Vivo la mia quarta vita

Da bambina era carina, timida, introversa. Adesso è una donna molto affascinante. Si è innamorata del teatro andando a vedere con i suoi genitori una commedia di Walter Chiari, aveva solo 13 anni. Così disse a sua madre: “voglio fare l’attrice”. Patrizia Pellegrino, napoletana verace, donna dalle mille virtù ci racconta il suo momento di sofferenza e gratitudine. Una nuova vita è arrivata.




Quando hai detto che volevi fare l’attrice cosa ti disse tua madre?

Mamma mi disse: “vabbuò, intanto studia!”.

E poi …

Ho finito gli studi, prima che terminassero ho iniziato a venire a Roma. Avevo 17 anni e mezzo – mi sono diplomata prima – ho iniziato a lavorare subito.

Con chi hai lavorato?

Con Corrado, mi scelse per fare “Gran Canal”. Ho fatto “Odeon” con Beppino di Capri, con Luca de Filippo “Petrosinella”. Ero ancora minorenne, lavoravo tantissimo. Era la mia strada.

I tuoi genitori avevano dei progetti diversi per te?

Si! Mio padre era un avvocato napoletano molto importante, è mancato 4 anni fa, voleva seguissi la sua carriera. Ero portata in legge. Mia mamma ci sperava anche se, essendo una donna molto bella, avrebbe voluto fare lei l’attrice ma poi si è sposata giovanissima, ha avuto tre figli, per cui con me ha un po' realizzato il suo sogno.

Che donna sei?

Sono una donna appagata. Ho vissuto più vite: una da ragazzina a Napoli, i flirt, l’amore dei miei genitori, gli amici, i corteggiatori. L’altra vita dai 18 ai 19 anni a Roma fatta di voler lavorare, a lottare, poi una vita da donna sposata con un bellissimo uomo, il padre dei miei figli, con il mio primo marito Pietro Antinori Vittori, è un conte. Con lui ho vissuto tra Roma e Bologna. Ho incontrato il mio secondo marito Stefano Todini, così mi sono trovata a vivere a Roma con tre figli e una nuova vita affettiva.

E adesso?

Sono entrata in una quarta vita! Ho un nuovo compagno, con cui ho una forte sintonia, sono in una nuova fase.

Cosa significa?

È una nuova fase un po' per il problema che ho avuto che mi ha fatto capire che sono diventata grande. Fino a questo momento vivevo la vita in maniera molto leggera, scansonata, mi sentivo invincibile.

Hai avuto paura?

Si! Quest’esperienza mi ha spaventata. Mi sento più consapevole, non ho più 20 anni, 40 … ho 58 anni devo essere più morigerata, più attenta, non devo fare più tante cavolate. Per me questa è una novità, ho sempre vissuto la mia vita a duemila e adesso le cose sono molto cambiate.

Cosa imparato?

Che le cose non vanno fatte velocemente come ho sempre fatto, così non ti godi nulla, la vita va assaporata e bisogna fermarsi a godersela. Non mi sono mai goduta le cose della vita perché ho sempre corso, corso. “Ma dove cavolo corro? Non si sa!”. Corro da quando mi sveglio la mattina fino alla sera senza motivo.

Cosa hai imparato da questa esperienza?

Non devo più correre. Il mio compagno me lo dice da tre anni. Non ho mai ascoltato nessuno, nemmeno mia mamma. Questa esperienza mi ha insegnato a godermi di più le cose della vita. Avere un rene in meno non è facile.

Dopo l’operazione cosa hai pensato?

Che sono stata fortunata. Ero felice. Ho capito che ero viva. Ho preso la mano del professor Gallucci che mi ha operata, gli ho dato un bacio sulla mano e gli ho detto “grazie”.

E lui cosa ti ha detto?

Sono stata fortunata, era circoscritto ed è stato preso in tempo anche se ha dovuto togliere un rene per sicurezza.

Cosa significa tutto questo?

È una rinascita. Una grande rinascita.

La tua famiglia ti è stata vicino?

Molto, veramente tanto. I miei figli sono stati meravigliosi non mi hanno mai lasciata. Mi hanno coccolato, protetta. Purtroppo, né loro né il mio compagno non sono potuti venire in ospedale per il Covid.

Se tu avessi la possibilità di dire grazie a una persona, a chi lo diresti?

Al professore che mi ha salvato la vita. Poi grazie a te Barbara e a questo articolo. Un grazie a mio padre, vorrei ringraziarlo per avermi dato questa vita che sto vivendo. Non ho avuto tempo di ringraziarlo bene per tutto quello che mi ha dato, per il suo amore, il suo sostegno. Senza il suo aiuto non sarei mai potuta venire a vivere a Roma e a percorrere la strada che sognavo.

Hai fede?

Si, tantissimo.

Il successo cambia?

Non fa cambiare le persone che sono vere, autentiche, con una buona onestà mentale. In questo lavoro è importante la trasparenza e la sofferenza. Le persone come me che sono state vicino alla morte si rendono conto di quanto è importante la semplicità e l’autenticità della loro vita. Queste persone non cambieranno mai.

Cos’è che aiuta a migliorare?

Solo la sofferenza, il dolore.

Progetti?

Mi piacerebbe tornare in tournée in teatro. Mi piacerebbe fare una fiction da protagonista o co-protagonista.








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