Troppi maschi pochi uomini

Bella, sexy, provocante, dal fascino irresistibile, ha fatto innamorare tanti uomini: Pamela Prati si racconta a Novella2000.





In una nota trasmissione TV hai dichiarato: «Voglio mettere a nudo e raccontare fino in fondo chi sono», ti chiedo: chi è veramente Pamela?

«Ah! Pamela è una donna immensamente autentica, anche se spesso la mia autenticità non arriva. È una donna con dei valori, onesta, un’artista a 360 gradi, una donna leale, determinata con tutte le sue fragilità».

Che cos’è per te la normalità?

«La normalità non appartiene più a questo mondo, neanche il lockdown ha dato all’essere umano la possibilità di evolversi».

Perché hai deciso nel 2016 di cambiare cognome?

«La maggior parte degli artisti cambiano il nome, devono avere un nome pratico, facile che arrivi al pubblico. Io sono un artista del popolo, loro mi hanno scelta come Pamela Prati. Sentivo la necessita di cambiarlo, come se fosse una consacrazione della vita. Io sono a tutti gli effetti Pamela Prati non mi puoi chiamare Paola conoscendomi come Pamela. Mia mamma mi chiamava Pamela. Ho tenuto la doppia P che è come un porta fortuna. Una volta lo star system decideva a tavolino come costruire una star, un personaggio e si iniziava con il nome. Doveva essere un nome facile da ricordare».

Pamela Prati ti calza a pennello?

«Esattamente, mi calza a pennello!».

Quando sei arrivata a Roma la tua vita è cambiata?

«Sì molto. Si sono realizzati i miei sogni, i miei desideri, le promesse che avevo fatto a mia mamma».

Nel libro c’è un pezzo toccante che riguarda te e tua madre, perché vi chiamavano bastarde?

«Ci chiamavano bastarde perché mia madre non era sposata con mio padre. È una donna che ha sofferto tantissimo, una donna che per amore si è distrutta, si è macerata. Il nostro Karma dell’amore è uguale, io sono un po' come lei».

Spiegati meglio cosa vuoi dire?

«L’amore è stato la mia condanna e al tempo stesso la mia gioia. Sto parlando dell’amore sotto ogni forma. L’amore può far tanto male, ma con il tempo quel male è diventato più debole».

Che rapporto hai avuto con tua madre?

«Ho avuto un rapporto bellissimo, sento ancora il suo odore, la morbidezza della sua pelle, mi manca tantissimo».

Sei riuscita a trasformare il dolore dell’amore?

«L’ho trasformato, l’ho mutato. Anche quando sono stata travolta dalla tragedia mediatica, che non è stata capita. Aspetto la verità, la giustizia. Sai fa più audience una menzogna che la verità. Nella mia vicenda la verità non è stata raccontata, solo il tempo la racconterà. Il tempo è galantuomo».

Che cosa fai per elaborarlo?

«Io aspetto. In fondo tutti i grandi non sono stati compresi. Anche il grande Totò è stato capito dopo la sua morte. Purtroppo, le cose vere, come sempre, non arrivano nell’immediato, bisogna saper aspettare. Non sai quante donne sto aiutando in questo periodo».

Il vero amore mette in gioco tante cose di una persona?

«La gente ha paura del vero amore, ha paura di un’anima bella».

A te sono associati molti flirt, tra cui Kabir Bedi, Sandy Marton, Richard Gere, Max Bertolani e Franco Causio, sono tutti veri?

«Con Kabir Bedi assolutamente no, mi ha corteggiata in modo elegante perché abbiamo fatto un fotoromanzo insieme. Con Sandy Marton siamo stati insieme quando ancora lui non era nessuno e faceva il commesso, io vivevo a Milano. Con Richard Gere ho raccontato che è stato un piacevole incontro. Non amo molto parlare della mia vita privata».

Nel tuo libro parli di un grande amore?

«È Adam, lui è stato il mio grande amore. È un uomo di cui non ho mai rivelato il suo nome, da lui sono stata molto, molto amata. Anche io ho amato tantissimo, purtroppo ho avuto spesso compagni che sono scesi in competizione con me, fin troppo. È una cosa bruttissima che rovina il rapporto, lo deteriora fin in profondità portandolo a morire».

Perché gli uomini scendono in competizione con la propria compagna?

«Lo fanno quando hanno vicino donne con carattere, determinate, di successo. Io dico tutti nascono maschi ma pochi diventano uomini. Il maschio e l’uomo sono due cose diverse come dire la femmina e la donna».

Sei una donna fedele?

«Tantissimo, lo sono sempre stata. Odio l’infedeltà, non so perdonare un uomo, una persona infedele sia un amore sia un’amicizia».

Hai mai fatto una pazzia per amore?

«Ne ho fatte tante».

Una ce la puoi raccontare?

«C’è quella adolescenziale di quando sono arrivata a Roma, ero una ragazza con gli ormoni a mille. Ti innamori follemente tanto da star male. All’epoca andavano le cassette, io registravo le mie dichiarazioni d’amore, mi piaceva che il mio lui ascoltasse dalla mia voce ciò che volevo dirgli. Lo amavo tantissimo ma lui era angosciato dalla mia bellezza, aveva paura che lo facessi soffrire così mi ha fatto soffrire prima lui e mi ha lasciata. Poi nell’età della ragione c’è stata la pazzia di andare sotto casa di lui, citofonare portando dei fiori».

Sei una donna molto romantica?

«Sono molto romantica purtroppo. Avevo paura dell’amore, da piccola mi è stato privato».

Spiegaci meglio?

«Sono stata privata dall’amore materno, delle amicizie, dei coetanei. Ho avuto le mie insicurezze, mi bloccavo così non riuscivo a dimostrare l’amore. Amo i poeti dell’amore da Jacques Prévert a Pablo Neruda».

Per te l’amore che cos’è?

«L’amore è tormento, è disperazione, non è mai tranquillo, c’è sempre una tempesta. L’amore è soprattutto dolore. Anche la lite, in una relazione d’amore, fa bene, ti mostra l’intensità dell’amore che provi».

A Maggio 2020 è uscito il tuo primo libro: «Come una carezza – La vita l’amore, il tradimento e il diritto alla felicità», perché scrivere un libro?

«Mi andava di scrivere un libro anche se mi è costato molto. Scrivere questo libro mi ha aiutato a liberarmi da un fardello che mi portavo dentro fin da quando ero piccola e non avevo il coraggio di tirarlo fuori, di parlarne. Raccontarsi non è mai facile, in me è stato come un percorso terapeutico».

Chi ha letto per primo il tuo libro?