Tutti noi possiamo scoprirci eroi (on Visto)

Il Covid-19 ha lasciato dolore e morte con la sua scia infettiva. Non ha guardato in faccia nessuno, è giunto con la sua forza virale falciando vite, distruggendo famiglie, annullando sogni, sgretolando il futuro di moltissime persone, sbriciolando anni di duro lavoro. In questa battaglia contro il nemico invisibile si sono schierate una moltitudine di persone non solo i medici, i paramedici, gli oss, i volontari, anche la gente comune ha trovato il modo di partecipare a questa battaglia contro il nemico arrivato dall’Oriente. 




Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto insignire dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica un gruppo persone, di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica, che hanno partecipato con gesti particolarmente importanti alla guerra contro il coronavirus. Eroi che si aggiungono ai tanti eroi che si sono evidenziati in questo spaccato di tempo.

Tra i 57 premiati troviamo Annalisa Malara, l’anestesista di Lodi e Laura Ricevuti il medico del reparto medicina di Codogno che hanno per prime individuato il Sars-Cov-2 nel paziente 1, Matteo divenuto padre di una splendida bambina. 

Chi non ricorda questi eroi che hanno isolato per primi un caso Covid-19 mascherato da una brutta broncopolmonite? 

Nessuno prima di quel momento avrebbe mai pensato che il Covid-19 fosse arrivato indisturbato nel nostro territorio, eppure l’intuito e la capacità del medico hanno svelato la cruda realtà. La loro capacità ha permesso di tracciare un cordone significativo per dare avvio alla lotta contro questa terribile malattia. 

Nella lunga lista c’è anche Mahmoud Lufti Ghuniem, di professione rider, nato in Libano, che ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica per aver aiutato l’Italia durante l’emergenza sanitaria Covid-19 regalando uno stock di ben mille mascherine acquistate a spese sue. Lui, accolto come profugo, ha con il suo gesto ricompensato la generosità di una terra che gli ha dato una nuova possibilità.

Esempi come questi sono ciò che hanno permesso di selezionare i 57 Cavalieri. Non solo loro si sono messi al servizio della società per dare un sostegno, troviamo moltissime persone dello star system che hanno offerto il loro contributo per una nobile causa. 

Chi non ricorda la raccolta fondi su Gofundme per la creazione di nuovi posti letto e l’acquisto degli strumenti necessari nella terapia intensiva del San Raffaele promossa dalla coppia Fedez-Ferragni? 

Il tutto parte da una donazione personale che poi si è in brevissimo tempo incrementata con i tanti contributi giungendo a realizzare un progetto significativo che ha salvato vite umane. Gli stessi, qualche settimana dopo, li troviamo in sella alla loro bike muniti di mascherina, guanti e caschetto a consegnare dei pacchi ai più bisognosi. 

Che dire si sono prestati in mille modi pur di dare conforto e sostenere al meglio questa lotta incredibile. Non sono stati gli unici. 

Francesco Facchinetti con la moglie Wilma ha sostenuto la campagna “Non lasciamo indietro nessuno” che ha sostenuto le strutture ospedaliere in maggiore difficoltà il primo è stato l’ospedale Niguarda di Milano. 

Anche Luciana Littizzetto al tempo del Covid-19 ha promosso una raccolta fondi.

Francesco Totti ha donato allo Spallanzani di Roma 15 apparecchiature per la terapia intensiva. 

Giorgio Armani ha firmato un assegno da capogiro, seguito da François-Henri Pinault, patron del gruppo Kering. La famiglia Benetton, Donatella Versace con la figlia Allegra Versace Beck, Dolce&Gabbana, Etro, Prada, Sergio Rossi, sono stati generosi nella loro partecipazione attiva con sostanziali contributi economici. La Fondazione Andrea Bocelli è scesa in campo per sostenere l’ospedale di Camerino. 

La lista sarebbe ancora molto lunga, la cosa interessante da osservare e comprendere è cosa scatta nelle persone, più o meno famose, quando di fronte a un’emergenza si mettono a disposizione della comunità offrendo quello che possono. Hanno dato ricevendo molta visibilità, uno scambio alla pari o qualcosa di più profondo?

C’è il bisogno di sentirsi eroi così da superare l’egoismo che nella nostra società abbonda? Oppure semplicemente è una maniera per essere protagonisti e arricchire la propria natura narcisistica? Esiste davvero la generosità verso il bisognoso senza scopo alcuno? 

Per fare del bene, essere eroi, non serve certo una pandemia, è possibile esserlo anche in una normale quotidianità, anzi sarebbe molto meglio. Non deve per forza esserci un evento che travolge e stravolge tutte le coordinate tranquille di una quotidianità ben organizzata per gettarsi a capofitto a fare gesti di charity. Non credete? Oppure la fame di visibilità è un bisogno insaziabile e il Covid-19 era ed è una buona occasione? 

Sappiamo bene quanto la visibilità sia ricercata soprattutto nella nostra società costruita all’insegna dell’apparire, del mostrarsi, dell’esserci nonostante tutto. 

Essere eroi in tempo di Covid-19, per molti, ha significato cercare una via per sostenere un aiuto che poi sarebbe diventato un modo semplice per accarezzare la propria natura narcisistica. 

I veri eroi sono quelli che sono rimasti nell’ombra, non si sono messi sotto i riflettori ma hanno agito donando senza dire. Quanti medici, infermieri sono rimasti giorno e notte a seguire i mille malati che giungevano in pronto soccorso senza mettersi in mostra. Hanno fatto il loro dovere e ciò è un merito molto più grande di qualsiasi altra cosa. 

Questa è l’unica maniera per mettersi al servizio dell’altro senza apparire, senza cercare una visibilità, senza dire “io ho fatto, io ho dato, io ho promosso”.

“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi” è una celebre frase di un’opera teatrale di Bertolt Brecht che rende chiara la situazione che abbiamo attraversato. C’è stato bisogno di eroi perché qualcosa non ha funzionato così che gli individui apparentemente più sensibili ma coinvolti dal bisogno di apparire hanno cercato di esserci nella pandemia. Chi è veramente eroe, chi sta vicino alle persone disagiate o con reali bisogni non ha la necessità di attraversare un evento pandemico, lo fa comunque senza tanta pubblicità, senza far si che il suo gesto diventi un mezzo per cui se ne parla.

L’esserci nel dolore dell’altro, nel suo bisogno è un incontro che accade nello spazio ristretto di un dare senza condizioni, di un accogliere senza dover mostrare. L’eroe è colui che offre senza poi mettersi in vetrina. L’eroe c’è, di là da tutto e da tutti. 

La nostra società è però attraversata dai falsi eroi, dai miti che cercano un pezzetto di visibilità per sentirsi parte integrante di un tutto. 

Gli eroi della pandemia sono sicuramente tutti coloro che con dignità, dolore, fatica stanno attraversando e hanno attraversato la cortina di nebbia e smarrimento che ha travolto come uno tsunami intere città. Agli altri sicuramente va detto grazie ma in fondo anche loro hanno ricevuto la giusta visibilità!