Una rassegna al femminile: Festival in rosa

Daniela Cenciotti è una donna in cammino con un mondo da raccontare. La sua narrazione è ricca di spunti intellettuali densi di riflessione profonda. Attrice, regista e direttore artistico del Festival del Cinema di Castel Volturno. Ci siamo immerse in un dialogo fuori dal consueto.





In questa stagione della vita abbiamo bisogno di cose positive per e con le donne, non crede?

Decisamente, qui si apre un lungo capitolo. Lo è sempre stato, il problema che per un periodo molto lungo abbiamo fatto finta che le donne fossero realizzate perché erano più visibili, in realtà siamo tornate molto indietro.

Ovvero?

Quando è stato messo in primo piano il corpo e la competitività legata al corpo. Io sono più bella di te se ho le tette più grandi, o se ho la coscia più magra. Vale per gli uomini e le donne anche se ha massacrato di più le donne.

L’estetica è l’unica cosa che conta, così insegnano i Social?

Sono interessata ai Social, mi sono affacciata a questo mondo con lo stupore e l’ignoranza di una bambina, sono anche curiosa perché mi piacerebbe capire come funzionano. Li uso male ma so che sono importanti. Nei Social c’è la parcellizzazione, vedo soltanto ciò che mi viene dato e proposto.

Il Teatro, oggi, che cos’è?

Noi abbiamo perso la nostra indispensabilità, durante il lockdown nessuno ha chiesto del teatro se non gli attori stessi, chi vive di questo mestiere. Ciò significa che a livello umano, sociale non abbiamo nessuna missione. Come Teatro abbiamo perso totalmente la nostra necessità di decodificare ciò che accade. Non siamo più rito collettivo. Non narriamo più la nostra storia e non abbiamo più la possibilità, come quando guardiamo le foto di mamma e papà, di ricordare. Ci ricordiamo quel momento forse anche in maniera strana, ma lo ridecodifichiamo e lo rivisitiamo emotivamente. Con il Teatro facevamo la stessa cosa con la realtà. Adesso, mi piacerebbe mettere in scena Antigone. Sarebbe fare un discorso pazzesco sull’altro, “cercavi la giustizia e hai trovato la legge” diceva De Andrè.

Si sta perdendo l’incontro con l’altro?

Certo, oltre che la complessità del pensiero e la cultura. Quando si parla di cultura mi viene l’ansia.

Perché?

Perché ci hanno insegnato negli ultimi 25 anni che la cultura è noia. Invece, è quella cosa che una persona ha come bagaglio culturale perché conosci delle cose, non certo a memoria ma sai dove andarle a cercare per riportare subito la tua conoscenza al punto che stavi cercando.

Il Teatro è cultura?

La cultura non è andare a Teatro, è una forma di arricchimento del proprio spirito. Il Teatro si occupa di ricreazione, è un'altra cosa.

Ricreate lo stimolo nell’altro?

Certo! È un mezzo di stimolo per arricchire la propria conoscenza. Attraverso uno spettacolo bello si ricrea un senso estetico. Il Teatro ti dà la possibilità di sperimentare emozioni.

Oltre che essere una grande attrice è regista e direttore artistico del Festival del cinema di Castel Volturno, tutto al femminile?

Il Festival è una bella cosa. Con le mie socie, Paola Esposito ed Emanuela de Marco, abbiamo inventato 4 anni fa questo Festival. È casuale che sia al femminile, noi siamo amiche, ci stimiamo, abbiamo ognuna i propri ruoli, la propria specificità all’interno della quale le altre non entrano. Però viaggiamo insieme.


Cosa vuol dire?

Ogni volta che noi ci muoviamo siamo sempre in tre. È contro ogni regola. Agli appuntamenti di lavoro in genere gli uomini vanno da soli altrimenti rischiano di perdere la credibilità, noi invece la mettiamo a rischio ogni volta presentandoci in tre.

Cosa significa?

All’inizio quando andavamo agli appuntamenti con le istituzioni importanti, leggevo nell’interlocutore la certezza che noi fossimo tre signore che invece di fare giardinaggio, avevamo deciso di fare questa cosa un po' snob sul cinema. L’atteggiamento era: “parliamo con le signore e diamole il contentino”. Poi, però, capiscono che dietro tutto questo ci sono tre donne, determinate e decise, che sanno fare il loro lavoro.

Perchè il team tutto al femminile?

È stato casuale, abbiamo solo due maschietti: Giuseppe Zaccaria e Romano Montesarchio.

Come è stato gestito il Festival durante il lockdown?

Nel sito online. Un lavoro immenso ma denso di soddisfazione.

Daniela chi è?

Una donna curiosa che ha bisogno sempre di nuovi stimoli.

Cosa farà da grande?

Vorrei fare l’attrice in un film, dove la gente quando esce ha toccato le sue emozioni.


0 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti