Tommaso Agnese: un “Apocalisse” di creatività e genio

Tommaso Agnese, timido e introverso, ha saputo cogliere, sin da bambino, la sua creatività. Dopo la laurea in storia e critica del cinema si apre per lui un palcoscenico tutto da scoprire e ridefinire con la sua arte e la sua capacità narrativa. È managing director della società internazionale di distribuzione Direct to digital e manager del magazine “Fabrique Du Cinéma” sebbene la sua carriera abbia avuto inizio come creative producer di serie televisive. Come regista e sceneggiatore ha realizzato film per il grande schermo. È uscito il suo secondo romanzo: “Apocalisse di un Cybernauta”.



C’era una volta un bambino di nome Tommaso, ti va di raccontarci qualcosa?

Quando ero piccolo, ero molto timido ed introverso, passavo le ore a giocare da solo con i pupazzi, a creare ed inventare storie che mi tenevano impegnato quasi tutto il giorno. Ero un sognatore. Ho sempre amato l’arte. Da bambino mi bastava una matita in mano ed ero pronto a disegnare personaggi fantastici.

Oggi chi è Tommaso?

Un uomo in cammino, dedito alla realizzazione dei propri sogni. Sono un instancabile lavoratore che si dedica con passione a qualsiasi forma artistica, con grande curiosità ed impegno.

Perché hai scelto di studiare storia e critica del cinema?

Fin da piccolo ho sempre amato il cinema, volevo entrare al centro sperimentale per fare regia ma proprio l’anno in cui dovevo fare domanda il centro aveva chiuso per mancanza di fondi, per cui mi sono orientato verso l’università frequentando storia scienze e tecniche della musica e dello spettacolo, praticamente il Dams. Ho avuto grandi professori, mi hanno fatto amare e vedere il cinema a 360 gradi. Uno fra tutti il grande prof. Giovanni Spagnoletti.

Che cos’è per te il cinema?

Per me il cinema è emozione prima di tutto. Essere capaci di trasmettere sensazioni ed emozioni attraverso un racconto per immagini. Il cinema è coinvolgimento, ti fa entrare nella vita degli altri, ti fa soffrire, gioire, ridere e piangere, stando seduti. È incredibile.

Come regista e sceneggiatore hai realizzato due film, ci dici di più?

In realtà sono 3 i film, “Paranormal stories”, un film horror a episodi uscito al cinema di cui ho curato la regia di un episodio. Poi il mio vero primo film “Mi chiamo Maya” che ho sceneggiato insieme a Massimo Bavastro e ho anche diretto. Abbiamo avuto una splendida protagonista: Matilda Lutz. Posso dire di averla lanciata sul grande schermo. Infine, ho scritto la sceneggiatura di un film di fantascienza “Sight of Death” con star internazionali come: Rutgher Hauer, Stephen Baldwin, Deryl Hannah, Michael Madsen. Un’esperienza più che folle!

Ti vedi più regista o sceneggiatore?

Mi vedo sicuramente più come regista. Scrivere sceneggiature cinematografiche non mi esalta, bisogna sempre stare attenti al tempo, comprimere, comprimere.

E il teatro che posto occupa nella tua vita?

Il teatro l’ho scoperto per caso un po’ di anni fa ed è stato amore. Per il teatro mi piace scrivere. Ho realizzato 5 o 6 spettacoli scritti da me. Il teatro è libertà e un’arte. Il teatro è anche fatica, si suda, chi va in scena mette in gioco sè stesso e il pubblico è lì davanti. Non ci sono filtri





Che cosa ti hanno detto i lettori del tuo primo romanzo “Diario di un Cybernauta”?

Lo hanno letto tutti in un batter d’occhio complimentandosi per il ritmo narrativo e il coinvolgimento.

“Apocalisse di un Cybernauta” è il tuo secondo romanzo, cosa ti ha portato a scrivere il sequel, forse i lettori?

Con il primo romanzo ho sentito che la storia di Riccardo non si era ancora esaurita. C’erano tante sfumature e situazioni ancora da raccontare. Eh sì, sinceramente in tanti mi hanno chiesto un nuovo romanzo.

