire la voragine del vuoto che quella mancanza d’amore ha creato.

Eppure, nella testa c’è solo una domanda: «Devo guarire? Ah sì?! E da che cosa? Perché nessuno lo dice chiaramente! Guardate che posso non farlo se voglio, ci sono momenti nei quali sento di poter controllare il disturbo ma ho bisogno di essere felice! Nulla è all’altezza di quei pochi minuti di delirio alimentare». È nel delirio alimentare, nel vortice stordente che tutto il cibo del mondo diventa l’ancora di salvezza dove si gioca la partita tra il vuoto e il pieno, tra la mancanza e l’abbondanza, tra l’esserci esattamente come sono oppure come tu mi vuoi.

Ma tu come mi vuoi? Perché io ancora non riesco a capirlo, così faccio di tutto, ma il tutto è nulla, sembra l’altalena di pensieri che viaggiano nell’anima della bulimica. Il vuoto in Ambra riaffiora costantemente nonostante gli sforzi per non ricadere nel circolo vizioso abbuffata ed eliminazione del peccato.

«Io non voglio niente. Però tutto il niente del mondo perché anche del nulla ho fame, una fame insaziabile, una voragine che non riposa mai» - scrive Angiolini.

Lo stesso vuoto raccontato da Fabiola de Clerq in «Fame d’amore». Un libro e un’esperienza manifesto di questo itinerante mondo all’interno della giostra del disturbo alimentare. Così Ambra come Fabiola non teme il giudizio e racconta, narra senza censure. Già di per sé il disturbo alimentare è il mezzo per espiare la colpa. Sono le relazioni autentiche che aiuteranno il difficile cammino verso la cura, poiché fino a quel momento nessuna relazione nutrirà così in profondità tanto che il bisogno è quello di nutrire la mancanza con il cibo che diventa il surrogato.

Empatia e ascolto sono i pilastri dove i sentimenti vengono messi al centro, dove è possibile ipotizzare una via di uscita dalla dipendenza per poter tornare a vivere perché altrimenti il rischio, come dichiara anche Ambra, è quello«di fare male a me stessa e mai agli altri. Mangiare era il modo di sfogare la mia incapacità di chiedere aiuto».

Così il corpo diventa ostaggio di un comportamento che solo all’inizio appare nutritivo ma poi grida il suo urlo disperato: «dovrei dargli un po’ di vantaggio al mio urlare, farlo partire almeno dal petto che comunque è un bel posto che protegge il cuore. Ecco, per una volta potrei chiedere al cuore di urlare per me?», ma è un urlo silenzioso che si reclina all’interno di sé.

Non c’è via che si intravede, tutto si offusca così «dopo aver fatto il pieno di “amorealimentare” mi metto davanti allo specchio e comincio a ridere dallo schifo che vedo. Sono gonfia, la pelle è in Lombardia e gli organi in Puglia, in mezzo tossine di ogni genere come una specie di barca traghetta profughi senza approdo (...) Passo i giorni dormendo, bevendo litri di acqua e pesandomi ogni due ore. So benissimo che il problema non sono i chili di tossine accumulate ma il peso dell’anima vuota e proprio non capisco come qualcosa di rarefatto possa trasformarmi concretamente in un essere DIVERSO ... da tutti».

Che cosa fare di fronte e dentro a questo disastro con sé stesse? Come affrontare questo momento per dichiarare finita la guerra tra sé stesse e la propria anima? La fame d’amore troverà mai il suo nutrimento liberando finalmente il corpo dall’ostaggio del cibo?

La strada è lunga, impervia, dolorosa, ma Ambra ci insegna che il percorso è possibile basta essere convinte di guarire perché: «IO VOGLIO GUARIRE» - scrive.

Il lieto fine è possibile, arriva Jolanda e il mondo si colora ancora una volta, si nutre di cibo buono e soddisfacente: «Lei ha fatto in modo che la mia pancia diventasse improvvisamente il posto più accogliente e pieno della terra. In un momento in cui mai avrei voluto che accadesse, me la son dovuta portare dentro per nove mesi finché non è uscito il mio miracolo più bello».

A questo miracolo se n’è aggiunto un altro ancora: Leonardo.

Nei disturbi alimentari così come nella vita non esiste un finale uguale per tutti, il finale è sempre aperto perché ogni persona è unica. «Se anche la morte è uguale per tutti solo nella forma e mai nella sostanza, figuriamoci una soluzione per una guarigione come questa. Quella malattia che torna da dove è venuta lascia di sé soltanto il modo di amare che sarà per sempre InFame ma con la conquista del senso di sazietà previa digestione. InFame sono io.La pratica, quella invece, non esiste più. L’ho sostituita con l’aMore della mia vita alla quale poi è seguito subito dopo un altro aMore della mia vita... in tutte e due i casi la emme è a forma di cuore ovviamente... Il culo invece, rileggendo tutta questa storia, più che altro me lo sono fatto!» - scrive Ambra quasi a conclusione del suo libro.

Adesso Ambra è felice insieme al suo nuovo amore Massimiliano Allegri. L’amore è fondamentale affinché la trasformazione, la cura, l’equilibrio siano i pilastri portanti del nuovo viatico, della propria rinascita. Il libro di Ambra Angiolini è da leggere, assaporare, gustare come il cibo più prelibato che si possa desiderare, poiché lì c’è un possibile itinerario da percorrere per riprendere in mano la propria vita nonostante la caduta libera nel disturbo alimentare.



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