C’è in progetto una serie sia letteraria sia televisiva?

Questo romanzo è scritto pensando a un adattamento cinematografico. Vorrei tanto farci un film. Ma sto già scrivendo il testo teatrale che vorrei portare in scena il prossimo anno.

Riccardo chi è?

Riccardo è un giovane artista, un gallerista milanese che si porta dietro un vuoto interiore che cerca di riempire gettandosi nel mondo virtuale degli appuntamenti con sconosciuti e tanto altro.





Quanto il nickname diventa realtà? E quanto le persone sono il loro nickname?

Il nickname ormai oggi è realtà. Vale più della propria carta d’identità. La gente ti giudica in base al profilo Instagram o Facebook, poi la verità che sta dietro nessuno può saperla. Oggi siamo chi mostriamo di essere, non chi dimostriamo di essere.

Nel tuo libro chi sono i viaggiatori del “sesso estremo”?

I viaggiatori del sesso estremo sono, a mio avviso, tutti coloro che voglio provare emozioni forti senza eccessivo coinvolgimento, sempre con una via di fuga, e un mondo parallelo che si crea, dove ci si sente liberi e disinibiti.

Perché oggi più di ieri la rete è il mondo incantato oltre che trappola?

La rete oggi è una trappola travestita da mondo incantato, ti può portare all’apatia, al pensare di non aver più bisogno di nulla, di sentimenti di contatto di cultura, tanto sta tutto in rete. È un filtro che, piano piano, si sta prendendo gioco di noi.

Che messaggio vuoi mandare con questo secondo romanzo ai tuoi lettori?

Non voglio mandare nessun messaggio, solo una riflessione sull’imprevedibilità dell’essere umano nelle sue mille sfaccettature e sulla nostra società “straniante” tra mondo virtuale e reale, spero di aver fatto un affresco di certe realtà anche nascoste.

Oggi in questa epoca Social quanto la rete è importante?

Purtroppo, sembra che ormai la rete sia tutto, ci si riversa rabbia, odio e amore. È come un calderone. Lo vediamo in questo periodo difficile, dove i Social diventano il mezzo per denigrare la scienza, così come la cultura. Sono molto pericolosi perché sono dei fenomenali aggregatori.

Hai un idolo a cui ti ispiri?

Mio papà sicuramente… poi Bob Dylan

Sei molto impegnato con il tuo lavoro di scrittore, regista e sceneggiatore, nel tempo libero cosa fai?

Il tempo libero è molto poco, sono anche il manager di una rivista di cinema che parla solo di giovani, mi prende molto tempo, si chiama “Fabrique du Cinema”. Comunque, amo lo sport, lo pratico tutti i giorni con passione: ginnastica, arti marziali, corsa, nuoto etc.

A cosa non rinunceresti?

Non avrei mai voluto rinunciare alla regia di un film anche se poi ho dovuto rinunciare.

Non avrei mai rinunciato a seguire la mia creatività e mai ci rinuncerò.

I tempi corrono e “tu adesso dove sei”?

Sono a un passo da qualche sogno.

“Cogli l’attimo” è una frase che ti appartiene?

A 38 anni devo cogliere gli attimi, è giunto il momento. Quando sei più giovane le cose le puoi far passare tanto ritornano, ora invece si fa sul serio

Progetti?

Per il 2022 sto organizzando un Tour sul mio spettacolo “Verso Dante” scritto con Luigi di Fiore. Inoltre, voglio portare in scena l’adattamento del mio romanzo e pubblicare il mio terzo libro.

Ti piacerebbe tornare bambino anche solo per un giorno? Perché?

Certo, l’infanzia per me è stato un luogo felice e sicuro, denso di amore e divertimento. La vita da grandi diventa più complessa.

Tra cinque anni dove ti vedi?

All’ultimo piano di un grattacielo a New York nel mio ufficio di creativi … ehehe chissà.

Cinque parole che parlano di te….

Serio ma divertente al tempo stesso, sprezzante, cinico, entusiasta.




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